Al di là dei crimini e delle proteste di Minneapolis, è stato appena pubblicato un documento classificato che rende i fatti delle scorse settimane ancora più preoccupanti, inserendoli all’interno del più ampio progetto politico trumpiano: il giornalista investigativo Ken Klippenstein ha, infatti, ottenuto una bozza trapelata della Homeland Threat Assessment 2026, un rapporto annuale che analizza le minacce alla sicurezza americana nell’emisfero occidentale; il documento – marchiato For Official Use Only e non ancora reso pubblico – identifica gli estremisti violenti americani come la minaccia principale della nazione (più della presenza cinese nell’Artico, per intenderci). Come scrive giustamente Roberto Vivaldelli su InsideOver, al di là della retorica questa volta abbiamo davvero a che fare con un linguaggio da guerra civile: nelle versioni degli scorsi anni, infatti, il documento si concentrava sui pericoli provenienti in primis dalla sicurezza al confine meridionale, il traffico di droga, l’immigrazione e la protezione delle infrastrutture critiche negli Usa; l’edizione 2026, invece, punta il dito sul terrorismo domestico e introduce un elemento significativo come causa di questo terrorismo, e cioè il riferimento a potenziali atti terroristici motivati da “cause di malcontento basate su questioni di classe o economiche”. Insomma: l’amministrazione Trump non solo è ossessionata dal terrorismo domestico, definendolo la minaccia terroristica principale sia passata che futura, ma è anche terrorizzata dalla lotta di classe.









