In Europa è partita la corsa al riarmo nucleare? Nel 1957, la CIA valutò che la Svezia sarebbe stata in grado di sviluppare una sua bomba atomica entro 5 anni; gli USA li convinsero che non ce n’era bisogno e che a parargli il culo ci pensavano loro: Stoccolma firmò il trattato di non proliferazione nel 1968 e, 4 anni dopo, chiuse il suo unico laboratorio per il plutonio. Oggi, il primo ministro svedese Ulf Kristersson ritiene sia stato un terribile errore: “Finché le potenze malvagie avranno armi nucleari”, ha affermato, “anche le democrazie dovranno poter giocare”. Ha detto proprio così: potenze malvagie; pensano e parlano come i bambini di 8 anni. Mettergli in mano un’arma distruzione di mondo forse non è l’opzione più saggia; eppure, in molti ormai sembrano non ambire ad altro: Mind the deterrence gap si intitola un rapporto redatto in vista della conferenza sulla sicurezza di Monaco degli scorsi giorni (attenzione al divario di deterrenza). “L’Europa è entrata in una nuova era nucleare”, denunciano i relatori; “ciononostante i policy makers sono stati lenti a comprenderne le implicazioni” e ora vogliono recuperare il tempo perso: non si tratta più di discutere sul se, ma solo sul come. La strada maestra sarebbe sviluppare una deterrenza europea comune: per farlo, prima di tutto, si dovrebbero mettere d’accordo Francia e Germania, che, però, non sono state capaci di trovare un accordo nemmeno per sviluppare insieme un caccia di quinta generazione – che, dopo anni di tira e molla, hanno sostanzialmente abbandonato. Si apre, così, una sorta di piccola corsa al riarmo tutta interna, con i più agitati che approfittano del caos per tentare la fuga in avanti: già nel 2022, l’allora presidente Duda si fece avanti per ospitare armi nucleari USA in Polonia; ora il presidente è cambiato e, al posto di Duda, è arrivato un nazionalista ancora più esagitato, come Nawrocki, e l’obiettivo non è più limitarsi ad ospitare armi USA, ma svilupparne di proprie. “La strada che dovremmo intraprendere”, ha affermato, “è la strada verso un potenziale nucleare polacco”. Di tutto questo e di molto altro, all’indomani della conferenza sulla sicurezza di Monaco, abbiamo parlato con il nostro analista militare preferito, Gianandrea Gaiani, storico direttore della testata Analisi Difesa.










