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Dovete ridarci il denaro – Il rapporto OXFAM sul furto dei super-ricchi che inchioda gli USA

OttolinaTV by OttolinaTV
05/02/2025
in Economia, Europa, I Pipponi del Marrucci, In evidenza, U.S.A.
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Disuguaglianza, il potere al servizio di pochi: il titolo dell’ultimo rapporto di Oxfam dedicato al furto sistematico di ricchezza da parte degli uomini piΓΉ ricchi dell’impero non poteva essere piΓΉ chiaro; β€œDall’inizio di questo decennio” sottolinea il rapporto β€œla ricchezza dei cinque miliardari piΓΉ ricchi del mondo Γ¨ piΓΉ che raddoppiata, mentre quella del 60% piΓΉ povero, non ha registrato nessuna crescita”. Ancora peggio Γ¨ andata ai piΓΉ poveri in Italia, dove β€œLa ricchezza detenuta dal 20% piΓΉ povero della popolazione” sottolinea il rapporto β€œnell’ultimo anno si Γ¨ addirittura dimezzata” con il risultato che oggi l’1% dei piΓΉ ricchi da solo possiede 84 volte il loro patrimonio. La conclusione di Oxfam Γ¨ da veri ottoliner: β€œSiamo davanti a un bivio” scrivono; da una parte β€œun’era di incontrollata supremazia oligarchica” e dall’altra un β€œpotere pubblico che riacquista centralitΓ  promuovendo una societΓ  piΓΉ equa e coesa ed un’economia piΓΉ giusta e inclusiva”. Il rapporto Γ¨ stato presentato durante la giornata inaugurale dell’appuntamento annuale del World Economic Forum a Davos, dove era presente anche il nostro ministro Giorgetti col piattino in mano nel tentativo di convincere quelle stesse oligarchie a comprarsi un pezzetto di paese che hanno deciso di mettere in svendita; secondo voi, per quali delle due opzioni stanno lavorando?

