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Calenda e Picierno a Torino guidano “folle oceaniche” contro la propaganda russa

OttolinaTV by OttolinaTV
13/11/2025
in I Pipponi del Marrucci, In evidenza, Italia
2

Torino non Russa e si riunisce tutta come un sol uomo dietro a Pina Picierno e a Carletto Cacarellando Calenda contro l’ormai onnipresente e insopportabile propaganda al soldo del Cremlino; la pietra dello scandalo, probabilmente, la conoscete già: per mercoledì 12 novembre, l’ANNPIA, l’Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti, aveva organizzato a Torino una conferenza con il professor Angelo D’Orsi e il giornalista Vincenzo Lorusso. “La guerra in Ucraina ha avuto come conseguenze lo svilupparsi di una diffidenza per tutto ciò che è russo” recitava il volantino, ma “in realtà la pace passa attraverso il dialogo, e non dal rifiuto delle culture”, senza neanche un minimo accenno né ai chip delle lavatrici, né alle pale e nemmeno alle innumerevoli malattie terminali del plurimorto dittatore del Cremlino; più propaganda putiniana di così…  Ma ai paladini della democrazia e della libertà non la si fa, ed ecco così che, come ormai d’abitudine, è iniziata la crociata: questa conferenza non s’ha da fare, nella città che ospita l’illustre Iacopo Jacoboni, poi, proprio non è cosa. “Evitiamo questo schifo?”, scrive su Facebook Carletto librocuore rivolto al sindaco di Torino – che, ironia della sorte, di cognome fa anche lui Lo Russo; e chi lo spiega poi ai torinesi che no, non è vero che la Russia ha perso la guerra già 2 anni e mezzo fa e che Putin, ancora oggi, sembra godere di ottima salute? Detto fatto: passano appena poche ore ed ecco che arriva il comunicato ufficiale; e indovinate da dove? Dal profilo personale su X di Pina Picierno. Giuro! Il mondo – e lo stesso Angelo D’Orsi, professore ordinario per oltre 40 anni e autore di innumerevoli testi tradotti in tutto il pianeta – per sapere che in Italia non c’è più libertà di parola deve seguire il profilo X di Pina Picierno…

D’altronde, ha perfettamente senso; la censura era partita proprio da lei: è lei che chiama il sindaco, che chiama l’assessore, che chiama il gestore del posto, che al mercato mio padre comprò. Ormai, per Pina, quello di censurare chiunque non la pensi come lei e Calenda (e, cioè, approssimativamente l’80-90% degli italiani) è diventato un mestiere a tempo pieno; ma come insegna Gramsci, che la nostra Pina e il nostro Carletto, da intellettuali di spessore che sono, sicuramente hanno studiato attentamente, per vincere la battaglia dell’egemonia non basta solo comandare con la forza bruta: bisogna anche mobilitare e convincere. Ed ecco, allora, la decisione: il 12 novembre non solo Torino sarà liberata dalla propaganda di Angelo D’Orsi, ma sarà attraversata da una grande manifestazione per la democrazia e la libertà contro il fascismo che arriva da Oriente. Parte così un battage senza soste: interviste, ospitate, appelli scritti, appelli in video, mailing list, gruppi WhatsApp, e fioccano le adesioni; non solo Azione e +Europa, ma anche Vox, il prestigiosissimo Partito Liberaldemocratico, un altro che si chiama Radicali Europei e, soprattutto, tanti singoli individui che sui social si presentano con l’immancabile abbinata bandiera ucraina – bandiera dell’Unione europea – una garanzia di qualità. Poi il 12 novembre arriva, ma il giorno dopo, su tutte queste pagine che avevano sostenuto l’iniziativa, della manifestazione non c’è traccia; non dico un video fatto bene, ma proprio manco ‘na foto, un selfie, qualsiasi cosa: com’è possibile? La macchina della propaganda putiniana ha hackerato tutti e non riescono a postare?

Non proprio: il punto è che, probabilmente, non è andata esattamente come speravano. A farci sapere com’è andata è toccato alla nostra Clara Statello, che sul suo canale Telegram ha pubblicato questo video qua; non esattamente un bagno di folla, diciamo: secondo il Fatto Quotidiano, 82 persone (ottantadue). Non ci sono andati manco loro: Carlo Calenda è letteralmente sparito; Pina Picierno solo da remoto (è quella vocina che si sente al megafono, con tanto di scurreggine per le interferenze – che sono comunque la parte migliore dell’intervento). Anche le istituzioni cittadine, evidentemente, sono ormai irreversibilmente infiltrate dalla potente macchina propagandistica russa… Ed ecco, così, che di tutti i consiglieri, alla fine in piazza c’è solo lui: si chiama Silvio Viale, non esattamente una garanzia di successo, diciamo. Leader storico di Lotta Continua, a metà anni ‘80 scopre la vocazione ecologista; 15 anni di militanza nei Verdi, però, non gli danno le soddisfazioni sperate, ed ecco così che, nel 2001, cambia casacca e aderisce al Partito Radicale, che lo sostiene alle elezioni di sindaco. Ma non è abbastanza: alla fine raggiungerà a malapena l’1,5%. Quattro anni dopo, prova a giocarsela in casa: si candida a segretario del Partito Radicale, ma perde pure lì contro Daniele Cazzopene (ups, pardon! Capezzone. Daniele Capezzone).

