8 agosto
il procuratore generale degli Stati Uniti Pamela Bondi pubblica questo video su X; oggi il Dipartimento di Giustizia e il Dipartimento di Stato annunciano uno storico compenso da 50 milioni di dollari per informazioni che portino allβarresto di Nicolas Maduro: Γ¨ uno dei principali narcotrafficanti del mondo, e una minaccia per la nostra sicurezza nazionale. 18 agosto, Bloomberg, citando una fonte anonima: βGli stati uniti inviano 4.000 soldati in America Latina per combattere i cartelliβ; destinazione e modalitΓ sono ancora avvolti nel mistero. 3 giorni dopo, Reuters, citando sempre fonti anonime: βLa USS San Antonio, la USS Iwo Jima e la USS Fort Lauderdale potrebbero arrivare al largo delle coste del Venezuela entro tre giorniβ; il problema? Queste unitΓ con la lotta al narcotraffico cβentrano poco: non sono unitΓ antidroga, ma unitΓ di dispiegamento rapido βaddestrate ed equipaggiate per vincereβ, si legge nel comunicato della Marina Militare, βovunque e in qualsiasi momentoβ. La Iwo Jima Γ¨ la nave ammiraglia dellβIwo Jima Amphibious Ready Group (ARG, per gli amici): a bordo delle imbarcazioni ARG ci sono i 2200 uomini del 22nd MEU, la 22Βͺ UnitΓ di Spedizione della Marina che, si legge sul sito della Marina, βfornisce una Marine Air Ground Task Forceβ, una task force aria-terra marina βin grado di condurre operazioni anfibie, consentendo anche lβintroduzione di forze di follow-on e operazioni speciali designate per soddisfare i requisiti del Combatant Commanderβ; in soldoni, sono addestrati ed equipaggiati per invadere βchiunque, in qualsiasi momentoβ.
La reazione di Maduro non si Γ¨ fatta attendere: giΓ il 20 agosto ha ordinato lo spiegamento di oltre 4 milioni di membri della Milizia Nazionale Bolivariana per difendere βil territorio, la sovranitΓ e la paceβ del Venezuela; βNessun impero arriverΓ a toccare il sacro suolo del Venezuela, nΓ© dovrebbe toccare il sacro suolo del Sud Americaβ, ha dichiarato in un discorso televisivo. Due giorni dopo, il ministro degli esteri della Federazione russa Sergej Lavrov ha avuto una conversazione telefonica con la vicepresidente venezuelana Delcy Rodriguez, durante la quale avrebbe espresso il chiaro sostegno politico di Mosca a Caracas nei suoi sforzi per βdifendere la sovranitΓ nazionale e garantire la stabilitΓ istituzionaleβ; a quanto risulta, durante la chiamata nessuno avrebbe parlato esplicitamente delle navi USA. Il punto Γ¨ che, da piΓΉ parti, sono emerse diverse perplessitΓ sulla natura della missione USA e qualcuno ha addirittura avanzato lβipotesi che, in realtΓ , non ci fosse nessuna nave USA diretta a largo del Venezuela. Su questa ambiguitΓ , come al solito, sembra puntare lo stesso Trump: quando gli Γ¨ stato chiesto se pensa di attaccare i cartelli del narcotraffico direttamente allβinterno del Venezuela, ha risposto semplicemente βBene, lo scoprirete prestoβ.
I motivi che potrebbero spingere Trump allβescalation nei confronti del Venezuela sono arcinoti: il Venezuela non solo ha le piΓΉ importanti riserve petrolifere del pianeta, ma fa anche parte a pieno titolo dellβasse del male che contesta il dominio dellβimperialismo USA. Insomma: ha, potenzialmente, sia le risorse che la volontΓ politica di rovinare la festa latinoamericana della Casa Bianca; che motivi potrebbe avere, invece, Washington per alzare un polverone del genere senza avere, in realtΓ , lβintenzione di passare ai fatti? Da una lato, sicuramente, in pieno stile Forrest Trump, intimidire gli avversari; ma dallβaltro, suggeriscono molti analisti, lo scopo potrebbe essere impacchettare un’altra bella arma di distrazione di massa, in particolare per distrarre la base MAGA dalla bomba a orologeria dello scandalo Epstein, che Maduro ha deciso di cavalcare. GiΓ lβ8 agosto, come risposta alla taglia annunciata da Pam Bondi, Maduro ne ha annunciata una tutta sua: 50 milioni di dollari per chi rilascerΓ gli Epstein files; mentre ci si interroga sulla reale consistenza della minaccia militare USA, gli 11 Paesi dellβALBA il 20 agostoΒ hanno firmato una dichiarazione congiunta dove si accusano gli Stati Uniti di essersi mobilitati con falsi pretesti e si chiede la cessazione immediata di ogni operazione, ma la tenuta dellβALBA Γ¨ sempre piΓΉ fragile.
