Nel Golfo Persico la guerra finita di Trump continua a produrre missili, droni e petroliere colpite; gli Stati Uniti hanno attaccato una nave diretta verso l’Iran nello Stretto di Hormuz e, da lì, si è aperto il solito scambio di autodifese preventive tra Washington e Teheran: raid sull’isola di Qeshm, missili contro obiettivi americani, allarmi in Bahrein e danni veri in Kuwait, nonostante le rassicurazioni del CENTCOM. Sul fronte politico e mediatico, si parla anche del presunto scontro Trump-Netanyahu che, secondo diverse letture, sarebbe più guerra dell’informazione che rottura reale, mentre Hezbollah presenta la tregua in Libano non come una pace, ma come una pausa dentro uno scontro molto più lungo. E, intanto, Trump deve gestire pure il caos interno: la Casa Bianca è stata costretta a congelare il discusso fondo miliardario collegato agli imputati di Capitol Hill, tra accuse di favoritismi, conflitti d’interesse e repubblicani sempre meno entusiasti di dover spiegare certe operazioni davanti al Congresso.















