Il Digital Services Act: una norma spinta con zelo missionario da tutta la fanteria filo-tedesca di Bruxelles.
L’hanno venduta come uno scudo per proteggere gli utenti; in pratica è una museruola ben lucidata. Dal 25 agosto 2023, le piattaforme devono eliminare tutto ciò che appare “pericoloso” o “dannoso”, una categoria così evanescente che ci puoi infilare dentro di tutto: satira, opinioni, scetticismo, ironia, perfino un meme sbagliato. Via tutto, e senza nemmeno sporcarsi le mani: ci pensano i filtri automatici.
L’obiettivo dell’Ue è che nessun barbaro influenzi gli europei perché vogliono farlo loro, in esclusiva.
Lo vediamo ogni giorno noi su YouTube: video rimossi o demonetizzati non perché violino una regola, ma semplicemente perché problematici (tradotto: fuori dal coro). E questa è solo la cornice esterna di un piano che si sviluppa in mille rivoli: l’ultimo si chiama Scudo europeo per la democrazia, un Grande Fratello costruito ad hoc per individuare quelle che definiscono minacce narrative; e indovinate un po’ chi c’è nella lista nera? Lo ha detto chiaramente Kaja Kallas presentando il progetto: se la gente non crede più alle istituzioni europee, la colpa è dei russi, e noi vi dobbiamo difendere con ogni mezzo necessario – fact-checking, ONG, programmi accademici e un regolamento ad hoc, lo European Media Freedom Act. Ma se vuoi dettare l’agenda, la repressione delle voci indipendenti non basta: ci vuole la vecchia propaganda, e, per renderla credibile, deve passare dai media che tutti, in qualche modo, continuano a seguire. Anche quando non vogliono.











Eccellente!
Sfortunatamente non sono in grado di usare i canali indicati per contribuire alla vostra campagna, alla quale mi piacerebbe aderire attraverso bonifico bancario o bollettino postale.