Tra poche ore entreremo in una nuova era: giovedì 5 febbraio finirà il New Start, il trattato sulla limitazione delle armi nucleari firmato tra Russia e Stati Uniti che poneva il limite di 1550 testate atomiche ciascuna – ovviamente più che sufficienti alla distruzione reciproca e della civiltà umana, ma, comunque, un trattato dall’alto valore non solo simbolico: al di là dei limiti più o meno significativi alla quantità di armi strategiche, Start instaurava un regime di comunicazione e verifiche/ispezioni tra le due potenze, utile anche a ridurre il rischio di malintesi che possano precipitare rapidamente in una crisi nucleare; le ispezioni, tuttavia, si sono fermate durante il Covid e poi sono state cancellate del tutto quando Putin ha sospeso la partecipazione della Russia al trattato nel 2023, dopo che era cominciata la fase acuta dell’aggressione economica e militare occidentale al Paese. Negli scorsi mesi si era parlato della possibile proroga di un anno, ma, alla fine, non se ne è fatto nulla; Vasilij Kašin, professore alla scuola superiore di economia di Mosca, ha affermato che il Cremlino avrebbe scarso interesse a potenziare il proprio arsenale finché mantiene la parità strategica con gli Stati Uniti, riferendosi (probabilmente) anche ai grandi passi avanti fatti nei vettori ipersonici come gli Oreshnik e i Poseidon, per poi aggiungere, toccando forse il vero nocciolo di tutta la questione, che “In verità è l’insistenza sull’idea che gli Stati Uniti debbano essere forti quanto la Russia e la Cina messe insieme che potrebbe scatenare una nuova corsa agli armamenti”: è, quindi, questo? È la nuova era in cui siamo entrati, quella dell’ amicizia senza limiti a portare gli Stati Uniti, e l’Occidente al seguito, ad una nuova corsa agli armamenti, anche nucleari, per non perdere il proprio dominio e privilegio? Ne abbiamo parlato con l’analista militare Francesco Dall’Aglio.









