Riborda, panaia. I palazzi del giardino ordinato di Bruxelles sono stati travolti da un altro terremoto e, nel mezzo, ci sono di nuovo italiani (sempre, rigorosamente, del PD); il centrosinistra italiano ha preso Bruxelles per la Florida d’Europa, il buen retiro dove godersi una sorta di pensione d’oro, ma senza aver mai lavorato prima: a questo giro, a finire nel tritacarne sono due tra gli italiani che hanno ricoperto, in assoluto, i ruoli più importanti nella storia dell’Unione europea. Il primo si chiama Stefano Sannino: è stato a lungo braccio destro di Prodi, prima in Italia e poi a Bruxelles, e poi è diventato addirittura segretario generale del Servizio europeo per l’azione esterna, il non ministero degli esteri della Ue, uno che è riuscito a farsi fare le scarpe addirittura da Carletto cacarellando Calenda; nel 2016, infatti, Renzi lo rimosse dall’incarico di rappresentante permanente dell’Italia presso l’Unione Europea e, al suo posto, ci mise proprio Carletto librocuore. Carletto, però, evidentemente era un po’ too much anche per Matteo shock because Renzi, che, dopo soli 3 mesi, gli dette il benservito; nel frattempo, però, il mister Bean italiano a Bruxelles c’aveva spedito anche l’altra indagata: Federica Mogherini. Sì, lo so: ve l’eravate scordata, eppure per 5 anni è stata il ministro degli esteri della Ue; forse non ve l’eravate dimenticata. L’avevate rimossa: è un meccanismo di autodifesa legittimo; lo fa. Sette mesi prima, Renzi l’aveva nominata ministro degli esteri del suo governo; poi, a Bruxelles, s’era aperta questa nuova posizione: ci aveva fatto la bocca Massimo D’Alema, e Renzi se voluto levare la soddisfazione di fregarlo.
Ora, Sonnino e Mogherini sono indagati nientepopodimeno che per “frode nell’aggiudicazione di appalti pubblici, corruzione, conflitto di interessi e pure violazione del segreto professionale”, e non è che si sono limitati a mandargli un avviso di garanzia, eh? No, no: proprio fermati e presi in custodia, anche se già rilasciati. Il fatto è che quando la Mogherini ha finito il suo mandato da ministro degli esteri europeo, è andata a dirigere una cosa che si chiama collegio d’Europa, e mentre Sannino era segretario generale dello stesso ministero, il collegio ha vinto un appalto che in tutto, ad oggi, è valso circa 5 milioni di euro da parte dello stesso ministero; un classico caso di revolving door, come dicono quelli studiati, e cioè di gente che occupa un posto di rilievo in un istituzione pubblica, poi va a lavorare per una roba privata e poi, per magia, riceve dalla sua vecchia istituzione pubblica una vagonata di quattrini. Ora, sia alla procura dell’Unione europea che a quella belga gli è venuto in mente che forse, in quell’appalto, c’era qualcosa che non andava: la prova starebbe nel fatto che nel bando, che poi il collegio ha vinto, era previsto che la struttura che vinceva doveva avere una struttura ricettiva adeguata per una cinquantina di studenti. Il collegio non ce l’aveva, ma – te guarda a volte il caso – se l’è comprata giusto in tempo per partecipare al bando: un investimento da 3,2 milioni di euro che, sottolinea la procura, in quel momento il collegio non aveva, e che non aveva neanche nessun bisogno di fare; stai a vedere che qualcuno li ha avvisati è il retropensiero dei soliti manettari dei procuratori, una storia dal finale già scritto.
La carriera della Mogherini da rettrice, infatti, non era partita esattamente con i migliori auspici: il collegio d’Europa è una piccola istituzione di formazione post-universitaria piuttosto prestigiosa, anche se, molto probabilmente, immeritatamente; fatto sta che, comunque, fino ad allora a dirigerla c’erano sempre stati fior fiore di professoroni – e, a regola, avrebbero dovuto continuare così. L’avevano pure scritto nero su bianco tra i requisiti quando cercavano un nuovo rettore: la Mogherini, politica di professione sin dalla più tenera età, non ne soddisfaceva manco uno; s’è candidata lo stesso. Ex studenti e professori si sono incazzati come bisce e hanno fatto una lettera con 150 firme; la fan base di Federica ha reagito con una petizione online: l’hanno firmata in 55. Non 55 membri del collegio, eh? 55 persone in tutto, online; manco i parenti… Alla fine, l’hanno nominata lo stesso: è l’ordine basato sulle regole in versione piddina, dove le regole se le fanno loro, a misura loro, quando cazzo je pare a loro, e gli altri muti; d’altronde, mica ti vorrai far scappare un’occasione del genere, eh? Con tutti i successi che da ministra ha ottenuto prima in Italia e poi in Unione europea, sarebbe un peccato, anche perché comprarsi la Mogherini è come fare acquisti con il 3×2.