Ma il nostro Silvio non è tipo da scoraggiarsi: cinque anni dopo strappa ad Emma Bonino l’ok per una candidatura alla presidenza della regione Liguria; la lista, però, non riesce a raccogliere le firme necessarie per presentarsi. Ma chi la dura la vince, soprattutto se è disposto a non guardare in faccia a nessuno; il nostro Silvio, allora, cambia strategia e, da battitore libero e itinerante, decide di provare a intrufolarsi tra le liste del PD. E’ la scelta giusta; dopo decine di tentativi, finalmente Viale entra in consiglio comunale, ma è una vittoria amara: nella lista degli eletti risulta al decimo posto (su dieci). L’intera coalizione, rispetto alle elezioni precedenti, perde quasi 10 punti percentuali; ciononostante, riesce comunque a eleggere il sindaco, ma forse non c’è troppo da festeggiare: quel sindaco si chiama Piero Fassino. Da lì in poi, l’aura di sfiga che contagia chiunque abbia mai avuto a che fare anche solo per pochi minuti con Piero Fassino ostacolerà la lenta ascesa politica del nostro Silvione: alle successive elezioni comunali viene rieletto, ma la coalizione perde e pure lui raccoglie oltre il 30% delle preferenze in meno; e a quelle ancora successive, viene eletto di nuovo, ma con la metà dei voti. E’ un lento (ma inesorabile) cammino verso l’oblio definitivo che però, recentemente, viene bruscamente interrotto da un breve, ma significativo, rigurgito di popolarità – anche se non proprio positiva: la procura di Torino, infatti, giusto lunedì scorso, dopo lunghe indagini ha chiesto per il nostro Silvio un anno e 4 mesi di carcere; ginecologo, è accusato di violenza sessuale ai danni di alcune pazienti. Una brutta botta!

Per fortuna che Silvio, da tempo, sta lavorando a un piano B: se non c’è modo di racimolare un po’ di consenso, proviamo almeno a piacere alla gente che piace; ed ecco, così, che Viale si fa interprete senza se e senza ma di quella eccentrica scuola di pensiero secondo la quale Putin in Ucraina sta commettendo un genocidio, ma Israele a Gaza esercita il sacrosanto diritto all’autodifesa, e quando si presenta l’opportunità, eccolo che si catapulta a testa bassa nella battaglia di civiltà dell’anno. Anche per Silvio, nonostante l’abbiocco che gli ha fatto venire in questi 15 anni, Torino non Russa; ma, seppur con tutto l’entusiasmo possibile immaginabile, anche lui, quando s’è ritrovato circondato da un numero di persone inferiori ai suoi stessi elettori, s’è fatto prendere dallo sconforto: “Il consigliere comunale Silvio Viale è rassegnato”, riporta Lorenzo Giarelli sul Fatto Quotidiano. “Sono l’unico consigliere in piazza oggi”, ha affermato sconsolato; e pensare che, giusto un mesetto fa, aveva ancora la forza di ironizzare sulla sconfinata piazza di Torino contro il genocidio di Gaza: “Per Gaza meno che al Torino Pride”, “Alzate un po’ queste stime su, arrivate a 200 mila e fate pari”. Beh, se usavano lo stesso moltiplicatore degli attivisti di Europa Radicale, ci arrivavano: “Centinaia di persone in piazza Carignano”, scrivevano su X allegando una foto dove di persone ce ne sono 21, comprese quelle mezze tagliate; “Quasi venti centinaia” commenta un utente (eeehhh… Si vede proprio che anche lui è un propagandista putiniano). Ovviamente, risponde Europa Radicale, “questa è solo una parte”; è vero: effettivamente non sono 21, ma circa una sessantina – che sono comunque sempre di più dei lettori de Linkiesta, la testata dove scrive il marito di Pina Picierno, Massimiliano Coccia che, sotto la nuova direzione turborenziana, dal promettente e innovativo progetto di informazione indipendente online ai tempi del buon Jacopo Tondelli, è diventata la caricatura d’un media, che in confronto Ottolina Tv è tipo la BBC.

In realtà, però, la campagna russofoba di Pina & co un po’ di gente l’ha smossa davvero, solo non come volevano loro: la conferenza del professor D’Orsi, infatti, alla fine ieri a Torino si è tenuta lo stesso; autorganizzata, in un piccolo circolo cittadino, senza santi in paradiso. E il risultato è stato questo qua; e, allora, che Dio ci regali 10, 100, 1000 censori come la compagna Pina e suo marito, da 10 anni garanzie assolute di fallimento assicurato. L’unico rimorso è che, alla fine, ad oggi contro Ottolina Tv ancora non se la sono mai presa: dobbiamo fare di meglio, dobbiamo fare di più! Aiutaci: metti mi piace a questo video, condividilo e, se proprio vuoi far sbroccare Pina, aderisci anche alla campagna di sottoscrizione di Ottolina Tv su GoFundMe e su PayPal.

E chi non aderisce è Massimiliano Coccia

Tags: angelo d'orsiazionecarlo calendacensuraeuropai pipponi del Marrucciil pippone del marrumassimo cocciapina piciernorussofobiasilvio vialetorinovincenzo lorusso
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Comments 2

  1. Marco Bellesi says:
    3 mesi ago

    Grandissimo Marrucci.

    Rispondi
  2. gabriella says:
    3 mesi ago

    un capolavoro!

    Rispondi

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