Il 17 agosto, in Bolivia, si sono tenute le elezioni: la sinistra antimperialista Γ¨ stata asfaltata e, grazie alle millemila divisioni, sono usciti vincitrici forze politiche impresentabili e legate a doppio filo a Washington. Ma amici se ne vanno, amici se ne fanno, ed ecco, cosΓ¬, che sembra consolidarsi lβasse con lβex quinta colonna USA in America Latina per eccellenza, la Colombia di Petro; la Colombia ospita almeno 7 basi USA, indispensabili alla proiezione militare sullβintero continente e sul Venezuela in particolare, e che potrebbero non essere facilmente utilizzabili: “I gringos stanno perdendo la bussola se pensano che invadere il Venezuela risolverΓ i loro problemi” ha affermato Petro. Nel frattempo, Maduro ha annunciato lo spostamento di 15 mila soldati al confine tra Venezuela e Colombia; Petro ha risposto con lo spostamento di 25 mila uomini sullβaltro lato del confine: insieme, vogliono evitare che gruppi paramilitari di varia natura usino la turbolenta zona di confine per riorganizzarsi e lanciare provocazioni. Ma anche Petro deve guardarsi le spalle: aΒ luglio erano state pubblicate alcune registrazioni audio dove l’ex Ministro degli Esteri, Γlvaro Leyva, parlava apertamente di organizzare un colpo di Stato contro il governo Petro; secondo lβanalista e politologo venezuelanoΒ William Serafino, alla fine Washington resisterΓ alla tentazione di attacchi diretti su grande scala e opterΓ , piuttosto, per βun’ampia gamma di operazioni, dagli attacchi informatici e dal sabotaggio delle infrastrutture fino a scoppi di violenza armata. Una guerra sporca con lo scopo di logoramentoβ e, magari, anche una nuova operazione Gideon.
Vi ricordate? Era il maggio del 2020: con unβincursione da B Movie anni β70, un gruppo di 18 paramilitari, tra cui due ex membri delle forze speciali dellβesercito USA, sbarca nella cittΓ venezuelana di Macuto, armato fino ai denti e col sostegno aereo di un elicottero; sarΓ un fiasco colossale. La prima ondata di attacchi provocΓ² la morte di sei dissidenti venezuelani; altri vennero catturati dai pescatori e dalle forze di polizia locali e poi consegnati alle forze governative, e quando arrivΓ² la seconda ondata, ormai si erano schierate le Forze Armate Nazionali Bolivariane e non ne rimase manco uno. Nel frattempo, perΓ², lβopposizione potrebbe essersi organizzata: a fine luglio, Maria Corina Machado ha invitato i suoi seguaci allββorganizzazione segreta di tutte le strutture necessarieβ; la speranza Γ¨ che, di fronte a una nuova Gideon, si possa contare contemporaneamente su una grande mobilitazione di piazza delle forze anti Maduro e a un fenomeno di diserzione di massa tra le fila dellβesercito. Potrebbe essere una speranza velleitaria: Maduro senzβaltro non sta simpaticissimo a tanti, ma anche la Machado, come ai suoi tempi GuaidΓ², non sembra poi godere di tutto questo supporto popolare. Lβidea, allora, Γ¨ concentrare tutto sulla formula magica della lotta al narcotraffico che assomigli sempre di piΓΉ alla guerra santa contro il terrorismo, una formula vuota, buona per tutte le stagioni, in grado di obnubilare lo spirito critico delle persone e di fare da copertura per ogni sorta di crimine.
