Tutto è politica: il caffè che bevi la mattina, i vestiti che scegli, la passeggiata che fai in cerca di un po’ di pace, l’insonnia, l’ansia che ti impedisce di goderti la vita. Nel mondo di oggi, che cosa sia politica e che cosa non lo sia sembrano deciderlo i talk show politici e i mezzi di informazione, che ci spingono a concentrarci sempre sugli stessi temi rimuovendo tutti gli altri – quelli che contano davvero – perché tutto resti esattamente com’è. Ma è un’illusione: tutto ciò che ci circonda, e tutto ciò che facciamo, è il prodotto del nostro tempo e delle scelte politiche che lo determinano; puoi anche decidere di disinteressarti della politica, ma il paradosso è che più te ne disinteressi, più sarai indifeso e sarà la politica a decidere della tua vita – quali prodotti mangerai, quali vestiti vorrai indossare e, soprattutto, che cosa penserai, quali speranze coltiverai e quali desideri affolleranno la tua immaginazione. Ri-politicizzare la nostra vita potrebbe essere il compito dell’arte, della letteratura e della filosofia: è quello che facevano i grandi artisti, i poeti e i filosofi, prima che tutto venisse inglobato nelle logiche del profitto e messo al servizio del potere. Ma non tutto è perduto: la lunga stagione della spoliticizzazione della vita e della distrazione di massa sta finendo; il nostro compito può essere quello di accelerarne la fine e fare in modo che le nuove energie che ne scaturiranno prendano la direzione giusta. Di questo e di molto altro abbiamo parlato oggi con la scrittrice e insegnante Virginia Veludo, a partire dal suo ultimo libro, E mi sono sentita meno sola, un esempio di come la letteratura possa ri-politicizzare il mondo raccontando, semplicemente, la vita quotidiana di una persona comune.










