OttolinaTV
  • Articoli
  • La Tv
    • All
    • ¡Desaparecinema!
    • 8 Ore
    • 8Storia
    • Antrop8lina
    • Bett8lina
    • Dazibao
    • Dirette
    • Fardelli d'Italia
    • Fiond8lina
    • Global Southurday
    • Guerriglia Radio
    • I Pipponi del Marrucci
    • Internazionale
    • Intervist8lina
    • La Bolla
    • La Rassegna Stramba
    • Le Pillole di Ottolina
    • Lo Spuntino
    • Marru vs
    • Metamorfosi
    • Mondo Cina
    • Non chiamatelo TG
    • Non Talk
    • OttoliNerd
    • Ottosofia
    • Ottosofia Live
    • Ottovolante
    • OvoSoddu
    • Pane e Volpi
    • Rethink Power
    • Salutame a Socrate
    • Spin8ff
    Città e bandiera cinese. Giuliano Marrucci vestito da Mao Tse Tung

    La Cina dichiara guerra ai grandi evasori. Le oligarchie insorgono

    Luogo di un incidente serale con mezzi di soccorso. Friedrich Merz in primo piano

    Drone esplosivo a Lipsia: torna lo spettro della false flag

    Primo piano di Alessandro Bartoloni Saint Omer

    L’assedio – Il nuovo piano degli Stati Uniti contro la Cina (spiegato bene)

    Fungo atomico fra le bandiere di USA e Cina. Donald Trump furibondo punta l'indice verso Xi Jinping e Vladimir Putin sorridenti

    Gli USA sdoganano il ricorso all’atomica contro Russia e Cina

    Nastro trasportatore in Marocco. Giuliano Marrucci stupito in primo piano

    Ceuta: l’affare miliardario che i media nascondono

    Scenario di guerra. Volodymyr Zelensky deluso in primo piano

    Finita l’operazione dei 40 giorni di Zelensky: ecco perché è stata un flop

    Simboli di Euro e Yen con la Fed nel mezzo. Alessandro Volpi in primo piano

    Perché gli USA hanno deciso di salvare il Giappone con i tuoi soldi

    Giuseppe Conte e Giorgia Meloni. La petroliera russa attaccata dalla Marina italiana sullo sfondo

    Conte vuole trattare con Putin. Meloni assalta petroliera russa

    Scena del film 2001 Odissea nello Spazio

    Olivetti, IBM e l’Odissea di Kubrick

    • ¡Desaparecinema!
    • 8 Ore
    • 8Storia
    • Antrop8lina
    • Cosm8lina
    • Dazibao
    • Fardelli d’Italia
    • Fiond8lina
    • Global Southurday
    • Guerriglia Radio
    • I Pipponi del Marrucci
    • Intervist8lina
    • La Bolla
    • La Rassegna Stramba
    • Marru vs
    • Mondo Cina
    • Non Talk
    • Ottosofia
    • Ottovolante
    • Salutame a Socrate
    • Spin8ff
  • I Temi
    • All
    • Africa
    • Americhe
    • Asia
    • Cina
    • Cultura
    • Economia
    • Europa
    • Italia
    • Medio Oriente
    • Mondo
    • Russia
    • Scienza e Ambiente
    • Scienza e Tech
    • U.S.A.
    Carlo Calenda e Pina Picierno. Elena Basile e Angelo d'Orsi in primo piano

    Calenda e Picierno alla Camera invocano la svolta autoritaria contro i “filorussi” – ft. Angelo D’Orsi, Elena Basile

    Operazione di salvataggio dopo l'alluvione in Cina

    Cina: i droni che salvano vite (e non fanno la guerra)

    Houthi con le armi spianate

    Gli Houthi allargano il fronte: dopo Hormuz chiude anche il Mar Rosso?

