Mentre Giuseppe Conte invita l’Europa ad abbandonare la strada del riarmo e a tornare a parlare direttamente con Mosca, il governo Meloni sembra muoversi nella direzione opposta: il leader del Movimento 5 Stelle propone di chiamare prima Zelensky e, subito dopo, Putin per tentare di imprimere una svolta negoziale a una guerra che continua a produrre morti senza indicare alcuna reale via d’uscita; contemporaneamente, però, una nave della Marina militare italiana ha intercettato e abbordato nel Mediterraneo la petroliera Toa Payoh, inserita dall’Unione europea nella cosiddetta flotta fantasma russa. Militari italiani si sono calati da un elicottero sull’imbarcazione per effettuare i controlli dopo il rifiuto del comandante di collaborare; un’operazione presentata come applicazione delle sanzioni e difesa della sicurezza marittima, ma che segna un pericoloso salto di qualità: l’Italia non si limita più a sostenere economicamente e militarmente Kiev, ma interviene direttamente contro una nave collegata agli interessi russi. Mentre qualcuno prova a riaprire la strada della diplomazia, il governo alza ulteriormente il livello dello scontro con Mosca: quanto manca prima che questa guerra preventiva produca conseguenze impossibili da controllare?















