Le cosiddette autocrazie sono troppo democratiche? Sembra un paradosso, ma, ahimΓ¨, potrebbe non esserlo; da quando gli USA hanno deciso che, per difendere la loro egemonia globale,Β era arrivato il momento di dichiarare guerra al resto del mondo, le cose non sono andate granchΓ© bene: prima cβΓ¨ stata la disfatta della guerra per procura in Ucraina – che perΓ², appunto, era per procura, e la Russia, come direbbe Elio, avrΓ pure tanti problemi, ma di sicuro non quello del ritmo (almeno sul campo di battaglia). Per rifarsi, allora, gli USA cβhanno riprovato con un peso decisamente piΓΉ leggero come lβIran; per non correre pericoli, a questo giro ci si sono buttati direttamente in prima persona e senza badare a spese:Β nellβarco di 3 giorni hanno fatto fuori piΓΉ Patriot che in 4 anni di guerra in Ucraina, ma ciononostante, a quanto pare, il risultato Γ¨ stato comunque deludente. Una disfatta, quindi; eppure, tutto sommato, se li guardi da vicino non sembrano essere poi cosΓ¬ turbati: i mercati finanziari, il cuore del potere USA, sembrano, tutto sommato, piuttosto rilassati. Anzi: hanno recuperato terreno e gli investimenti privati sono al top; comβΓ¨ possibile?
Il punto Γ¨ che Γ¨ cambiato il paradigma: Γ¨ iniziata lβera dellβHard Power, la forza bruta. CβΓ¨ arrivato pure un personaggio sicuramente non noto per il suo acume come Mario volete la pace o i condizionatoriΒ Draghi: βAddio alla βsaggezza dei mercatiβ, ha dichiarato; βLo Stato e la geopolitica tornano centraliβ. Ora, quando a dominare Γ¨ la forza bruta, a vincere Γ¨ chi Γ¨ in grado di concentrare di piΓΉ il potere: una sola catena di comando, un solo centro di potere – e in questo, paradossalmente, mondo libberoh e democraticoh batte autocrazie 10 a 0; nellβOccidente collettivo, infatti, nonostante la pletora di Stati e Staterelli coinvolti e nonostante la retorica sul ruolo della cosiddetta societΓ civile, il potere Γ¨ concentrato tutto nelle mani di una ristrettissima oligarchia. Sono i re della finanza, quelli che dirigono a proprio piacere i mercati finanziari statunitensi; proteste, dibattiti, governi che si alternano, alleati che si lamentano: tanto rumore per niente. Alla fine, quando i padroni del mondo decidono, tutti gli altri piegano la testa e si adeguano, anche quando la decisione va palesemente contro i loro interessi; tra le autocrazie, invece, paradossalmente, vale esattamente il contrario: ogni Paese si fa tendenzialmente i cazzi suoi e rivendica, in ogni occasione, la sua sovranitΓ . E allβinterno dei singoli Paesi, quando il potere non riesce a garantire gli interessi materiali della maggioranza, scoppia un putiferio; Γ¨ il paradosso dei paradossi: proprio mentre in Occidente sale la marea di unβopinione pubblica che chiede la testa dei Re e degli Zar, lβosservazione disincantata della realtΓ sembrerebbe suggerire che, per sconfiggere definitivamente il principale nemico dellβumanitΓ , le autocrazie dovrebbero diventare molto piΓΉ autocratiche. Ci riusciranno?
Solo un anno fa, eravamo tutti pieni di speranze e di entusiasmo: la prima vera e propria guerra scatenata dallβimperialismo USA contro lβemergente Nuovo Ordine Multipolare si era rivelata un vero e proprio disastro e stava imponendo alla piΓΉ grande superpotenza della storia umana una vera e propria ritirata. Per assumersi questo compito ingrato, gli USA erano stati costretti ad affidarsi a un personaggio improbabile come Forrest Trump, il comandante in capo dellβesercito popolare dei disagiati con le marmotte morte in testa: aveva il merito di riuscire a catalizzare il consenso fermentato in 15 anni di guerre culturali e armi di distrazioni di massa, ma sembrava rappresentare anche chiaramente una specie di biglietto di sola andata verso il declino. Tra i tanti compiti di Trump, uno in particolare che ci riguarda da vicino: scaricare il costo della guerra perduta sui vassalli europei. Ci sembrava un rigore a porta vuota: βDa che mondo Γ¨ mondoβ, recitava lβappello che, insieme ad alcune associazioni, avevamo lanciato allora, βquando una classe dirigente porta un popolo in guerra contro la sua volontΓ e poi la perde, se ne deve andare a casaβ. Negli USA, con lβoperazione Trump, avevano perlomeno fatto finta, nonostante, per la loro economia, la guerra in Ucraina, alla fine, abbia regalato anche parecchie soddisfazioni. In Italia e in Europa no, e ci sembrava fosse lβoccasione dβoro per provare a organizzarsi e mandarli letteralmente tutti a casa; inspiegabilmente, sono rimasti tutti esattamente dove erano e hanno continuato a fare esattamente quello per cui sono stati sapientemente selezionati nel corso dei decenni: scaricare sulle spalle dei popoli europei il costo delle ambizioni imperiali del padrone dβoltreoceano, come si confΓ a ogni fedele amministratore coloniale.