    Città del futuro con androide. Dimitri d'Andrea in primo piano

    Il filosofo che ha scoperto come ci hanno reso politicamente impotenti

    Struttura energetica in fiamme. Volodymyr Zelensky in primo piano

    La Russia isola l’Ucraina dal Mar Nero

    • Cultura
    • Economia
    • Italia
    • Mondo
    • Scienza e Tech
  • Eventi
    • Eventi Completati
  • Ottoteca
    • Bibli8teca
    • Libreria
  • Shop
    • Carrello
    • Pagamento
    • Account
    • Termini & Condizioni
  • 8lina
    • Staff
    • Contatti
  • BETT8LINA
    • Log-In
    • Bett8…chè?
    • Registrazione Bett8lina
    • Password dimenticata?
    • Tutti i Gruppi
    • Blog degli utenti

Nessun prodotto nel carrello.

No Result
View All Result
OttolinaTV
No Result
View All Result

Trump trasferisce la principale portaerei USA dall’Europa alle coste del Venezuela, attacca Petro e fa vincere le elezioni a Motosega Milei

OttoParlante - La newsletter di Ottolina (27/10/25)

OttolinaTV by OttolinaTV
28/10/2025
in Articoli, Mondo
0

Il Marru

Sta succedendo letteralmente di tutto, talmente di tutto che è difficile anche dare un ordine gerarchico; procediamo quindi un po’ in ordine sparso, ed è abbastanza probabile che nella newsletter di oggi troverete qualche ripetizione: proprio perché succede di tutto – e tutto è collegato in qualche misura – siamo costretti tutti a occuparci un po’ di tutto.

Prima di tutto: Trump e il Pivot to Asia. Come sapete, Trump è impegnato in una lunga tournée asiatica; ieri, la prima tappa è stato il summit ASEAN a Kuala Lumpur. I Paesi ASEAN hanno aggiornato il loro patto commerciale interregionale, che si chiama ATIGA (Accordo sul commercio di merci dell’ASEAN): “L’accordo aggiornato” sottolinea Asia Nikkei, “mira anche a sviluppare una zona economica meno dipendente dagli Stati Uniti e dalla Cina”. Anwar, premier della Malesia e presidente di turno dell’ASEAN, quest’anno aveva invitato come ospiti al summit sia il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva che il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa: “Un passo importante nell’ampliamento dell’impegno dell’ASEAN con i BRICS e il G20 e nel rafforzamento del nostro ponte verso il Sud del mondo”, ha affermato Anwar.
Ed è proprio dal fronte brasiliano che arrivano alcune delle novità più succulente: a margine del vertice, infatti, Lula e Trump hanno tenuto un bilaterale, subito dopo un lungo incontro tra negoziatori brasiliani e USA; un incontro, stando alle stesse parole di Lula, “straordinariamente positivo”: ”Il destino è segnato: presto non ci saranno più problemi tra Stati Uniti e Brasile”, ha detto lunedì ai giornalisti Lula Il Brasile possiede la seconda più grande riserva di terre rare al mondo dopo la Cina, una carta che, evidentemente, ha influenzato in modo radicale i rapporti di forza.

Ancora più complicato capire che ruolo stia svolgendo nel negoziato la questione della War on Drugs che, negli ultimi giorni, ha avuto sviluppi consistenti: venerdì gli USA avevano emanato delle sanzioni contro il presidente colombiano Gustavo Petro; poche ore prima, Forrest Trump aveva definito Petro un “leader del narcotraffico illegale”. E sempre venerdì…

Washington schiera un gruppo di portaerei nei Caraibi, titola il Financial Times; ad essere spedita nel Mar dei Caraibi, in particolare, è la portaerei a propulsione nucleare USS Gerald R. Ford, “la più grande e avanzata degli Stati Uniti”: è la “più significativa escalation del loro rafforzamento militare nel Mar dei Caraibi” sottolinea l’articolo. Ne parla in modo approfondito anche The War Zone; “L’amministrazione di Donald Trump ha affermato che l’operazione è un’operazione antidroga, ma è stata ampiamente interpretata come un tentativo di spingere il presidente venezuelano Nicolás Maduro a dimettersi” commenta il Financial Times. L’escalation per il regime change in Venezuela non sembra piacere proprio moltissimo ad alcuni pezzi di MAGA: il senatore Rand Paul ha affermato che “I sostenitori di Trump si sentirebbero abbandonati se entrasse in guerra e cercasse anche di rovesciare Nicolas Maduro”.

