Ale
In Francia, Macron fa una ritirata strategica, e in un tentativo disperato di restare al potere annuncia che “Non ci sarΓ alcun aumento dellβetΓ pensionabile da ora fino a gennaio 2028“. Il ritiro della contestatissima riforma delle pensioni arriva per convincere i socialisti a votare la fiducia al governo: la riforma delle pensioni, approvata nel 2023 senza passare per un voto diretto (grazie allβuso dellβarticolo 49.3 della Costituzione), prevedeva lβinnalzamento dellβetΓ pensionabile da 62 a 64 anni e lβallungamento degli anni di contribuzione necessari per ottenere una pensione piena; resta da vedere se i socialisti riusciranno a introdurre nella discutibilissima finanziaria anche la cosiddetta tassa Zucman, che prevede unβimposizione straordinaria sullβ1% della popolazione mondiale, i cosiddetti super ricchi, pari allβ1,3%. Secondo i calcoli, potrebbe portare nelle casse dello Stato fra i 15 e i 25 miliardi di euro; difficile crederlo, cosΓ¬ come credere che questo Governo avrΓ una lunga vita.
Nel frattempo, il matrimonio tra Stellantis e Trump continua ad andare a gonfie vele: ieri, il gruppo ha annunciato lβinvestimento record da 13 miliardi di dollari negli Stati Uniti, lβiniezione di capitali “piΓΉ grande e individuale” nella storia del gruppo; nelle intenzioni del CEO, Antonio Filosa, servirΓ ad aumentare del 50% la produzione nordamericana, sostenere il lancio di nuovi modelli e creare oltre cinquemila posti di lavoro tra Illinois, Ohio, Michigan e Indiana. I nuovi lanci di prodotto si aggiungeranno a una programmazione regolare, e giΓ pianificata fino al 2029, di 19 modelli aggiornati in tutti gli stabilimenti statunitensi e di gruppi propulsori rinnovati: “Un passo decisivo per i prossimi centβanni di Stellantis negli Stati Uniti” ha dichiarato lβamministratore delegato Filosa; bisognerΓ , invece, aspettare molto meno per vedere la chiusura degli ultimi stabilimenti italiani (nel 2024 i volumi delle autovetture prodotti in Italia sono quasi dimezzati: -45,7%). Questo un grafico del Sole 24 ore che mostra la progressiva fuga di Stellantis dallβItalia:

Pagheremo lo 0,25 per cento del PIL per pagare armi americane utili alla guerra di Zelensky? E a che pro? Meglio non chiederlo… Ieri, ministri della Difesa della NATO si sono riuniti Bruxelles in un vertice NATO – Ucraina: Rutte ha parlato del rafforzamento della difesa aerea europea e delle misure contro la βminaccia dei droni russiβ; nel frattempo, Kiev continua a chiedere soldi e armi nella nuova formula βarmi americane pagate dalla Ueβ definita negli scorsi mesi. Al centro del vertice, il ministro della Difesa di Kiev, Denys Shmyhal, ha stimato in 120 miliardi di dollari il costo del conflitto per il 2026: metΓ , secondo Shmyhal, proverranno da risorse nazionali e metΓ dagli alleati, invitando i partner βa contribuire con lo 0,25% del proprio PIL per sostenere la difesa ucrainaβ; se i contributi non arriveranno, Kiev punta a utilizzare i beni russi congelati. βCi aspettiamo che piΓΉ Paesi diano di piΓΉ e acquistino di piΓΉ per aiutare lβUcraina a porre fine al conflittoβ ha Dichiarato il Segretario della Guerra Hegseth: quando si dice fare il F*****O con il culo degli altri…
Gab
Nella giornata di ieri, il presidente Donald Trump ha confermato di aver autorizzato la CIA a svolgere operazioni segrete contro il governo venezuelano. Così vanno le cose del mondo: prima parli di guerra ai cartelli della droga, poi al narcoterrorismo, poi ti svegli e scopri che vuoi solo mettere le mani sulla prima riserva mondiale di petrolio; sarà perché il dollaro se la sta vedendo brutta?

