I russofobi stanno diventando peggio dei sionisti: Calenda e Pina Picierno hanno appena fatto una proposta di legge per mettere al bando la cosiddetta propaganda russa e censurare in Italia gli eventi del media Russia Today. L’accusa? Quella di avere una visione sulla guerra in Ucraina semplicemente diversa dalla loro; non solo: ieri, alla Camera, i due politici (tra i più odiati d’Italia) hanno accusato Di Battista, D’Orsi e vari giornalisti e commentatori, che si limitano a esprimere pacificamente le loro opinioni, di essere servi di Putin e di voler abbattere la democrazia in Europa. Per questo, Picierno e Calenda vogliono creare uno scudo democratico contro chi ha la colpa di riconoscere le responsabilità della NATO nello scoppio della guerra e di chiedere l’avvio immediato di negoziati di pace. Insomma: per difendere la democrazia, vogliono zittire chi semplicemente non la pensa come loro. Torna, no? Ma il vero problema è questo: leggendo i commenti dei vari Corriere della Sera, Repubblica e le dichiarazioni di molti esponenti del PD in questi mesi, si capisce che sono tutti d’accordo: la svolta autoritaria è pronta. E non scordiamoci che la legge proposta da Calenda e Picierno non farebbe che attuare un regolamento europeo: l’Unione europea ha già reintrodotto il reato di opinione, bandendo i media “legati alla Russia” e sanzionando semplici giornalisti e analisti come Jacques Baud con la stessa delirante accusa. Ma quando capiremo che l’accusa di essere filo-russi se si criticano le politiche occidentali in Ucraina è uguale a quella di essere antisemiti se si critica Israele? Per rispondere a questa domanda, abbiamo invitato due filo-putiniani di ferro, citati più e più volte ieri durante l’invettiva di Calenda e Picierno alla Camera e che, per essere qui, hanno preteso che il gettone venisse pagato solo in rubli. In questa nuova puntata di Ottolina e mezzo abbiamo il professor Angelo D’Orsi e l’ambasciatrice Elena Basile.