Dβaltronde, tutto sommato, era prevedibile: formalmente, a scatenare la guerra non era stato lβOccidente, ma Putin, e la sua Russia, agli occhi dei sinceri democratici e progressisti europei, non rappresenta certo un modello da difendere. E sΓ¬, va bene, nel coprire la guerra in Ucraina, la propaganda ha raccattato una quantitΓ di figure di merda senza precedenti e ha perso ogni credibilitΓ , ma il suprematismo culturale delle democrazie occidentali, comunque, Γ¨ duro a morire, e la guerra di logoramento quotidiano della propaganda, alla fine, ha raggiunto il suo obiettivo: nella migliore delle ipotesi, Putin e guerrafondai occidentali sono la stessa cosa; e noi, che siamo avanzati e siamo contrari sia ai Re che agli Zar, non faremo certo crollare i governi democratici occidentali per porgere un ramoscello dβulivo al plurimorto sanguinario dittatore del Cremlino.
Passata in cavalleria la possibilitΓ di rovesciare tutto a seguito della disfatta ucraina, perΓ², poco dopo ecco che arriva unβaltra opportunitΓ : un esercito di partigiani della pace salpa a bordo di unβimprobabile flottiglia di barche da diporto; vogliono sfidare lβassedio che soffoca la Striscia di Gaza e denunciare al mondo il genocidio che Israele sta perpetrando nei confronti dei palestinesi. La reazione delle piazze italiane Γ¨ senza precedenti:Β nellβarco di pochi giorni, alla flottiglia di mare se ne affianca una di terra che invade le strade e le piazze di tutto il Paese; βQua deve essere chiaro a tuttiβ¦ non un chiodo per Israeleβ.Β E’, in assoluto, una delle piΓΉ grandi ondate di mobilitazione degli ultimi 50 anni e, apparentemente, punta dritta al cuore delle contraddizioni dellβimpero: lo Stato di Israele Γ¨ lβavamposto del colonialismo occidentale in Medio Oriente e il suo ricorso spregiudicato allβarma finale del genocidio su base etnica Γ¨ la dimostrazione lampante di quanto lβimperialismo a guida USA sia il vero unico grande nemico dellβumanitΓ . Siamo arrivati alla resa dei conti? Insomma… La mobilitazione, infatti, arriva dopo 2 anni di sterminio ininterrotto e incondizionato, 2 anni durante i quali Israele, col sostegno di tutto lβOccidente, ha avuto la piΓΉ totale libertΓ di attaccare impunemente ogni Paese vicino e infliggere allβAsse della Resistenza un colpo mortale, aΒ partire dal crollo repentino della Siria, probabilmente la singola piΓΉ grande sconfitta in assoluto del Nuovo Ordine Multipolare dallβinizio della guerra mondiale a pezzi; dopo questi due anni, a Gaza la resistenza Γ¨ stata letteralmente decimata. Non cβΓ¨ piΓΉ una vera e propria guerra di resistenza; cβΓ¨ solo un massacro.
A pensar male, sembra quasi fatto apposta: le piazze occidentali si possono mobilitare in massa contro lβimpero solo quando sul campo lβimpero ha giΓ vinto, o ci Γ¨ andato molto vicino; forse non Γ¨ un caso. In mancanza di unβorganizzazione autonoma popolare sufficientemente strutturata e riconosciuta, per riempire le piazze cβΓ¨ bisogno di una qualche forma di sostegno piΓΉ o meno istituzionale, piΓΉ o meno esplicito; ma tutte le istituzioni, anche quelle della societΓ civile, di tradizione democratica e progressista, sono comunque, tutto sommato, interne al sistema imperialista – pur se, al momento, di una fazione diversa da quella conservatrice e reazionaria al governo sia negli USA che in Italia. Il che significa che, se scendono in campo, scendono in campo per risolvere questioni interne al campo imperiale, non certo per infliggere una sconfitta allβimperialismo in quanto tale; risultato? Trump ha potuto sbandierare al mondo una pace farlocca che prova a congelare i rapporti di forza a favore di Tel Aviv dopo due anni di massacri, e la mobilitazione si Γ¨ sgonfiata; fortunatamente (si fa per dire), fino a che la grande guerra dellβimpero contro il resto del mondo non sarΓ conclusa, le occasioni per provare a rilanciare le mobilitazioni non mancheranno.