Intanto, negli USA viene fermato il noto analista indiano-statunitense Ashley Tellis: sospettato di aver incontrato funzionari cinesi e parlato di documenti riservati statunitensi; lβuomo avrebbe incontrato piΓΉ volte rappresentanti di Pechino, fornendo informazioni sui rapporti con lβIran e il Pakistan: lβamministrazione Trump punta ad usare la giustizia per fare pressioni sul nuovo corso filo-BRICS del governo Modi?

βIn occasione del cessate il fuoco nella Knesset israeliana martedΓ¬, il leader dell’opposizione Yair Lapid ha detto ai legislatori, incluso il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Coloro che hanno manifestato contro Israele a Londra, Roma, Parigi … sono stati ingannati dalla propaganda … La veritΓ Γ¨ che non c’Γ¨ stato alcun genocidio, nessuna fame intenzionaleβ; eccola qui lβopposizione israeliana: scava scava, alla fine viene sempre fuori il sionista e la complicitΓ con Netanyahu, descritto sΓ¬ come un demonio, un pazzo e un criminale, ma non per i motivi condivisi da tutto il resto mondo, quanto, invece, per mera propaganda interna, un pugno di voti. Le autoritΓ israeliane hanno giΓ adottato la nuova linea: non cβΓ¨ stato nessun genocidio e, ahimΓ¨, le istituzioni internazionali (quelle egemonizzate dallβOccidente) sembrano volersi prestare a questo gioco.
Intanto, Erdogan garantisce alla riunione del gabinetto di Ankara: βLa Turchia farΓ tutto il possibile per impedire il ripetersi del genocidio a Gazaβ; ha garantito poi che i convogli umanitari turchi stanno arrivando a Gaza e che monitorerΓ il rispetto delle regole da parte israeliana, ben conoscendo i tradimenti precedenti.
Intanto, il The Jerusalem Post si interroga: essere o non essere? La vittoria a Gaza Γ¨ una vittoria o Γ¨ una sconfitta? O, piuttosto, Γ¨ un rinvio? Il governo israeliano aveva promesso la sconfitta di Hamas e ora si ritrova a dover lasciare una porzione del territorio conquistato nella Striscia ai rivali: la battaglia si sposta ora dalle armi alla propaganda.

Altre news dal mondo
Ecuador nel caos? – Esplosioni in Ecuador, incolpate bande criminali locali ed ex dissidenti delle FARC | Notizie di crimine | Al Jazeera
Aggiornamenti dal Madagascar – “Non vogliamo il potere, vogliamo la luce”: il Madagascar attende l’era post-Rajoelina | Notizie sulle proteste | Al Jazeera
Samu
Trump e la profezia che si auto-avvera. In un colpo a sorpresa, il presidente statunitense ha dichiarato che il primo ministro Modi si sarebbe impegnato a interrompere gli acquisti di petrolio russo: la dichiarazione ha fatto salire i prezzi del greggio, visto che, se vera, toglierebbe dal mercato uno dei grandi acquirenti di petrolio russo scontato. Il Ministero degli Esteri indiano ha risposto con fermezza ricordando che le scelte di importazione sono guidate dalla tutela degli interessi dei consumatori e dalla sicurezza energetica nazionale: New Delhi insiste sul fatto che la prioritΓ rimane prezzo e disponibilitΓ per le famiglie e le industrie indiane; lβaffermazione governativa suona come un rifiuto di essere βinquadrataβ da dichiarazioni politiche estere. Γ plausibile che, se cβΓ¨ qualche impegno verbale, si tratti di un processo graduale e condizionato: ridurre importazioni da Mosca richiede alternative disponibili, accordi logistici e costi accettabili; in pratica, Modi puΓ² aver offerto buone intenzioniΒ diplomatiche a Washington senza un piano immediato per chiudere i rubinetti energetici. I mercati perΓ² scontano anche le aspettative politiche: basta il sospetto di un taglio per muovere i prezzi: se l’India riducesse davvero la domanda russa, lβefficacia delle sanzioni occidentali su Mosca aumenterebbe; ma la mossa ha anche un prezzo politico interno per Modi (energia piΓΉ cara) e costi diplomatici verso Mosca. La strada piΓΉ realistica Γ¨ una diversificazione accelerataΒ degli approvvigionamenti, non uno stop immediato.
