Il primo luglio 2026 rischia di passare alla storia come una di quelle date enormi che, però, non fanno rumore; non ci sono carri armati per strada, non ci sono sommosse e, tutto sommato, manco un vero dibattito. C’è solo una norma tecnica, burocratica, apparentemente innocua, che passa in sordina: per i nuovi assunti del settore privato, il TFR finirà automaticamente nella previdenza complementare, salvo rinuncia esplicita entro 60 giorni. Sembra una faccenda da consulenti del lavoro, una noiosissima pratica amministrativa; e, invece, è un fatto storico. Perché il TFR non è un regalo, non è una gentile concessione dell’azienda: è salario differito, soldi dei lavoratori; una piccola diga conquistata, pezzetto dopo pezzetto nel tempo, contro l’incertezza e contro il ricatto permanente di un mercato del lavoro sempre più feroce. Da oggi, quella diga diventa un pezzo del gigantesco schema Ponzi su cui si regge l’intera economia occidentale; l’economia dell’Occidente collettivo, oggi, è appesa alla bolla finanziaria americana, una bolla costruita in decenni di globalizzazione a guida USA, centralità del dollaro, dominio militare, controllo delle catene del valore, rendite monopolistiche, debito e mercati azionari gonfiati dalla certezza che, alla fine, il mondo si sarebbe continuato a piegare agli interessi di Washington e di Wall Street. Per cinquant’anni, questo meccanismo ha funzionato perché dietro c’era l’unipolarismo statunitense: c’era l’idea che gli Stati Uniti fossero il centro indiscusso del sistema mondiale, che le Borse americane, tra una crisi e l’altra, fossero comunque destinate a salire, che l’impero, in un modo o nell’altro, avrebbe sempre garantito il valore degli asset denominati in dollari. Ma quel mondo sta arrivando al capolinea; non sappiamo esattamente come, non sappiamo quando, ma una cosa la sappiamo: la crescita infinita dei mercati finanziari occidentali sotto l’ombrello dell’unipolarismo USA non è più una prospettiva realistica. È il passato; e, proprio mentre quel mondo si incrina, cosa fanno? Prendono il TFR dei lavoratori italiani e lo spingono dentro la macchina finanziaria che ha bisogno disperato di nuovo carburante: è questo il punto politico; il tuo TFR, invece che tutelare te, deve tutelare Wall Street. E’ un respiratore attaccato al polmone di un paziente già cerebralmente morto, e il prezzo lo paghi tu.










