Oggi partiamo dall’Iran: Teheran snobba gli Stati Uniti in Qatar, evita il tavolo diretto con Witkoff e, nel frattempo, prova a chiudere con l’Oman il dossier più pesante, la governance dello Stretto di Hormuz. Mentre Washington pressa per riaprire il negoziato finale, gli iraniani rispondono: prima si applicano gli accordi già firmati, poi si parla. Trump, forse, però ha anche altri pensieri; ha fatto il 730 americano e sono saltati fuori oltre 2 miliardi di dollari di guadagni: crypto, token, stablecoin, cause chiuse con accordi milionari, resort e nuovi affari di famiglia. E potrebbe essere solo la punta dell’iceberg, perché il clan Trump compare anche dentro business strategici come miniere, minerali critici e sussidi pubblici. Ma gli Stati Uniti non si fanno mancare niente: dopo il terremoto in Venezuela, entrano nel Paese con più di 900 militari, droni Reaper, logistica e intelligence. Ufficialmente è soccorso umanitario; politicamente sembra il ritorno operativo dell’esercito americano in Venezuela, usando una catastrofe naturale come corridoio d’ingresso.