Reuters – Oil up 1% after Trump says India promised to stop buying Russian oil.
Bloomberg – Trump Says Modi Committed to Stop Russian Oil Purchases.
Times of India – India reacts to Trump’s claim.Β Global Times – Trump claims Modi agreed to halt Russian oil imports.
DAWN – Trump says India will stop buying Russian oil.
The Hindu – India gives priority to consumers in oil & gas imports (MEA).
Finanza Globale: predica bene e razzola male. Nonostante lo sfondo geopolitico teso, Wall Street e le grandi banche dβinvestimento continuano a essere profondamente coinvolte nel business cinese: collocamenti, IPO a Hong Kong e strutture finanziarie fanno girare commissioni e profitti per i banchieri americani, mentre si moltiplica l’interesse politico verso questi grandi guadagni. Da un lato, cβΓ¨ il rischio dato dallo scontro (esposizione a societΓ con legami statali o militari, pressioni normative negli USA); dallβaltro, cβΓ¨ domanda di capitali e commissioni immediate: le banche guadagnano concretamente aiutando le aziende cinesi a quotarsi e raccogliere fondi, specialmente a Hong Kong. Questo crea un corto circuito: la politica spinge al contenimento; il mercato produce incentivi economici fortissimi. Lβapertura o il ritorno di canali finanziari verso la Cina (inclusa la narrativa che βWall Street avrΓ accesso alla Cinaβ riportata in un articolo del New York Times) Γ¨ reale, ma instabile: eventuali scossoni geopolitici, tariffe, sanzioni mirate e nuove restrizioni ai listing possono restringere brutalmente il campo dβazione; le banche si posizionano per sfruttare opportunitΓ oggi, consapevoli che la luna di miele politica potrebbe non essere infinita. Dobbiamo immaginare una strategia a due tempi: il mercato – banche + investitori istituzionali – spinge ora per massimizzare la finestra di accesso, mentre i policy maker negli USA accumulano strumenti (tariffe, norme su delisting, obblighi di disclosure) da sfilare appena la pressione politica rende conveniente unβinversione di rotta; il risultato Γ¨ un mercato aperto, ma vulnerabileΒ dove le entrate correnti vengono monetizzate prima che eventuali freni politici scattino.
Wall Street Journal – American Bankers Are Making a Mint Helping China Inc. Go Global.
Reuters – JPMorgan, Goldman Sachs stay in China but businesses shift.
The New York Times β Wall Street avrΓ finalmente accesso alla Cina. Ma per quanto tempo?
