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La bolla AI non paga dividendi europei: ASML licenzia. Ford e India non mollano la Cina. E i mercati cercano rifugio nelle materie prime

OttoParlante - La newsletter di Ottolina (29/01/26)

OttolinaTV by OttolinaTV
29/01/2026
in Articoli, Asia, Cina, Economia, Europa, Medio Oriente, U.S.A.
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Il Marru

USA: il motore della Big Tech si inceppa

Il mito della crescita infinita nel cuore dell’economia digitale vacilla: Amazon si prepara a licenziare circa 16.000 dipendenti corporate, un segnale chiaro che l’era dell’espansione a tutti i costi Γ¨ finita; oggi, anche nella Silicon Valley, si parla piΓΉ di razionalizzazione che di futuro sconfinato.

Fonte: Wall Street Journal

Europa e AI: il paradosso di chi crea tecnologia ma non cattura valore

Il boom dell’intelligenza artificiale non sta producendo vera ricchezza nel Vecchio Continente: Γ¨ il paradosso di un’Europa che fornisce tecnologia fondamentale (come i macchinari di ASML, che annuncia tagli del personale), ma fatica a trattenerne il valore economico, segnale di un deficit strutturale nell’ecosistema dell’innovazione.

Mercati in allarme: si fugge verso asset reali

I mercati delle materie prime raccontano una storia diversa: metalli in forte rialzo e dollaro in affanno spingono gli investitori verso asset reali; questo movimento non parla di crescita, ma di una diffusa sfiducia sistemica nelle prospettive economiche globali.

Fonte: Bloomberg

La strategia della Cina: meno Treasury USA, piΓΉ oro

Pechino si muove con coerenza strategica, riducendo l’esposizione ai Treasury americani e accumulando oro, una risposta a uno spazio di manovra finanziaria che si restringe e una mossa per rafforzare lo yuan in uno scenario di possibile indebolimento del dollaro. La domanda chiave Γ¨: chi oserebbe vendere per primo gli asset in dollari, rischiando di farsi male?

Fonti: Nikkei Asia | Asia Times | Reuters

Frizioni commerciali: l’Europa tra USA e autonomia strategica

Sul piano commerciale, le tensioni sono sempre piΓΉ esplicite: critiche americane all’accordo Ue-India rivelano il nervosismo di Washington verso un’Europa che prova a muoversi in autonomia. Tuttavia, l’autonomia strategica europea rimane un paradosso: piΓΉ si parla di emancipazione militare, piΓΉ sembra crescere la dipendenza strutturale dagli USA, come evidenzia il dibattito in Germania sulla difesa missilistica.

Fonti: Reuters via Global Times | Foreign Policy | Financial Times

Medio Oriente: una tensione che non dice il suo nome

Nella regione, la postura statunitense diventa piΓΉ ampia e permanente, con una beautiful armada schierata di fronte all’Iran; gli analisti interpretano lo scontro non piΓΉ come “Iran contro tutti”, ma come una frattura tra blocchi “abramitici” e mondo islamico: una sconfitta di Teheran, in questa lettura, sarebbe percepita come una sconfitta per l’intero mondo arabo, mentre le manovre dell’opposizione iraniana in esilio aggiungono un ulteriore livello di complessitΓ .

Fonti: Financial Times | Al Jazeera | Foreign Policy | Middle East Eye

 

Il Soddu

L’India si abitua alla Cina

Nuova Delhi, dopo anni di slogan muscolari, confini militarizzati e propaganda da potenza emergente, sta accettando un dato semplice: con la Cina non si vince per sfinimento. Bloomberg racconta come il governo Modi stia lentamente normalizzando il rapporto economico con Pechino senza proclami, ma con molti numeri: le importazioni cinesi restano altissime, soprattutto su componenti industriali, chimica, elettronica e macchinari. Le restrizioni introdotte dopo gli scontri del 2020 non hanno creato un’alternativa indiana; hanno solo aumentato i costi: le aziende locali continuano a dipendere dalla filiera cinese, mentre i tentativi di sostituzione interna procedono lenti e costosi. Nel frattempo, Pechino esporta, incassa e osserva; l’India parla di autonomia strategica, ma il suo deficit commerciale con la Cina resta enorme. La nuova normalitΓ  Γ¨ questa: tensione politica e cooperazione economica forzata; in pratica, la Cina produce e l’India compra. Non Γ¨ una resa ufficiale; Γ¨ peggio: Γ¨ una presa d’atto.

