La guerra in Ucraina non si combatte più soltanto nelle trincee del Donbass; la Russia ha aperto una nuova offensiva strategica per tagliare Kiev fuori dal Mar Nero e colpirla nel punto più vulnerabile: i porti da cui dipendono il commercio, le entrate in valuta e una parte decisiva della logistica militare. Odessa, Chornomorsk, Pivdennyi e gli scali sul Danubio sono sottoposti a una campagna sistematica contro terminal, magazzini, ferrovie, infrastrutture energetiche e navi mercantili: gli attacchi avrebbero già ridotto di circa un terzo la capacità ucraina di esportare cereali, mentre armatori, assicurazioni e grandi operatori cominciano a ritirarsi. Le rotte alternative attraverso il Danubio, la Romania e i corridoi terrestri non sembrano in grado di sostituire i grandi porti in acque profonde; Mosca risponde così agli attacchi ucraini contro petroliere, porti e infrastrutture energetiche russe, trasformando il Mar Nero in uno dei fronti decisivi della guerra. La posta in gioco non è soltanto Odessa: è la sopravvivenza economica dell’Ucraina, il prezzo mondiale del grano e il rischio di un nuovo salto nell’escalation, con l’Europa chiamata a decidere fino a che punto sia disposta a intervenire per riaprire le rotte marittime di Kiev.