Le β€œelevate e crescenti disuguaglianze di ricchezza che si riscontrano in tanti Paesi, a partire dal nostro” scrive Oxfam nell’introduzione al rapporto β€œrappresentano un tratto tristemente distintivo dell’epoca in cui viviamo”, ma non ci sarebbe niente di piΓΉ erroneo – sottolineano – che β€œconsiderarle un fenomeno causale ed ineluttabile”. Piuttosto, continuano, sono la conseguenza ineluttabile di β€œscelte politiche” precise: da bravi ottoliner gli amici di Oxfam vanno dritti al cuore della questione e senza perdersi in moralismi astratti puntano il dito contro β€œla dinamica del potere”, quel potere materiale e concreto che ha accompagnato, attraverso la finanziarizzazione, una concentrazione mai vista della ricchezza che, a sua volta, ha inesorabilmente β€œincrementato le rendite di posizione e indebolito il potere contrattuale dei lavoratori”. β€œUna vera e propria redistribuzione alla rovescia” scrive ancora Oxfam β€œcon un trasferimento continuo di risorse da lavoratori e consumatori a titolari e manager di grandi imprese monopolistiche, con conseguente accumulazione di enormi fortune nelle mani di pochi”. Pensavamo fosse il rapporto di una ONG; era uno dei nostri pipponi: la gallina dalle uova d’oro dei super-ricchi, spiega Oxfam, sono le grandi corporation che β€œin media, nel biennio 2021-2022 hanno registrato un aumento dei profitti addirittura dell’89% rispetto al periodo 2017-2020” e non era che un antipasto. I β€œnuovi dati relativi ai primi mesi del 2023” ricorda infatti Oxfam β€œmostrano come l’anno appena conclusosi sia destinato a superare ogni record, attestandosi come il piΓΉ redditizio di sempre”. Complessivamente, infatti, 148 tra le piΓΉ grandi societΓ  del mondo – e cioΓ¨ quelle per le quali si hanno i dati – avrebbero realizzato circa 1.800 miliardi di dollari di profitti tra giugno 2022 e giugno 2023, un bel 52,5% in piΓΉ rispetto al profitto medio registrato nel quadriennio che va dal 2018 al 2021.
Tra queste, in particolare, spiccano β€œUndici aziende farmaceutiche che hanno aumentato i propri profitti di quasi il 32% nel 2022 rispetto alla media del periodo 2018-2021, registrando profitti in eccesso per 41,3 miliardi di dollari nel 2022; ventidue societΓ  del settore finanziario che hanno aumentato i propri profitti del 32% rispetto alla media del periodo 2018-2021 e hanno realizzato profitti in eccesso per 36 miliardi di dollari nel 2023; due marchi di lusso i cui profitti hanno visto un incremento del 120% rispetto alla media del periodo 2018-2021 e quattordici compagnie petrolifere e del gas i cui profitti sono aumentati del 278% rispetto alla media del periodo 2018-21, registrando profitti in eccesso per 144 miliardi di dollari nel 2022 e 190 miliardi di dollari nel 2023”. Questa impennata senza precedenti proprio mentre l’economia cadeva a pezzi e l’inflazione dava una mazzata definitiva al potere d’acquisto dei comuni mortali – come prova a spiegare da due anni Isabella Weber – Γ¨ stata resa possibile proprio β€œdalla concentrazione del mercato, che assicura posizioni monopolistiche, consentite dai governi”; il rapporto ricorda infatti come β€œA livello globale, nel corso di appena due decenni, tra il 1995 e il 2015, 60 aziende farmaceutiche si sono fuse in 10 colossi del Big Pharma. Due multinazionali controllano oggi piΓΉ del 40% del mercato globale delle sementi (25 anni fa erano 10)”, e a dominare il mercato digitale sono una manciata di Big Tech con i β€œtre quarti dei ricavi globali dalla pubblicitΓ  online che arrivano nelle casse di Meta, Alphabet e Amazon, e oltre il 90% delle ricerche online che viene effettuato tramite Google”. Risultato: β€œAppena lo 0,001% delle imprese piΓΉ grandi incamera quasi un terzo di tutti i profitti societari globali”. Lo 0,001%, e lo chiamano libero mercato.
Da un certo punto di vista, perΓ², Γ¨ libero davvero; di non pagare le tasse. Come ricorda il rapporto infatti β€œL’aliquota legale media sui redditi societari nei Paesi OCSE Γ¨ a passata dal 48% del 1980, al 23,1% del 2022”: meno della metΓ  (quando le pagano); come ricorda il rapporto, infatti, β€œSi stima che circa 200 miliardi di dollari vengano persi ogni anno a causa dell’elusione fiscale delle imprese multinazionali, con i paesi del Sud del mondo che tendono ancora una volta a subirne in maniera prevalente i contraccolpi”. I patrimoni sterminati dei supermegaricchi arrivano esattamente da qui: β€œnel 2022” ricorda infatti il rapporto β€œi 50 miliardari statunitensi piΓΉ ricchi detenevano il 75% della propria ricchezza in azioni delle societΓ  da loro guidate”, vale a dire tutte; β€œL’1% piΓΉ ricco al mondo” sottolinea infatti il rapporto β€œpossiede attualmente il 59% dei titoli finanziari a livello globale”. Alla faccia dell’azionariato popolare.
I grandi azionisti, poi, hanno approfittato di questa gigantesca ondata di profitti da rendita di posizione monopolistica per aumentare la loro presenza nell’azionariato delle big corporation in modo spropositato: β€œPer ogni 100 dollari di profitti realizzati tra luglio 2022 e giugno 2023 da 96 tra le piΓΉ grandi societΓ  al mondo” riporta infatti Oxfam β€œ82 dollari sono andati agli azionisti sotto forma di dividendi o buyback azionari, consolidando cosΓ¬ le posizioni di persone che occupano giΓ , nella stragrande maggioranza dei casi, le posizioni apicali nelle nostre società”.
Nel frattempo, vista dall’altra estremitΓ  della piramide, la situazione appariva decisamente meno florida: secondo Oxfam, infatti, 791 milioni di lavoratori distribuiti su 52 paesi, nel biennio 2021 – 2022 β€œhanno visto un calo del monte salari in termini reali di 1.500 miliardi di dollari, equivalenti a poco meno di una mensilitΓ  per ciascun lavoratore”. Il rapporto poi si concentra sul caso italiano, ma la dinamica Γ¨ esattamente la stessa: β€œDall’inizio della pandemia” sottolinea Oxfam β€œil numero di italiani presenti nella lista dei miliardari di Forbes Γ¨ passato da 36 a 63”; 63 persone che hanno visto il loro patrimonio passare da 149 a 217 miliardi, un bel +46%. Ma i piΓΉ ricchi tra i super-ricchi potrebbero non essere gli unici a pensare che pandemia, guerre e inflazione hanno fatto anche cose buone: il numero di italiani titolari di un patrimonio superiore ai 5 milioni, infatti, Γ¨ passato da poco meno di 81 mila a quasi 93 mila, e tutti insieme hanno visto il loro patrimonio crescere di 178 miliardi di dollari in termini reali; loro, l’urgenza di far ripartire la crescita e di riportare la pace in Europa mi sa che non l’avvertono poi piΓΉ di tanto.
Il processo comunque Γ¨ in corso giΓ  da prima, in particolare – te guarda a volte il caso – proprio dal 2008, la data ufficiale di inizio di quella che abbiamo imparato a definire la Terza Grande Depressione del Capitalismo Globale: prima di allora infatti, per un decennio – riporta Oxfam – β€œla quota di ricchezza del percentile piΓΉ ricco degli italiani aveva registrato un calo” come, d’altronde, aveva subito una diminuzione consistente anche il famoso coefficiente di Gini, il piΓΉ classico tra i misuratori della disuguaglianza. DopodichΓ© il disastro: lo 0,1% piΓΉ ricco degli italiani, poco piΓΉ di 50 mila persone, ha visto la sua quota di ricchezza – rispetto al totale nazionale – passare dal 5,5 al 9,4% e lo 0,01 addirittura dall’1,8 al 5. Triplicata. Nel frattempo, i redditi reali delle famiglie italiane si riducevano in media di un bel 5,3%; chissΓ  perchΓ© non mi stupisce per niente…