Questi negoziati tra Cina e Usa sono Aladeen! Negli ultimi giorni si moltiplicano i segnali di dialogo e di dialoghi selettivi, ed Γ¨ tutto un gran casino: grandi CEO globali sono stati invitati a incontrare i negoziatori cinesi, segno che Pechino cerca interlocuzione con lβindustria, mentre i governi occidentali sono sul piede di guerra e pronti a misure di contenimento. Pechino, infatti, sembra pronta a ribadire una strategia economica centrata sulla produzione e sullβautonomia tecnologica nei prossimi anni: il plenum del Partito confermerΓ indirizzi industriali e prioritΓ che puntano a rafforzare la catena produttiva nazionale, specialmente in settori ad alta intensitΓ tecnologica; ma ciΓ² non significa volersi tagliare fuori dal mondo. Questo spiega la volontΓ di invitare CEO stranieri: gestire la narrative e preservare canali commerciali essenziali, pur mantenendo una strategia industriale assertiva. Sul piano diplomatico, incontri come quello annunciato tra Trump e Xi (che forse sΓ¬ farΓ , forse…) servono a tenere aperte comunicazioni che possono smorzare shock immediati (tariffe, tariffe portuali di ritorsione ecc.), ma la sostanza resta: competizione tecnologica e controllo delle filiere rimangono al centro della rivalitΓ . Pechino gioca su due leve: rassicurare capitali e corporate internazionali per mantenere flussi finanziari e know-how e, nel contempo usare politiche industriali per ridurre la dipendenza strategica su tecnologie critiche. Risultato pratico: un’economia ibrida, attrattiva per i profitti a breve termine, ma costruita per resistere agli shock geopolitici a medio termine, come giΓ detto nel paragrafo dedicato alla finanza.
Bloomberg – Global CEOs to Meet Chinese Trade Negotiator as Tensions Linger.
Reuters – China to keep its ‘all about production’ economic playbook as rivalry with US intensifies.
Cybersicurezza: ha stato la Cina? Unβimportante violazione informatica ha colpito il fornitore statunitense F5, colosso americano delle soluzioni di networking e sicurezza: secondo le fonti occidentali, lβintrusione sarebbe di natura nation-state e attribuita a attori legati alla Cina; tra i file sottratti, ci sarebbero parti del codice sorgente BIG-IP e informazioni sulle vulnerabilitΓ . Le autoritΓ federali avevano giΓ messo in guardia F5 per possibili attacchi su reti governative; F5 produce componenti critici per la gestione del traffico applicativo: il furto di codice e vulnerabilitΓ dΓ agli attaccanti un vantaggio tecnico diretto per creare exploit mirati, con rischi immediati per infrastrutture pubbliche e private. CISA ha emesso direttive urgenti e le aziende sono sotto pressione per patchare e isolare i sistemi esposti. Secondo le fonti americane, si tratterebbe di una breccia protratta nel tempo (mesi), che suggerisce unβoperazione sofisticata e mirata: non criminalitΓ opportunistica, ma attivitΓ con capacitΓ di persistenza e raccolta mirata; se la responsabilitΓ Γ¨ confermata, si tratta di un nuovo capitolo della competizione tecnologica e di intelligence fra grandi potenze. Dato che la tecnologia di rete Γ¨ trasversale, lβimpatto potenziale Γ¨ molteplice: da campagne di spionaggio industriale a strumenti per disruption mirata di servizi critici in momenti decisivi. Un altro importante rischio Γ¨ la proliferazione degli exploit: un exploit informatico Γ¨ un codice, un programma o una sequenza di comandi che sfrutta una vulnerabilitΓ (una falla di sicurezza) in un sistema, software o hardware, per causare un comportamento indesiderato; una volta che il codice e le tecniche sono di dominio pubblico, il mercato nero e gli attori criminali possono trasformare la vulnerabilitΓ in armi diffuse.
Reuters – Breach at US-based cybersecurity provider F5 blamed on China, Bloomberg News reports.
Reuters – US warns that hackers using F5 devices to target government networks. (F5 disclosure).
Bloomberg (originario del report che Reuters cita) – link fornito in raccolta originale.