Foreign Affairs lancia l’allarme.

Perdere gli stati in bilico, titola: “Washingon sta spingendo i BRICS a diventare un blocco antiamericano”.

Intanto, però, in Argentina può cantare vittoria: il salvataggio di Motosega Milei ha funzionato e, incredibilmente, uno dei più imbarazzanti personaggi politici di questa imbarazzante fase storica per l’Occidente e i suoi alleati ha strappato un’altra vittoria elettorale; “Il partito di Milei, La Libertad Avanza, ha ottenuto il 41% dei voti a livello nazionale con il 92% delle schede scrutinate”, riporta Bloomberg. Non poteva tardare il giubilo di uno dei politici italiani più cringe di sempre.

 

Tornando in Asia, sempre nell’ambito del summit ASEAN, per oggi è previsto il vertice dei 15 Paesi che hanno aderito all’RCEP (10 Paesi ASEAN più Cina, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda): dall’entrata in vigore del più grande blocco commerciale al mondo al mondo, nel 2022; secondo il South China Morning Post, “IIl Sud-est asiatico si sta adattando a un futuro commerciale post-America”.

 

Dopo Kuala Lumpur, Forrest Trump si è diretto in Giappone, dove domani incontrerà la nuova Lady di Ferro, la premier Takaichi: “Un test cruciale per le sue capacità diplomatiche”, commenta il Japan Times. A far ben sperare sull’intesa tra i due è il fatto che Takaichi è sempre stata molto vicina all’ex premier Shinzo Abe: “Sento cose fenomenali” ha detto Trump di Takaichi; “Era una grande alleata e amica di Shinzo Abe, che era mio amico. […] Era uno dei miei migliori amici. […] E so che erano molto uniti, e penso che lo fossero anche filosoficamente, il che è positivo”. L’unione filosofica tra Takaichi e Abe si chiama Nippon Kaigi, la P2 giapponese, come l’avevamo definita a suo tempo. Forrest deve capire bene fino a che punto i giapponesi sono disposti a suicidarsi per contenere la Cina, prima di incontrare Xi giovedì prossimo.

Secondo Korybko, il punto è che “Dopo l’inaspettato riavvicinamento sino-indiano”, “il Giappone avrà un ruolo molto più importante nel promuovere l’agenda americana in Asia”; la settimana scorsa, il Wall Street Journal aveva rivelato che Trump avrebbe dichiarato di volere “una flotta completamente nuova di navi da guerra” – ovviamente dorata.

Intanto, Foreign Policy avanza una semplice domanda:

Gli Stati Uniti sono pronti per la guerra contro la Cina? Il dubbio mi sa che è venuto anche agli analisti della Rand Corporation, che hanno rilasciato questo importante rapporto che invita gli USA ad abbassare la cresta ed evitare un conflitto che non può vincere; è un po’ la tesi che avevamo proposto qualche mese fa in questo pippone: Come la Cina è sfuggita alla trappola di Tucidide e ha scongiurato la terza guerra mondiale.

 

Gab

Trump ha incontrato Lula al margine del vertice ASEAN: i due giganti geografici dell’emisfero occidentale hanno affrontato il nodo dei dazi. La nuova strategia ultra-aggressiva degli USA nel cortile di casa bussa la porta anche a Brasilia; la superpotenza ha persino provato a condizionare il corso della giustizia carioca nei confronti dell’ex presidente Bolsonaro, sanzionando i singoli magistrati che stavano lavorando al caso. Il nuovo corso è ben noto ai venezuelani che, dopo le precedenti dichiarazioni su possibili operazioni di terra e il permesso alla CIA di operare nella repubblica bolivariana, hanno visto arrivare una nave da guerra statunitense nelle adiacenti Trinidad e Tobago: nel mirino della Casa Bianca l’asse Caracas – Bogotà, poco gradito all’imperatore; la settimana passata, Trump ha sospeso gli aiuti alla Colombia, definendo Petro “un leader della droga” e dicendo che ha portato il Paese sull’orlo del fallimento.

