Ieri sera si sono conclusi i sessanta giorni dal memorandum che avrebbe dovuto aprire la strada alla fine della guerra; nonostante questo, Stati Uniti e Iran sono ancora impantanati nello stesso conflitto, ma con più fronti aperti e meno certezze: Washington continua a spostare portaerei verso il Medio Oriente, vede assottigliarsi le proprie scorte di missili e intercettori e fatica a tenere insieme alleati sempre più inquieti. Intanto Hormuz resta sotto pressione, ma anche gli Houthi riaccendono il fronte yemenita: in questo contesto, l’Oman prova a ritagliarsi un ruolo autonomo, ma a Trump non sta bene e minaccia di bombardarlo; sullo sfondo, restano tanti dossier irrisolti, come quello dei tre piloti iraniani scomparsi in Qatar. La tregua doveva restringere la guerra: due mesi dopo, il Medio Oriente sembra, invece, ancora più difficile da controllare.










