A distanza di millenni l’uno dall’altro, due personaggi, Oppenheimer e Ulisse, chiagneno e fottono, chiagneno e fottono; a Roma si dice chiedono scusa (dopo) invece di chiedere permesso (prima): questo meccanismo narrativo, classico dell’imperialismo occidentale (ma anche della sinistra neoliberista degli ultimi 30 anni) – e, dunque, ricorrente nel cinema ad alto budget statunitense – lo chiamerei “tragedia dell’oppressore”. L’Oppenheimer e l’Ulisse nolaniani prima contribuiscono a creare strumenti di guerra per sterminare il nemico, compresi tutti i civili, e poi soffrono; in questo modo, la narrazione celebra comunque la loro statura tragica e il loro dolore ruba la scena alla devastazione subita da chi sta dall’altra parte delle mura o del Pacifico: chiagneno e fottono. Anzi, prima fottono e poi chiagneno. All’ultimo film di Christopher Nolan, Odissea, hanno dato 250 milioni di dollari più altri 125 di promozione (cioè un terzo del costo complessivo, 375 milioni), per chiagnere e fottere, e il film ne ha incassati, a oggi, più di un miliardo e mezzo. E chi non vede il video intero chiagne e fotte. Chiagne e fotte.









