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La peggiore economia d’Europa: Governo e Bruxelles festeggiano il suicidio dell’Italia

OttolinaTV by OttolinaTV
18/11/2025
in Economia, Europa, In evidenza, Italia
0

Fermi tutti! Fermi tutti, che qui siamo di fronte al capolavoro! Ieri Bruxelles ha aggiornato le stime sulla crescita del PIL: quelle italiane sono dimezzate. Non diminuite, non riviste al ribasso: dimezzate; invece del misero 0,7, previsto fino ad oggi, un imbarazzante +0.4. I peggiori della classe! Il commento del Giornanale? “L’economia italiana migliora”; figuratevi se peggiorava… Ma da dove se la son tirata fuori questa colossale puttanata? E qui viene il bello perché, in effetti, Bruxelles al governo ha fatto davvero un sacco di complimenti, ma proprio perché ha fatto esattamente quello che Bruxelles ci ha sempre chiesto da Amato, a Monti, a Draghi: distruggere l’economia italiana con la scusa dei conti da mettere in ordine – esattamente quello che Berlusconi (e anche i leghisti e la Meloni) hanno sempre contestato. Altri tempi… Tre anni al governo, ed ecco che la destra populista s’è trasformata nell’ufficio stampa di Elsa Fornero: Dopo decenni di bacchettate, titola Libero, l’Europa celebra i nostri conti pubblici”; Il centrodestra doveva far saltare i conti pubblici, rilancia La Verità, e invece li ha risanati.

Quello che Bruxelles ha apprezzato, in particolare, è che, nonostante la crisi, il governo ha approvato una manovra che sembra scritta da Cottarelli e che non mette un euro nell’economia; “L’obiettivo rimane la disciplina di bilancio”, sottolinea Il Giornale, che aggiunge: “Rientrare nei parametri Ue, sbloccherà risorse per miliardi”. Oooh, lo vedi, malfidato? E’ solo un sacrificio temporaneo per poi ripartire in grande stile! Non proprio: indovinate, infatti, a cosa servono i miliardi sbloccati? Ma a riarmarci, ovviamente; e a cos’altro? “Dodici miliardi di prestiti per finanziare le spese per la difesa”, sottolinea Il Giornale; d’altronde, non siete già tutti a posto? il telefonino nuovo ce l’avete; il Ryanair e l’Airbnb per il week end a Bratislava è prenotato: cosa vi mancherà mai? Cosa c’è di meglio, allora, di riarmarsi fino ai denti per mandare figli e nipoti in trincea a combattere una guerra per procura contro un nemico immaginario che non ha altri interessi che tornare a venderci energia a un quarto del prezzo che la paghiamo oggi?

Ma andiamo per gradi: lui è Valdis Dombrovskis ed è, probabilmente, il volto più paradigmatico di cosa è oggi l’Unione europea. Prima di tutto perché è lettone, e i Paesi baltici sono i governatori imperiali dell’Europa per conto di Washington, soprattutto da quando non c’è più la Gran Bretagna; poi perché, quando di mestiere faceva il premier in Lettonia, ha portato avanti una delle agende di austerity più feroci mai viste: crollo del PIL di quasi 25 punti percentuali, tagli agli stipendi dei dipendenti pubblici oltre il 15%, disoccupazione che passa dal 6 al 20%, più un altro 5% che se n’è fuggito, un vero e proprio curatore fallimentare al servizio della grande finanza USA. Da commissario europeo per il Commercio, diventa il volto per una delle pagine più imbarazzanti dell’Unione; siamo nel 2020: la Commissione decide che bisogna rimettere mano alla regolamentazione bancaria per introdurre qualche principio di sostenibilità in più, e indovinate un po’ a chi chiede come fare? A BlackRock, che non è solo la più grande società finanziaria della storia dell’umanità, ma, nello specifico, è anche di gran lunga il più grande azionista al mondo di tutto ciò che ha a che fare con le fonti fossili – come chiedere a Pacciani di scrivere la legge sul femminicidio.

Insomma: più o meno sto Dombrovskis immagino l’abbiate inquadrato, no? Ecco: ieri, a Bruxelles, ha presentato le stime aggiornate della Commissione europea sulla crescita dei vari Paesi. Per l’Italia, un bagno di sangue; non che prima fossero rose e fiori (tutt’altro), ma al peggio non c’è mai fine – e noi cogliamo ogni occasione per accelerare il declino: ed ecco, così, che per Bruxelles l’Italia nel 2025 passerebbe da una crescita di un misero 0,7% a una imbarazzante di appena lo 0,4. Al che uno si aspetta che arrivi anche la dovuta ramanzina, se solo Dombrovskis facesse gli interessi dei popoli europei; Dombrovskis, invece, è lì a rappresentare interessi di altro tipo e quella che a noi appare chiaramente come una pessima notizia, in mano sua si trasforma in una straordinaria opportunità. Quello che piace a Dombrovskis di come il governo dei patrioti ha deciso di impostare la manovra di bilancio è esattamente quello che abbiamo criticato un giorno si e l’altro pure nelle ultime settimane: come titola Il Giornale, L’obiettivo rimane la disciplina di bilancio. Tradotto: nemmeno un euro per stimolare la crescita; ci penserà il mercato. Insomma: l’austerity che tanto piace a Dombrovskis.

