Il mondo fa i conti col terremoto della nuova National Security Strategy che, a parole, è la fine del ciclo della globalizzazione neoliberista e dell’unipolarismo USA; ma, nei fatti, chissà… Intanto, martedì la Cina ha sforato, per la prima volta, il tetto simbolico dei 1000 miliardi di surplus della bilancia commerciale e Trump ha tolto il divieto all’esportazione dei chip H200 di NVIDIA solo per sentirsi dire dai cinesi che se li può tenere; intanto, si riaccendeva uno dei 12 mila conflitti che Forrest Trump nella sua mente aveva fatto concludere: quello tra Cambogia e Thailandia. Di sicuro, c’è che continua il processo di concentrazione oligarchica: Netflix e Paramount si prendono a pizze per chi si papperà Warner Bros. Mercoledì, poi, è stato il giorno durante il quale Russia e Cina hanno fatto sapere con i fatti (e con i bombardieri strategici) che non permetteranno al Giappone di riprendere il suo cammino verso il militarismo fascista, ma anche il giorno nel quale gli USA hanno dovuto ammettere che l’accordo commerciale con un altro gigante come l’Indonesia stava saltando per aria, che la Cina ha fatto sapere che non ha nessuna intenzione di ritirarsi per permettere agli USA di riaffermare il suo dominio neocoloniale sull’America Latina e che Panetta ha lanciato l’allarme contro le stablecoin ancorate al dollaro e ai titoli di Stato USA. E poi, ancora, la Danimarca che definisce ufficialmente gli USA una minaccia, la Gran Bretagna che lascia il Pacifico e affossa l’Aukus, l’Australia che vieta i social ai minori di 16 anni e la FED che torna al Quantitative Easing; e, last but not least, gli USA che preparano la guerra contro il Venezuela. Insomma: stanno a scatena’ er paniko!