E gli altri due che ti porti dietro sono, appunto, uno un occhio di riguardo a Bruxelles e due lei, la mia seconda crush: Nathalie Tocci, che prima di predire con inusitata lucidità il crollo della Russia di Putin un giorno sì e l’altro pure negli ultimi 3 anni, di Federica è sempre stata il braccio armato; prima alla Farnesina, dove l’aveva nominata consigliera per le strategie internazionali e, poi, a Bruxelles, dove l’aveva nominata consigliera speciale. E ora, da quando c’è Federica, è una presenza fissa al collegio, dove tiene corsi su pace e sicurezza (e poi ti chiedi perché la diplomazia europea è scomparsa…). Il fatto è che al collegio d’Europa, da 3 anni, dovrebbero formare il fior fiore della futura diplomazia europea; l’appalto in discussione serviva esattamente a questo: dopo anni di tira e molla, nel 2022, infatti, l’Unione europea ha deciso di dotarsi di una sua accademia diplomatica. D’altronde, ce l’hanno tutti i Paesi, con una piccola differenza: in tutti gli altri Paesi – e dico tutti, dalla Francia alla Germania, dagli USA alla Gran Bretagna – l’accademia diplomatica è una roba interna ai ministeri. Ma l’Unione europea è differente: l’Unione europea ha deciso di appaltarla a un istituto privato; una genialata! Ora, siccome è una cosa seria e non è che la puoi appaltare al primo che passa, giustamente l’hanno voluta appaltare a una struttura che era in mano a gente fidata, e il collegio d’Europa era al posto giusto nel momento giusto; non solo per la Mogherini, ma anche perché il presidente del CdA è nientepopodimeno che lui: il Conte Van Rompuy (Herman, per gli amici), il primo presidente del consiglio europeo, un vero e proprio talebano dell’austerity.
Evidentemente, però, non quando si tratta di usare soldi pubblici per tenere in piedi istituti privati dove lavora lui… Il problema però, ovviamente, è che non si può dare un appalto del genere in affidamento diretto: siamo il giardino ordinato, mica la terra dei barbari. Va fatta una gara: tanto, basta decidere prima chi la vincerà, che ce vo’… Una perfetta ricetta per il fallimento, e i risultati si vedono; d’altronde, tutto sommato, meno funziona st’accademia e meglio è: tanto, di mestiere, gli studenti dovranno poi occuparsi della diplomazia dell’Unione europea, che non esiste. Basta un po’ di fuffa, e a fargli lezioni di fuffa, a turno, ci vanno un po’ tutti: il famoso delirio da psichiatria di Borrell, appunto, sul giardino ordinato da difendere contro le invasioni barbariche, l’ha pronunciato proprio lì. Cioè, non era una battuta al bar da ubriaco; era una lectio magistralis ai futuri rappresentanti della diplomazia europea che frequentano il collegio d’Europa. Ora, con tutto quello che combinano – e anche che, tra una lobby e l’altra, si fregano – a Bruxelles, la vicenda sembra essere veramente di poco conto, ma ovviamente non poteva non scatenare un putiferio mediatico di dimensioni gigantesche; e sarebbe piuttosto puerile pensare che non sia stato, come minimo, previsto e strumentalizzato, se non proprio architettato. La domanda quindi è: da chi? E perché?
Qui le ipotesi che circolano sono le più fantasiose: i liberaloidi optano per una cospirazione dell’internazionale trumpiana contro l’Europa liberale e democratica proprio ora che l’Ue punta i piedi contro la cosiddetta resa alla Russia architettata da Re Donaldo (che, in realtà, sarebbe solo un altro sosia di Putin col parrucchino); altri parlano di un agguato di francesi e baltici per screditare l’Italia; altri ancora, come sottolinea il Corriere della Sera, puntano i riflettori sul tempismo dello scandalo “proprio mentre il Belgio è sotto i riflettori perché si oppone al prestito all’Ucraina basato sugli asset russi congelati”, con il Ministero degli Esteri della Ue che, invece, spinge per il via libera. Il ragionamento, sottolinea il Corriere, è che “il discredito non colpirebbe soltanto gli ex, ma anche l’istituzione attuale”, ma sembra un’ipotesi un po’ azzardata: per gettare discredito sul Ministero degli Esteri Ue, Kaja Kallas dovrebbe essere già più che sufficiente, come ci ricorda il nostro Alessandro. Il lavoro del collegio d’Europa è preparare le Kallas del futuro; se si sono messi d’accordo per favorire un appalto, sinceramente (e purtroppo), per quanto grave, mi sembra il problema minore. L’Unione europea e tutto quello che ci gira attorno, ormai, oggi servono solo a questo: a fare qualche video satirico mentre, tra una risata e l’altra e tra un furtarello e l’altro, ci trascinano verso la terza guerra mondiale. Sarebbe davvero arrivata l’ora di mandarli tutti a casa!
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E chi non aderisce è Matteo shock because Renzi