Che a questo giro, però, ha un motivo in più perché, come ricorda sempre Il Giornale “rientrare nei parametri Ue sbloccherà risorse per miliardi” e, cioè, le risorse che servono all’Italia per armarsi per continuare la guerra per procura in Ucraina; come sottolinea Roberto Ciccarelli sul Manifesto “lo scopo di fondo del governo Meloni” (e di Dombrovskis, e della Commissione europea): “La società italiana così”, continua Ciccarelli, “si ritrova schiacciata tra l’incudine dell’austerità e il martello del militarismo”. E le prospettive sono nere, che più nere non si può: nelle stime per il triennio 2025 2027, l’Italia si piazza stabilmente in fondo alla classifica europea; un misero +2% contro una media del 4 nell’eurozona dove spicca su tutti un Paese in particolare. La Spagna: secondo le stime, crescerà del 7,4%, quasi 4 volte l’Italia; com’è possibile? C’è stata una rivoluzione e non ce ne siamo accorti? Non esattamente; il punto è che basta fare il contrario di quello che fanno Meloni e Giorgetti e che piace a Dombrovskis: far crescere il manifatturiero invece che i B&B, aumentare i salari invece che la rendita, aumentare i diritti del lavoro invece che raderli al suolo. La Spagna lo ha fatto solo in minima parte, ma i primi risultati si vedono, e non sono l’unica cosa che distingue Madrid da Roma. Poco dopo le elezioni, Giorgia ha voluto dimostrare a Washington la sua fedeltà incondizionata abbandonando la Via della Seta; prima di lei, il compagno Draghi aveva usato il golden power per bloccare 13 investimenti: oltre la metà erano cinesi. Risultato: contro i 7,5 miliardi investiti dai cinesi in Italia nel 2015, nel 2024 la cifra si è fermata a un imbarazzante 32,4 milioni; niente! In Spagna, nel frattempo, solo per la gigafactory di CATL si stimano in tutto oltre 2 miliardi di investimenti cinesi; la risposta italiana doveva essere la gigafactory di Termoli, senza cinesi nel mezzo – e si vede: Termoli, addio alla gigafactory, riportava venerdì scorso Milano Finanza.

Se mal comune è mezzo gaudio, comunque, gli italiani si possono consolare: in onore dei vecchi tempi si sta ricostruendo l’asse degli sfigati. Il Giappone ha nominato una premier che si atteggia a Thatcher del Sol Levante: prima si è inchinata a Forrest Trump nelle trattative commerciali (come una Meloni qualsiasi) e, poi, ha deciso di provocare Pechino lasciando intuire che è pronta a violare la Costituzione ed entrare in guerra per difendere l’indipendenza di Taiwan – anche se formalmente è la prima a non riconoscerla. Evidentemente, sono posizioni che portano sfiga; non ha fatto in tempo a pronunciare il suo discorso che ecco nuovi dati che l’hanno lasciata senza parole: per la prima volta nell’ultimo anno e mezzo, tra giugno e settembre, il PIL giapponese ha preso una bella scoppola (-2%). Anche in Germania Merz, da un lato, corre verso il riarmo e, dall’altro, continua a fare il bullo nei confronti del suo più importante partner industriale e commerciale, e non gli sta andando esattamente benissimo: secondo Bloomberg, I tedeschi stanno perdendo la pazienza con il loro cancelliere in difficoltà; e non sono solo i cittadini comuni, ma anche il grande capitale. A partire dall’automotive che, riporta sempre Bloomberg, molto banalmente “guadagna troppi soldi dalla Cina per tirarsi indietro proprio adesso”; secondo l’articolo, i “leader aziendali tedeschi hanno capito esattamente il messaggio che gli sta arrivando dalla politica”, ma, molto semplicemente, “hanno deciso di ignorarlo” e continuano a “investire miliardi in nuovi progetti che legano sempre di più le loro fortune alle sorti dell’economia cinese”.

Fortunatamente, a noi non ci riguarda: le sorti delle nostre pizze gourmet e dei nostri B&B abusivi in riva al mare sono scollegati a quelle di Pechino; possiamo tranquillamente diventare un Paese del terzo mondo senza pestare i piedi ai nostri capitani d’industria. Chi non si vuole arrendere a questo futuro di declino e di decrescita infelice, ha il dovere di dare il suo contributo per costruire un’alternativa; e, per costruirla, serve come il pane un vero e proprio media che, invece che ai datori di lavoro di Giorgia e Giorgetti, dia voce al 99%. E, per costruire un media, serve il tuo aiuto: metti mi piace a questo video, condividilo, ma (soprattutto) aderisci alla campagna di sottoscrizione di Ottolina Tv su GoFundMe e su PayPal.

E chi non aderisce è Valdis Dombrovskis

Tags: austerityautomotivecinaeconomiaeuropafriedrich merzgermaniagiorgia melonii pipponi del Marrucciil pippone del marruitaliamanovra finanziariaPedro SánchezriarmoSpagnaValdis Dombrovskis
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