Finalmente una guerra illegale dalla quale anche l’Italia riesce a portarsi a casa qualcosa; dopo aver definito legittimo l’intervento americano contro il Venezuela e salutato con entusiasmo la caduta di Maduro, il governo italiano può festeggiare: ENI ha appena firmato un accordo di 25 anni per sviluppare uno dei grandi giacimenti petroliferi dell’Orinoco. Ma il bello viene adesso: per anni, ci hanno raccontato che Maduro andava eliminato perché aveva trasformato il Venezuela in una cleptocrazia; poi, Maduro viene fatto fuori e uno degli uomini che gli investigatori occidentali sospettavano di aver partecipato proprio al saccheggio di PDVSA, Alejandro Betancourt, diventa uno dei protagonisti del nuovo ordine petrolifero. Le indagini americane rallentano, il Pentagono entra nella sua società e alla società vengono assegnati diritti su giacimenti con 65 miliardi di barili di riserve; nel frattempo, ENI incassa. Un modello che conosciamo bene, dalla Nigeria al Venezuela: Paesi ricchissimi di materie prime, ma abbastanza deboli perché siano altri a decidere come sfruttarle. Le bombe le mettono gli americani; la copertura politica la mette anche il governo italiano, il petrolio ce lo mettono i venezuelani; e i profitti? Quelli finiscono soprattutto agli azionisti: una volta si chiamava colonialismo; oggi lo chiamano partnership strategica.