E qui ecco che riparte la ramanzina del Marru; d’altronde, vi ho avvisato piΓΉ volte: questa cosa la ripeterΓ² all’infinito, fino a che non la capiscono anche i muri – o meglio, probabilmente non si tratta tanto di capirla (che non c’ho da insegnare niente a nessuno, e ci mancherebbe pure); si tratta di cominciare a darle tutto il risalto che merita perchΓ© Γ¨ la chiave per capire tutto, senza la quale si continua a brancolare nel buio. Il grande furto delle oligarchie e l’era della diseguaglianza, infatti, hanno senz’altro millemila concause – e anche Oxfam ne elenca una lunga serie, tutte importanti; dalle politiche fiscali, al welfare, alle politiche del lavoro, ma ce n’è una che non cita e che invece, a nostro avviso, sovradetermina tutte le altre: la strategia che il superimperialismo USA ha adottato per contrastare il suo declino relativo a partire dall’inizio della Terza Grande Depressione. A quel punto – come ha dovuto ricordare anche uno non particolarmente sveglio come Federico Fubini sul Corriere della Serva la settimana scorsa – la quota di ricchezza globale detenuta dai paesi dell’Europa a 27 era piΓΉ o meno allo stesso livello di quella USA; oggi l’economia USA Γ¨ piΓΉ grande di quelle europee di oltre il 50%, e il grande trasferimento di ricchezza dal basso verso l’alto in Italia e negli altri paesi europei – e quello epocale dall’Europa agli USA – non sono due fenomeni distinti e paralleli. Non sono nemmeno, semplicemente, collegati; sono letteralmente, almeno in buona parte, LA STESSA IDENTICA COSA, e messi insieme sono esattamente la risposta al piΓΉ grande dei misteri che ci attanaglia da due anni a questa parte: come Γ¨ mai possibile che le Γ©lite europee si facciano prendere a calci nei denti da quelle di oltreoceano senza proferire parola? Ecco perchΓ©: perchΓ© con la protezione del superimperialismo USA i capitali li portano negli USA via paradisi fiscali e poi li moltiplicano a dismisura senza fare assolutamente una seganiente, affidandoli ai giganti del risparmio gestito a stelle e strisce che li usano per gonfiare a dismisura le bolle speculative dello schema Ponzi della finanza USA; quindi noi che campiamo del nostro lavoro – e i capitali li possiamo esportare al massimo da Grottaferrata a Monte Porzio Catone – paghiamo le conseguenze dell’economia che ci collassa davanti. Quello scioperato del figlio cocainomane del nostro datore di lavoro, invece, via Isole Vergini Britanniche dΓ  i suoi soldini a un fondo predatorio di private equity e accumula profitti – piΓΉ o meno detassati – su profitti; quindi non Γ¨ lui a prendere i calci nei denti dalle Γ©lite di oltreoceano: a prendere i calci nei denti siamo solo noi.
Certo, nel grande gioco del capitalismo globale anche lui non Γ¨ altro che il bimbo scemo ma viziato da tenere buono con tanti bei regalini milionari, ma tutto sommato mi ci cambierei, come dire… E, soprattutto, non posso certo aspettarmi che sia lui ad alzare la testa al posto mio, che non solo come lui non conto e non posso contare una seganiente politicamente, ma che invece che regali milionari continuo a ricevere buste paga da terzo mondo. Ecco: fissarsi bene in testa il funzionamento del grande meccanismo complessivo che spiega tanto il rapporto di Oxfam come l’articolo di Fubini, come i tedeschi che si fanno radere al suolo un’infrastruttura strategica da un atto terroristico senza battere ciglio, come la Meloni che giocava a fare la sovranista e ora manda Giorgetti col cappello in mano a fare l’elemosina a Davos, di per sΓ© ovviamente non cambia niente, ma magari ci aiuta a chiarire cos’è che esattamente dovremmo cominciare a pretendere, e cioΓ¨ che ci restituiscano il nostro denaro, niente di piΓΉ, niente di meno. Noi rivogliamo il nostro denaro. Se lo rivuoi anche te, aiutaci a costruire il primo media che dΓ  voce a tutti quelli che sono stati derubati e ora pretendono di riavere indietro il maltolto: aderisci alla campagna di sottoscrizione di Ottolina Tv su GoFundMe e su PayPal.

E chi non aderisce Γ¨ Lorenzo Tosa (sΓ¬, cioΓ¨ lo so, non c’entrava un cazzo qui Tosa, ma ho realizzato che in due anni non l’abbiamo praticamente mai offeso e ci siamo detti che era arrivato il momento di rimetterci un po’ in pari).

Tags: azionibig pharmabig techcoefficiente di GinicorporationcovidDavosdividendiimperialismoOxfampandemiapoveriprofittiricchezzaricchisuperimperialismoWorld economic forum
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