 

Le mille fatiche dell’imperatore più biondo del West non finiscono qui: ora deve cercare di far sopravvivere il tanto pubblicizzato accordo di Gaza, “la nuova alba di pace per il Medio Oriente”.

La Casa Bianca prova a giocare di sponda con Ankara per contenere la furia bellica di Tel Aviv.

I timori che l’IDF e la politica israeliana non accettino il verdetto è sempre più forte. Il cessate il fuoco è momento di bilancio per le parti coinvolte: Hamas cerca di restaurare l’ordine nella Striscia; Israele si concentra sulle operazioni di distruzione dei tunnel. La sensazione è che, dopo anni di conflitto e centinaia di migliaia di morti, tra cui moltissimi bambini e adolescenti, Tel Aviv non sia giunta nemmeno lontanamente nell’obiettivo dichiarato: lo smantellamento di Hamas e della sua rete di cunicoli sotterranei.

La classe dirigente sionista cerca pretesti per sabotare l’accordo, scaricando la colpa sulla resistenza palestinese; il nodo, ora, è la restituzione dei corpi degli ostaggi deceduti, usata come clava mediatica per minacciare nuove operazioni militari.

 

Altri link dal mondo

Proteste in Camerun
Elezioni di metà mandato in Argentina: Milei trionfa col terrore
Panorama nacional. El gobierno gana la elección pero no cierra su crisis estrategica
L’Iran scioglie un’importante banca privata

 

Ale

La Russia ha testato con successo il suo missile da crociera Burevestnik a propulsione nucleare che, secondo le parole di Putin, “può perforare qualsiasi scudo di difesa, e serve come deterrenza alle minacce occidentali”: il 9M730 Burevestnik (Storm Petrel) – soprannominato SSC-X-9 Skyfall dalla NATO – è “invincibile” alle difese missilistiche attuali e future, ha rincarato Gerasimov, con una distanza quasi illimitata e una traiettoria di volo imprevedibile; da quando ha annunciato per la prima volta il 9M730 Burevestnik nel 2018, Putin ha sempre presentato l’arma come risposta alle mosse degli Stati Uniti per costruire uno scudo di difesa missilistica, dopo che Washington, nel 2001, si è ritirato unilateralmente dal Trattato anti-missili balistici del 1972 e ha allargato a est la NATO. In risposta al test e alle parole di Putin, Trump ha definito “inappropriate” le dichiarazioni del suo omologo russo; intervenendo lunedì con i giornalisti, il presidente americano ha sottolineato la superiorità strategica della marina militare statunitense, affermando: “Sanno che abbiamo un sottomarino nucleare, il migliore al mondo, al largo delle loro coste. Insomma, non ha bisogno di volare per 8.000 miglia (12.000 chilometri)”. Trump ha poi aggiunto: “E loro non stanno giocando con noi. Neanche noi stiamo giocando con loro. Testiamo missili continuamente”.

Il piano di Merz di rendere la l’esercito tedesco “il più potente d’Europa” va più che a rilento: il 13 ottobre, il governo ha dovuto annullare all’ultimo minuto una conferenza stampa in cui prevedeva di annunciare un nuovo disegno di legge che espandeva la coscrizione militare; il motivo sono i disaccordi tra i due principali partiti della coalizione di governo, i socialdemocratici (Spd) e i cristiano-democratici (Cdu/Csu). Ma, come dimostra questo articolo di Responsable Statecraft, è tutto il piano di riarmo ad essere fondamentalmente in crisi; non che manchino i soldi (Merz investirà quasi 1000 miliardi in 5 anni), ma a mancare sono le basi culturali necessarie per convincere la gente ad arruolarsi (nonostante la mitologica e sempre alla porte invasione russa) e, come osserva un recente studio del think-tank di Bruxelles Bruegel, la frammentazione nella produzione europea di armi: le aziende europee della difesa producono nove diversi tipi di caccia a reazione, quattro tipi di carri armati, 16 fregate e 17 modelli di blindati (APC). Così, ad esempio, un obice tedesco Panzerhaubitze 2000, a € 17 milioni per unità, costa 10 volte tanto quanto la sua controparte americana M109; il carro armato tedesco Leopard 2A8 è quasi il doppio rispetto all’americano M1A2 Abrams, e così via.