 

Pechino e Taipei tornano a parlarsi

Dopo dieci anni di gelo, il Partito Comunista Cinese e il Kuomintang riattivano il forum bilaterale: non un vertice simbolico, ma un vero canale politico. Mentre a Washington si parla solo di deterrenza e portaerei, Pechino fa la cosa piΓΉ sovversiva possibile: dialoga. Il KMT, oggi all’opposizione a Taiwan, resta l’unico soggetto politico taiwanese con una struttura storica di rapporto con la Cina continentale. Il forum serve a questo: mantenere aperti canali, evitare incidenti e gestire economia e persone. Il messaggio Γ¨ chiarissimo: la Cina non tratta Taiwan come una minaccia esterna, ma come una questione politica interna da congelare finchΓ© serve; nessuna fretta, nessuna isteria. Dall’altra parte, il Partito progressista democratico continua a puntare tutto sull’ombrello americano; Pechino risponde con pazienza strategica: dialogo con chi parla e pressione su chi provoca.

Fonte: South China Morning Post

Starmer a Pechino per un β€œrapporto piΓΉ sofisticato”

Sir Keir Starmer ha incontrato il presidente cinese Xi Jinping a Pechino, dando il via alla prima visita di un primo ministro britannico in Cina da otto anni e segnando un tentativo di riavvicinamento diplomatico ed economico: Starmer ha sottolineato che il Regno Unito desidera una relazione piΓΉ sofisticataΒ con la Cina, ovvero un dialogo piΓΉ strutturato che vada oltre semplici affermazioni di principio e che includa cooperazione su questioni globali e problemi bilaterali; durante i colloqui, Γ¨ emersa la volontΓ  di affrontare insieme fenomeni come contrabbando e tratta di persone nel Canale della Manica, con accordi per lo scambio di informazioni di intelligence. Su temi sensibili, Starmer ha sollevato preoccupazioni su diritti umani e casi specifici come quello di Jimmy Lai, evidenziando l’intento di mantenere un equilibrio tra interessi economici e valori politici.Β La mossa britannica riflette la volontΓ  di stimolare l’export, attrarre investimenti e sostenere le imprese inglesi su un mercato cruciale, pur restando sotto pressione politica interna e in mezzo alle tensioni geopolitiche piΓΉ ampie tra Stati Uniti e Cina.Β 

Fonte: Financial Times

Ford–CATL: l’espansione congiunta di batterie e lo scontro politico negli Stati Uniti

Ford ha annunciato l’espansione della sua collaborazione con il colosso cinese delle batterie CATL, ampliando la partnership giΓ  avviata nel 2023 per la produzione di batterie al litio per veicoli elettrici: la novitΓ  riguarda la creazione di una controllata chiamata Ford Energy, dedicata alla produzione di batterie per accumulo di energia per data center e reti elettriche, sfruttando tecnologia CATL con licenza; l’accordo ha perΓ² scatenato una forte reazione di alcuni parlamentari statunitensi, in particolare della commissione sulla Cina della Camera, guidata da John Moolenaar, che ha chiesto chiarimenti sul rischio che CATL possa mantenere diritti di controllo o ricevere royalties. I critici, schierati su posizioni di sicurezza nazionale, vedono nella dipendenza dalla tecnologia cinese un potenziale rischio per le catene di fornitura e l’indipendenza industriale statunitense; Ford ha difeso la mossa affermando che l’investimento creerΓ  posti di lavoro ben retribuiti e sosterrΓ  l’industria americana, assicurando che il piano rispetta le leggi sui crediti fiscali federali. Ma la controversia riflette un nodo piΓΉ grande: il difficile equilibrio tra strategia industriale, incentivi statali e timori di sicurezza nazionale nell’ambito delle relazioni economiche con la Cina.

Fonte: Financial Times

Le dighe cinesi di 5.100 anni che mandano in crisi l’Occidente

Il South China Morning Post racconta una storia meravigliosa e pericolosa per la narrativa occidentale: le dighe cinesi piΓΉ antiche risalgono a oltre 5.000 anni fa; non erano opere di tirannia, ma progetti collettivi di gestione dell’acqua, coordinamento sociale e sopravvivenza agricola. Altro che dispotismo orientale: la civiltΓ  cinese nasce organizzando il territorio, non saccheggiandolo; tutto questo smonta l’idea che lo Stato forte sia un’anomalia moderna. In Cina Γ¨ la normalitΓ  storica: la gestione delle inondazioni, dei fiumi e delle risorse idriche Γ¨ alla base della legittimitΓ  politica fin dall’antichitΓ . Tradotto: se governi, devi proteggere la popolazione; se fallisci, perdi il mandato. Altro che ideologia: materialismo millenario!

Tags: asset realibig techcinadigheeconomiaeuropaindiairankeir starmerla newsletter di ottolinamedio orienteoroottoparlantetaiwantreasuryusaxi jinping
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