Tutto va meravigliosamente bene nel giardino fiorito d’Europa: la Francia vive la seconda crisi di governo in nove mesi; l’assemblea nazionale ha sfiduciato il primo ministro Bayrou. La politica di Macron, basata sulla propensione alla guerra e all’autoritarismo, stranamente non paga: adesso è il capo di Stato francese meno popolare dai tempi di Luigi XVI. La democrazia occidentale si propaga anche sull’altra sponda del Mediterraneo, dove una nave umanitaria è stata colpita da un proiettile sganciato da un drone. Il messaggio è chiaro: la Global Sumud Flotilla non ha da partire, e qualcosa ci dice che arrivi da Israele. Ma per i media italiani il problema non è mica la probabile capacità dell’IDF di colpire in un territorio straniero (l’attacco è avvenuto in Tunisia, contro nave battente bandiera portoghese), no! Il problema è un rimorchiatore della marina russa, da diversi giorni ormeggiato in acque internazionali, davanti alla Sicilia. Ci mancherebbe solo che anche stavolta ha stato Putin… Intanto Israele prosegue il suo massacro, mietendo – anche questa notte – sempre più vittime tra la popolazione palestinese. Dinnanzi a questo quadro avvilente che misura il degrado morale e umano in cui i nostri governi ci stanno lasciando sprofondare, le parole di Lula al vertice straordinario dei BRICS, tenuto in modalità virtuale ieri, appaiono come un’indicazione luminosa per il futuro.