Nel frattempo, continuano le tensioni tra la Germania e la Cina: l’improvviso annullamento del viaggio previsto dal ministro tedesco degli Esteri in Cina ha del clamoroso, e Il ministro dell’Economia tedesco, Katherina Reiche, ha dichiarato che Berlino presenterà una protesta diplomatica ufficiale contro le restrizioni cinesi all’esportazione di semiconduttori, vitali per l’industria tedesca; ma per approfondire tutte le ragioni dietro alle tensioni tra Cina e Germania guarda qui.

 

Er Soddu

Diplomazia economica: gli Stati Uniti cercano l’intesa con la Cina. La diplomazia economica torna al centro della scena: Washington e Pechino stanno preparando un accordo commerciale di portata ampia, che dovrebbe essere finalizzato nel prossimo incontro tra Donald Trump e Xi Jinping in Corea del Sud.
Reuters dettaglia i punti cruciali nel suo pezzo: sospensione parziale dei dazi, revisione delle restrizioni su alcune tecnologie sensibili e discussione aperta sulle terre rare, che restano la principale leva strategica di Pechino. Parallelamente, Trump cerca aiuto nella Cina, ma in un altro senso: per l’amministrazione americana, un successo economico con la Cina rappresenterebbe ossigeno politico in un contesto di campagna elettorale estremamente polarizzata. La prospettiva cinese sulla questione è raccontata, invece, in due analisi di Guancha (qui e qui); entrambe sottolineano il vantaggio tattico cinese: la capacità di negoziare da una posizione di stabilità economica, mentre Washington si muove sotto pressione politica. La diplomazia commerciale si è trasformata in diplomazia di potenza; mentre Trump tenta di mostrare forza e pragmatismo anche in vista della corsa elettorale, la Cina gioca di fino: chiede di “proteggere i risultati faticosamente ottenuti” e spinge per una tregua che le consenta di consolidare la crescita. Gli USA non riescono più a dettare i tempi del commercio mondiale e Pechino, da parte sua, mostra una capacità di resilienza che trasforma la pressione in vantaggio.

Economia cinese: profitti industriali e risorse strategiche. Nel pieno del confronto con Washington, l’economia cinese continua a crescere: i profitti delle imprese industriali aumentano per il secondo mese consecutivo, segnalando un consolidamento del ciclo produttivo interno; secondo Reuters, la manifattura cinese cresce per il secondo mese consecutivo, con un +6,4% su base annua. La Cina interpreta il dato come segnale del successo delle politiche di sostegno alle imprese, evidenziando la centralità del settore high-tech e dell’export green. Sul piano teorico, l’economista Lin Yifu pubblica su Guancha un saggio dal titolo Le gigantesche prospettive di crescita cinese, dove sostiene che la Cina è entrata in una “fase di espansione endogena” guidata da investimenti infrastrutturali e innovazione pubblica. Nel frattempo, Foreign Policy analizza i costi del decoupling tecnologico; il tentativo americano di sviluppare filiere alternative alle terre rare cinesi risulta infatti insostenibile: i costi restano troppo elevati e le capacità di estrazione troppo ridotte. È un perfetto controcanto al messaggio politico del confronto USA-Cina: mentre l’Occidente parla di “riduzione della dipendenza”, la Cina accumula profitti e consolida il controllo su materie prime. Questo segmento evidenzia il punto chiave: la politica di contenimento americana si scontra con un modello economico cinese che si autoalimenta e che, invece di subire i dazi, li trasforma in incentivo all’autonomia tecnologica e produttiva.