Pakistan: si intensifica la guerra al TLP. In Pakistan, il Punjab sta cercando di neutralizzareΒ il movimento religioso e politico Tehreek-e-Labbaik Pakistan (TLP), dopo una serie di attentati e violenze: lβazione segue gli scontri di massa e le misure di ordine pubblico che hanno portato a morti, arresti e blackout di servizi nelle zone interessate. Il TLP Γ¨ un attore radicato che mescola mobilitazione religiosa e capacitΓ di pressione politica; contenerlo significa tentare di smussare un fronte di instabilitΓ interna che puΓ² degenerare – blocchi, marce verso Islamabad, scontri con le forze dellβordine – e complicare la gestione estera del Paese. Lβuso di misure dure Γ¨ rischioso: puΓ² stabilizzare lβordine a breve, ma radicalizzare la base del movimento; ma il movimento, in questi mesi, ha complicato enormemente i rapporti con l’India, l’Afghanistan e con tutti gli interlocutori internazionali. Il possibile uso di strumenti legali e repressione amministrativa in Punjab Γ¨ una mossa che cerca di ricondurre lβordine, ma alimenta incertezza politica: se Islamabad e Punjab coordinano una risposta credibile (mirata alle reti di finanziamento e leadership del TLP) potremmo vedere una riduzione strutturale delle capacitΓ di mobilitazione; ma se la risposta Γ¨ solo militare-poliziesca, il rischio Γ¨ di creare un ciclo di escalation che potrebbe essere strumentalizzato da altri gruppi o da attori esterni, come abbiamo giΓ visto fare all’India con l’accusa di genocidio presentata alle Nazioni Unite.
DAWN – Punjab looks to ‘neutralise’ TLP.
Reuters coverage on clashes.
Il Marru
LβEconomist torna a lanciare lβallarme: βIl mondo Γ¨ diventato pericolosamente dipendente dalle azioni americaneβ.

A sostenerlo Γ¨ lβex vicedirettrice generale dellβFMI,Β Gita Gopinath, in un editoriale che andrebbe imparato a memoria: βIl mercato azionario americanoβ, nonostante alcune vistose oscillazioni, βrimane vicino al suo massimo storicoβ, scrive; βL’impennata, alimentata dall’entusiasmo per l’intelligenza artificiale, ha suscitato paragoni con l’esuberanza della fine degli anni ’90, culminata nel crollo delle dot-com del 2000. Sebbene l’innovazione tecnologica stia innegabilmente rimodellando i settori industriali e aumentando la produttivitΓ , ci sono buone ragioni per temere che l’attuale rally possa preparare il terreno per un’altra dolorosa correzione del mercato. Le conseguenze di un simile crollo, tuttavia, potrebbero essere molto piΓΉ gravi e di portata globale rispetto a quelle avvertite un quarto di secolo faβ. βAl centro di questa preoccupazioneβ, sottolinea Gopinath, βc’Γ¨ l’enorme portata dell’esposizione, sia nazionale che internazionale, alle azioni americane. Negli ultimi quindici anni, le famiglie americane hanno aumentato significativamente i loro investimenti nel mercato azionario, incoraggiate dagli ottimi rendimenti e dal predominio delle aziende tecnologiche americane. Per le stesse ragioni, gli investitori stranieri, in particolare europei, hanno investito capitali in azioni americane, beneficiando al contempo della forza del dollaro. Questa crescente interconnessione implica che qualsiasi brusca flessione dei mercati americani si ripercuoterΓ in tutto il mondoβ: βUna correzione di mercato della stessa entitΓ del crollo delle dot-com potrebbe spazzare via oltre 20.000 miliardi di dollari di ricchezza per le famiglie americane, equivalenti a circa il 70% del PIL americano nel 2024. Questa cifra Γ¨ di gran lunga superiore alle perdite subite durante il crollo dei primi anni 2000β; βGli investitori stranieri potrebbero subire perdite di ricchezza superiori a 15.000 miliardi di dollari, pari a circa il 20% del PIL del resto del mondo. A titolo di confronto, il crollo delle dot-com ha causato perdite per gli investitori esteri pari