La sconfitta in Ucraina sancirà la morte dell’Unione europea? È la domanda che un po’ tutti noi veri europeisti ci stiamo facendo in questi giorni: la fine del trattato di Maastricht, dell’austerità e delle istituzioni comunitarie nate 30 anni fa è diventata, infatti, una condizione indispensabile, anche se non sufficiente, per il rilancio economico e sociale del nostro Paese e per la nascita di una nuova, sana cooperazione tra i popoli europei, nella quale a gente come Mario Draghi e Kaja Kallas verrà impedito l’esercizio di pubbliche funzioni, e il principio metafisico della concorrenza capitalista tra gli Stati membri verrà sostituito con quello dello sviluppo umano e materiale dei cittadini; chiediamo troppo? Odiamo l’Europa? In ogni caso, la buona notizia è che potrebbe essersi già rotto forse il cardine politico fondamentale dell’Unione per come la abbiamo conosciuta in questi anni: l’asse franco-tedesco. Macron ha, infatti, letteralmente tradito la Germania su uno dei crocevia politici più importanti degli ultimi anni: quello dell’utilizzo degli asset russi congelati in Europa per finanziare la guerra in Ucraina, infliggendo a Merz una cocente sconfitta. Dopo il viaggio in Cina, l’apertura a Putin, e il niet all’utilizzo degli asset russi, la Francia ha capito il fallimento della linea tenuta negli ultimi anni e sta cercando di salvarsi in extremis? E quanto è grave la crisi dell’asse franco-tedesco, visto che, invece, Merz ha bisogno della Russia come nemico strutturale dei prossimi anni per giustificare la corsa al riarmo? Di tutto questo abbiamo parlato con il giornalista di EIR ed esperto di politica tedesca Claudio Celani.