Il nemico immaginario, fabbricato ad arte dagli USA, in questo caso si chiama Cartel de los Soles: viene descritto come uno dei cartelli piΓΉ influenti, organizzati e pericolosi dellβintero continente, una rete eterogenea di generali e politici venezuelani coinvolti nel traffico di droga in alleanza con i cartelli colombiani e messicani e che Γ¨ stata inclusa nellβelenco delle organizzazioni terroristiche internazionali. CβΓ¨ solo un piccolo problema: non esiste; come scrive su X lo stesso Petro, βIl Cartel de los Soles non esiste, Γ¨ la scusa fittizia dellβstrema destra per rovesciare i governi che non obbedisconoβ. Ovviamente, invece, funzionari venezuelani di vario genere legati in qualche modo al narcotraffico esistono eccome, come ovunque; quello che fanno la propaganda e lβintelligence USA Γ¨ prenderli e impacchettarli con unβidea di marketing utile a giustificare alla base MAGA lβaggressione militare. In Venezuela, lβoperazione Γ¨ particolarmente spregiudicata perchΓ© in realtΓ , come certifica la stessa DEA, il ruolo di Caracas nel traffico di droga Γ¨, tutto sommato, piuttosto marginale: come ricordava Pino Arlacchi, βDurante il mio mandato come Direttore dell’UNODC, l’agenzia delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine, sono stato in Colombia, Bolivia, PerΓΉ e Brasile, ma non ho mai visitato il Venezuela. Semplicemente non ce n’era bisogno. La cooperazione del governo venezuelano nella lotta al narcotraffico Γ¨ stata una delle migliori del Sud America; puΓ² essere paragonata solo all’impeccabile record di Cubaβ.
Ma quando qualcuno ha osato ricordare a Marco Rubio che le Nazioni Unite smentiscono le loro fantasie sui fantomatici cartelli venezuelani, la risposta Γ¨ stata βDi cosa dicono le Nazioni Unite, i dontβ care. Me ne fregoβ; vi ricorda niente? Eβ, piΓΉ o meno, la reazione che ha avuto di nuovo anche Trump. Lβepisodio Γ¨ questo: βQuesta mattina presto, su mio ordine, le forze armate statunitensi hanno condotto un attacco cinetico contro i narcoterroristi del Tren de Araguaβ; βL’attaccoβ, continua Trump, βΓ¨ avvenuto mentre i terroristi si trovavano in mare, in acque internazionali, impegnati nel trasporto di stupefacenti illegali diretti negli Stati Unitiβ e βha causato la morte di 11 terroristiβ Come ha sottolineato lβex direttore di Human Rights Watch, Kenneth Roth, siamo di fronte allβammissione di unβesecuzione sommaria e di un reato di omicidio: βI trafficanti di drogaβ, infatti, βnon sono combattenti che possono essere colpiti a vista, ma sospettati di reati che devono essere arrestati e processatiβ, ma io che so’ Donnie, appunto, me ne frego; dβaltronde, mica mi trovo di fronte a criminali comuni. Qui siamo di fronte al famigerato cartello Tren de Aragua che, come ricorda Trump, βnon solo Γ¨ unβorganizzazione terroristica straniera designataβ, ma che Γ¨ oltremodo pericolosa perchΓ© βopera sotto il controllo di Nicolas Maduroβ. Insomma: cβhanno un intero Stato dietro; vanno contrastati con la guerra vera. Peccato che la DEAΒ sostenga lβesatto opposto: βIl regime di Maduro non coopera con Tren de Araguaβ e, anzi, βlβintelligenze venezuelana, lβesercito e le forze di polizia considerano il cartello una minaccia alla sicurezza e operano contro di esso in modi che rendono decisamente inverosimile che le due parti cooperino tra loroβ.
Per trovare storie di cooperazione tra Stati e cartelli bisogna forse cambiare destinazione: negli ultimi anni, Il centro nevralgico per eccellenza del narcotraffico, infatti, Γ¨ diventato lβEcuador, da dove – sempre stando alla DEA – passerebbe il 70% della cocaina di tutto il mondo; secondo Arlacchi, βIl 57% dei container di banane che partono dal porto ecuadoregno di Guayaquil arriva in Belgio carico di cocainaβ. E indovinate un poβ chi Γ¨ il re del traffico di banane in partenza di porti ecuadoregni? Esatto: le imprese della famiglia del presidente Noboa; e indovinate da chi Γ¨ sostenuto Noboa? Esatto: proprio da Washington; come per il terrorismo, a essere cattivi, quella del narcotraffico non sembra essere semplicemente unβoccasione da sfruttare per altri fini, ma qualcosa che gli USA, in vario modo, contribuiscono attivamente a sostenere e a far crescere. E tu, cosa ne pensi? Diccelo nei commenti e, se ti Γ¨ piaciuto questo video, ricordati di mettere un like e anche di condividerlo; e se ti piace questo canale e il giornalismo indipendente, ricordati che, al contrario di Noboa e della Machado, non abbiamo sponsor nΓ© santi in paradiso, ma solo il contributo volontario di chi apprezza il nostro lavoro e vuole aiutarci a portarlo avanti. Se vuoi aiutarci anche tu, aderisci alla campagna di sottoscrizione di Ottolina TvΒ GoFundMeΒ e suΒ PayPal.
E chi non aderisce Γ¨ Juan Guaido