Ed ecco, cosΓ¬, che arriviamo allβultima avventura dellβisolazionista Forrest Trump, unβaggressione criminale di una violenza spropositata contro lβIran al fianco del regime criminale di Tel Aviv; ovviamente, si tratta di unβaltra tappa della grande guerra dellβimpero contro il Multipolarismo, ma, altrettanto ovviamente, lβopinione pubblica occidentale e le sue istituzioni, come abbiamo visto, non sono minimamente attrezzate per porla in questi termini. In questo caso, perΓ², si tratta anche, evidentemente, di un altro capitolo della stessa guerra per lβegemonia regionale che ha portato al genocidio di Gaza, che tanto aveva smosso solo pochi mesi prima, e, al contrario di Gaza, a questo giro cβΓ¨ una resistenza che si Γ¨ organizzata per quasi 50 anni per combattere questa guerra ed Γ¨ in grado di affrontare una guerra asimmetrica nellβambito della quale puΓ² infliggere delle sonore batoste allβimpero in declino: vuoi vedere che Γ¨ la volta buona che lβindignazione prepolitica delle piazze occidentali riesce a saldarsi con una vera resistenza adeguatamente attrezzata?
Dopo un poβ di tentennamenti, ecco finalmente che tornano le piazze! Quella di gran lunga numericamente piΓΉ rilevanteΒ Γ¨ stata quella No Kings; un nome perfetto: i primi No Kings sono proprio gli iraniani che, nel 1979, hanno cacciato a calci il Re Pahlavi, zerbino degli USA. Bingo!!! SΓ¬, col cazzo: nonostante lo spirito genuinamente antiautoritario, popolare e pacifista del popolo che Γ¨ sceso in piazza, le istituzioni della sinistra progressista e il circo mediatico si sono messi subito al lavoro per ricondurre questo ennesimo moto di ribellione nellβalveo della compatibilitΓ con lβimperialismo USA; per farlo, gli Γ¨ bastato tirare fuori dal cilindro le ricostruzioni della propaganda imperialista sui sanguinosi scontri avvenuti in Iran poco prima, tra la fine di dicembre e i primi di gennaio, un chiaro (e, a tratti, addirittura dichiarato) tentativo da parte dei tanto odiati servizi israeliani e statunitensi di trasformare delle legittime proteste di natura economica in un Paese assediato da uno dei piΓΉ feroci e longevi apparati sanzionatori di tutti i tempi, in una vera e propria guerra civile. Nonostante la chiara matrice di quegli scontri, la quantitΓ di sangue sparsa per reprimerla, lΓ¬ per lΓ¬, poteva anche giustificare una presa di distanza dalla repubblica islamica, ma due mesi dopo, quando Γ¨ iniziata lβoperazione Epic FuryΒ ed Γ¨ diventato chiaro anche ai sassi che si era trattato di un altro episodio della guerra ibrida dellβimpero contro i ribelli iraniani, continuare a tirare fuori quella storia per delegittimare lβeroica resistenza di Teheran non puΓ² che apparire o dolo o, nella migliore delle ipotesi, demenza conclamata. Ed ecco, cosΓ¬, che, anche a questo giro, la ribellione contro la ferocia dellβimpero in declino viene riportata dentro i giusti canali e va a rinnovare il teatrino dellβalternanza: dalla protesta contro lβimperialismo al campo largo – magari a guidaΒ Silvia Salis, come si augurano ormai in tanti, a partire da uno dei volti piΓΉ noti dellβondata proPal come Lorenzo Tosa.
La stessa identica dinamica si puΓ² rintracciare sul piano delle relazioni internazionali tra centro imperiale e stati vassalli, ma ci torneremo unβaltra volta; la morale della favola Γ¨ piuttosto chiara: la resistenza del Sud Globale, in mezzo a mille contraddizioni, riesce spesso a ostacolare i piani egemonici dellβimpero. Ma i paesi del Sud Globale non sono un blocco; al massimo, possono riuscire a coordinarsi quel tanto che basta per far fallire le aggressioni. Dallβaltro lato, invece, cβΓ¨ un blocco granitico che, nel tempo, Γ¨ riuscito a costruire un sistema di potere pervasivo e (anche se ad ascoltare Trump non si direbbe) raffinatissimo, in grado di gestire magistralmente tutte le contraddizioni e di perseguire, anche nei momenti piΓΉ avversi, il protrarsi di un sistema coloniale che va avanti da 5 secoli; se il Sud Globale – e, in particolare, la Cina, che Γ¨ il vero nemico sistemico dellβimperialismo USA – vorranno continuare a resistere alla sua forza dβurto, dovranno fare i conti con i limiti della democrazia e del rispetto della sovranitΓ dei singoli Paesi quando il gioco si fa veramente duro. E se noi popoli dellβOccidente vorremo stare dalla parte giusta della storia, dovremo lavorare per costruire organizzazioni popolari autonome in grado di riempire le piazze di istanze che non sono compatibili con le strategie dellβImpero. Per farlo, servono un sacco di cose: la prima Γ¨ una vero e proprio media professionale, autorevole e indipendente, ma di parte, quella del 99%, e dei popoli che resistono. Aiutaci a costruirlo!