a circa 2.000 miliardi di dollari, circa 4.000 miliardi di dollari in valuta attuale e meno del 10% del PIL del resto del mondo dell’epocaβ. E non Γ¨ ancora finita, perchΓ© βStoricamente, il resto del mondo ha trovato un certo margine di manovra nella tendenza del dollaro a salire durante le crisiβ e βquesta fuga verso la sicurezza ha contribuito ad attenuare l’impatto della perdita di ricchezza denominata in dollari sui consumi esteriβ. Anche quando una crisi aveva origine negli USA, la fiducia nei confronti del biglietto verde spingeva i capitali internazionali a cercare fiducia nel porto sicuro dei principali Asset denominati in dollari, a partire dai titoli di Stato: in questo modo, il dollaro si apprezzava e mitigava la perdita di valore degli asset. Spieghiamola semplice: fai conto di essere un cittadino europeo (cosa che, ahimΓ¨, molto probabilmente sei davvero); in un determinato momento, 1 euro vale 1 dollaro, e decidi di comprare un titolo che costa 100 dollari – che, in quel momento, equivalgono a 100 euro. DopodichΓ© arriva una bella scoppola, e quel titolo da 100 dollari passa a valerne 60; nel frattempo, perΓ², la crisi ha spinto tutti i capitali a cercare rifugio negli USA, e 1 dollaro, invece che valere solo 1 euro, ne vale 1,3. A quel punto, il tuo titolo, che vale 60 dollari, vale 78 euro: invece che 40 euro, ne hai persi 22Β grazie alla rivalutazione del dollaro. Fino ad ora, piΓΉ o meno ha sempre funzionato cosΓ¬, ed Γ¨ proprio il meccanismo centrale che sta alla base di quella che abbiamo sempre definito la dittatura del dollaroΒ (e che con Vadim Bottoni abbiamo descritto in questo libro qui); tuttavia, sottolinea a questo giro Gopinath, lanciando con tono sommesso una vera e propria mina, βCi sono ragioni per credere che questa dinamica potrebbe non reggere nella prossima crisi. Nonostante le fondate aspettative che i dazi americani e la politica fiscale espansiva avrebbero rafforzato il dollaro, questo Γ¨ invece sceso rispetto alla maggior parte delle principali valute. Sebbene ciΓ² non segni la fine del predominio del dollaro, riflette il crescente disagio degli investitori stranieri riguardo alla traiettoria della valuta. Stanno sempre piΓΉ ricorrendo a coperture contro il rischio legato al dollaro (il famoso debasement trade che abbiamo descritto piΓΉ volte proprio in questa newsletter e che vede quantitΓ ingenti di capitali spostarsi dai tradizionali asset denominati in dollari a oro, cripto e mercati emergenti, ndr), un segno di un calo della fiduciaβ. βIn sintesiβ, conclude Gopinath, βΓ¨ improbabile che un crollo del mercato oggi si traduca nella breve e relativamente benigna recessione economica seguita alla crisi delle dot-com. Ora c’Γ¨ molta piΓΉ ricchezza in gioco, e molto meno margine di manovra politico per attutire il colpo di una correzione. Le vulnerabilitΓ strutturali e il contesto macroeconomico sono piΓΉ pericolosi. Dovremmo prepararci a conseguenze globali piΓΉ graviβ.
A proposito di bolla dellβAI, qui cβΓ¨ una bellβapprofondimento del Wall Street Journal sui problemi energetici dei Data Center e il boom di impianti di generazione dellβenergia sconnessi dalla rete e creati ad hoc per alimentarli; e qui il caso studio del data center di CoreWeave e Poolside βin un vasto ranch nel West Texasβ, βepicentro del boom del frackingβ. Qui, invece, una lunghissima inchiesta sul fondatore del colosso USA della componentistica automotive First Brands, il cui fallimento ha scosso profondamente Wall Street e i sogni di reindustrializzazione dei MAGA, e rischia di scoperchiare il vaso di Pandora delle fragilitΓ del Private Equity, proprio ora che i grandi fondi cercano di spacciarlo ai piccoli risparmiatori come la manna per ripararsi dai rischi della bolla del mercato azionario.