Crisi e sicurezza nel Mar Cinese Meridionale. La fragilità militare rimane un sottotesto costante: due velivoli della US Navy, un elicottero e un caccia, si sono schiantati nello stesso giorno, come riportato dal South China Morning Post; entrambi i mezzi operavano dalla portaerei USS Nimitz, impegnata in operazioni di routine. Due incidenti quasi simultanei in un’area così sensibile non possono essere letti solo come coincidenze; il Mar Cinese Meridionale è oggi il punto di frizione più delicato del sistema Asia-Pacifico: spazio vitale per la Cina, campo di proiezione per la US Navy. Anche se Washington parla di “incidenti tecnici”, la percezione è che l’escalation dei rischi operativi rifletta una tensione sistemica; per Pechino, è un promemoria da usare sul piano diplomatico: il pericolo non viene dalla Cina, ma dall’instabilità generata dalle missioni di sorveglianza americana.

Riavvicinamento regionale: India e Cina. Un segnale opposto arriva dal fronte meridionale dell’Asia: dopo cinque anni di stop, Nuova Delhi e Pechino hanno deciso di riprendere i voli diretti. Appare come un piccolo passo, ma di enorme valore simbolico: la riapertura dei collegamenti aerei testimonia un tentativo di normalizzazione dopo anni di gelo e scontri di confine; l’India, pur mantenendo una postura di contenimento verso Pechino, riconosce la necessità di ristabilire i canali economici e logistici. Per la Cina, significa riaprire un corridoio vitale in termini commerciali e di influenza regionale; nel quadro dell’Asia post-dazi, questo gesto contribuisce a ridefinire una geometria multipolare: meno rigidamente divisa fra blocchi e più orientata a una cooperazione pragmatica fra potenze emergenti.

Tags: argentinaaseanbolsonarobrasilebricsBurevestnikcessate il fuococinadazidonald trumpeconomiaeuropafriedrich merzgazagermaniagiapponehamasisraelejavier mileila newsletter di ottolinaottoparlantepalestinapiano di paceriarmoSanae Takaichisudafricatensioniterre rareusavenezuelawar on drugs
ShareTweet
Next Post
Sanae Takaichi vestita da samurai e Donald Trump vestito da sacerdote satanico

Nasce il nuovo asse nero Usa-Giappone: così Trump prepara la guerra alla Cina? - Non chiamatelo Tg del 27 ottobre 2025

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

NEWSLETTER

Politica di Riservatezza

Mail: [email protected]

Pec: [email protected]

P. IVA: 01780540504

Seguici su:

Ottolina TV | © Copyright 2024 | Tutti i diritti riservati

Politica di Riservatezza

Mail: [email protected]

Pec: [email protected]

P. IVA: 01780540504

Ottolina TV | © Copyright 2024 | Tutti i diritti riservati

Politica di Riservatezza

Pec: [email protected]

Mail: [email protected]

P. IVA: 01780540504

Ottolina TV | © Copyright 2024 | Tutti i diritti riservati

No Result
View All Result
  • Bettolina
    • Log-In/Log- Out
    • Bett8…chè?
    • Registrazione Bettolina
    • Password dimenticata?
    • Tutti i Gruppi
    • Blog degli utenti
  • Shop
    • Negozio
    • Pagamento
    • Carrello
    • Termini & Condizioni
    • Il mio account
  • Eventi
    • Eventi Completati
  • La Tv
    • ¡Desaparecinema!
    • 8 Ore
    • 8Storia
    • Antrop8lina
    • Cosm8lina
    • Dazibao
    • Dirette
    • Fardelli d’Italia
    • Fiond8lina
    • Global Southurday
    • Guerriglia Radio
    • I Pipponi del Marrucci
    • Internazionale
    • Intervist8lina
    • La Bolla
    • La Rassegna Stramba
    • Le Pillole di Ottolina
    • Mondo Cina
    • Ottosofia
    • Ottosofia Live
    • Ottovolante
    • Pane e Volpi
    • Spin8ff
  • I Temi
    • Africa
    • Asia
    • Cina
    • Cultura
    • Economia
    • Europa
    • Italia
    • Americhe
    • Medio Oriente
    • Mondo
    • Russia
    • Scienza e Tech
    • U.S.A.
  • Bibli8teca
  • Libreria
  • Contatti
  • Chi siamo