I quaranta giorni annunciati da Zelensky per “costringere la Russia a fermare la guerra” sono finiti e il bilancio è l’opposto di quello promesso: l’Ucraina avrebbe concentrato uomini, mezzi e riserve in una grande operazione politico-militare costruita soprattutto per mostrare agli alleati un Paese ancora capace di riprendere l’iniziativa, ma, esaurita la finestra propagandistica, il fronte avrebbe ricominciato a cedere; a luglio, le avanzate russe sono accelerate, le difese aeree ucraine appaiono sempre più in difficoltà e gli attacchi contro Kiev e i porti del Mar Nero stanno aggravando la crisi militare ed economica. Nel frattempo, Zelensky torna a parlare di cessate il fuoco aereo, mentre in Europa si moltiplicano i segnali di stanchezza: nuove sanzioni sempre più difficili da approvare, governi indeboliti e una coalizione dei volenterosi sempre meno compatta.















