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Non c’è una lira: Giorgetti stronca Meloni, mentre Trump invia armi in Ucraina coi soldi nostri

OttolinaTV by OttolinaTV
17/09/2025
in Europa, I Pipponi del Marrucci, In evidenza, Italia, U.S.A.
2

Non crederete mai a questa storia; anche io, quando l’ho vista, non credevo ai miei occhi: avete presente quando vi dicevano che in Italia non c’era mai stata una disoccupazione così bassa? Quando vi dicevano che tra i grandi paesi europei, alla fine, ridendo e scherzando, l’Italia è quello messo meglio, che fra poco i mercati si fidano più a comprare il debito nostro che quello dei francesi, e quando vi dicevano che, grazie a tutti questi risultati, era finita l’era dei sacrifici; anzi, c’era da spartirsi un po’ di torta: ve lo ricordate, no? L’aveva ribadito anche la nostra Giorgia, mica tanto tempo fa, eh? Giusto sabato, dal palco della festa nazionale dell’Udc a Roma (che è una doppia buona notizia, no? Chi avrebbe mai creduto che esistesse ancora l’Udc?): “Nonostante i debiti da pagare che ci hanno lasciato” ha dichiarato Giorgia, “con la prossima legge di bilancio abbasseremo le tasse al ceto medio”. Ah, bene! Che bellezza! C’avevate creduto, eh? Ecco: era una cazzata. Non lo dico io, eh? L’ha detto Giorgetti, due ore dopo – che, voglio dì, famme almeno gode il week end in pace, no? Che fretta c’era?

Beh, forse un po’ di fretta c’era, perché, ha detto Giorgetti, non è che vi stavamo a raccontare delle puttanate: “Non dipende dal governo”, ha sottolineato. Nooo, ma figurati! E’ che “Il quadro s’è un po’ complicato”, ha detto; e che sarà successo mai per complicare il quadro così, de botto: un meteorite? Un’altra pandemia? No, macché: il quadro s’è complicato, ha detto Giorgetti, perché paghiamo “la guerra in Ucraina e le sue conseguenze dirette e indirette”. Alla faccia del cazzo… Una breaking news, proprio: la guerra in Ucraina! Se n’è accorto mo’, e non è l’unica cosa che ha scoperto: “Tutta l’ondata di inflazione che abbiamo avuto in questi anni in realtà”, rivela – pensate un po’ – “è inflazione da prezzi di energia, e quindi in diretta correlazione con quanto avvenuto in Ucraina”. Ma te senti un po’: e chi l’avrebbe mai detto? D’altronde, se lui è ministro della finanze e noi facciamo i filmini su YouTube, un motivo ci sarà; più di un motivo, perché le rivelazioni mica sono finite qui!

Giorgetti ha pronto un altro scoop: rispetto al passato, rivela, “recuperare gas o altre fronti energetiche avrà un prezzo molto più alto”; cioè, assurdo! Vuoi dire che comprare il gas dagli USA non conviene? Non era stata Giorgia in prima persona a dire a Trump che noi eravamo pronti a comprare tutto il gas di scisto che voleva, a prescindere dal prezzo? Che tanto ci conveniva, che così Trump, mentre metteva dazi a destra e manca, a noi ci trattava coi guanti di velluto? E’ andata male? E quando ve ne sareste accorti, sabato sera al Twiga? La crisi ucraina poi, continua Giorgetti, non ci costa solo in termini di prezzo dell’energia “perché a questo punto”, rivela, “per l’Ucraina, nella coalizione internazionale, c’è addirittura chi vuole mandare soldati sul campo”. Mica noi, eh? “Non è il nostro caso”, sottolinea; “però”, rivela, “l’aiuto finanziario è qualcosa che ciascun Paese in qualche modo dovrà sostenere” e “quindi, inevitabilmente, anche questo graverà”. Ma dai! Assurdo! Imprevedibile! E chi c’avrebbe mai pensato quando, per fare contento Trump, avete accettato di aumentare la spesa militare da meno del 2 a oltre il 5% in meno di 10 anni? Io avevo capito che 100 miliardi in più l’anno che servono era poca roba e che aiutavano l’economia a crescere; avevo capito male? Ma, quindi, davvero ci stai dicendo che il problema non sono i debiti che vi avevano lasciato per finanziare il reddito di cittadinanza e il superbonus, ma quelli che dovete fare per far contento il nostro amico Trump comprandogli gas e armi? Mi crolla un mondo, sul serio!

I conti però, in effetti, tornano; hai ragione. lo dice anche Il Sole: 5 miliardi dovevano servire per rottamare le cartelle di qualche cattivo pagatore e altri 5 per abbassare l’aliquota IRPEF dal 35 al 33% per chi guadagna tra i 28 e i 60 mila euro l’anno; 10 miliardi, gli stessi 10 miliardi che ogni anno – per i prossimi 10 anni – dovremmo aggiungere alla spesa militare, e anche alla svelta. Secondo Reuters, infatti, finalmente Trump è tornato a spedire un po’ di ferraglia in Ucraina, ma, per la prima volta, a pagarla saremo noi; è il primo esordio in assoluto del meccanismo elaborato dalla NATO il mese scorso: l’Ucraina fa una lista della spesa da 500 milioni a botta, che si chiama Prioritized Ukraine Requirements List (PURL, per gli amici) e poi gli alleati della NATO, coordinati da Mark paparino Rutte, negoziano tra loro chi pagherà il conto. Il sottosegretario alla Difesa Elbridge Colby, che gli italiani conoscono bene perché è il nipote di quel Colby che fu uno dei principali fautori della Gladio, c’ha fatto un altro regalino approvando in una botta sola due tranche da 500 milioni: “E’ la roba che ci chiedevano. Un sacco di roba” avrebbe dichiarato una fonte anonima del Pentagono a Reuters.

Giorgetti, comunque, non è l’unico pupo immacolato a cadere dalle nuvole: ieri a Bruxelles è andata in scena un’altra imperdibile performance di lui, San MarioPio da Goldman Sachs, l’extraterrestre in odore di beatificazione che, da un po’ di tempo a questa parte, non fa che andare in giro a sgridare i suoi successori perché non sono abbastanza bravi a rimediare i danni che ha causato. Ieri si celebrava il primo compleanno della sua ultima titanica fatica: quel rapporto sulla competitività della Ue che, 12 mesi fa, veniva presentato come una sorta di nuova scrittura sacra, frutto sì della mano di MarioPio, ma solo in quanto incarnazione e tramite della sacra divinità del capitalismo neoliberista; all’epoca, con la saccenza e l’alterigia di noi umili peccatori, avemmo modo di definirlo la solita puttanata di MarioPio e venimmo tacciati di massimalismo, di pressapochismo e di eresia. Le conclusioni a cui arriva MarioPio dopo un anno però, non sono poi così lontane dalle nostre eresie: “A un anno di distanza”, sottolinea, “l’Europa si trova in una posizione ancora più difficile” e i cittadini “delusi” temono che “i governi non abbiano compreso la gravità del momento”; anche MarioPio era in vena di scoop… “I prezzi del gas naturale nella Ue”, rivela, “sono ancora quasi quattro volte superiori a quelli degli USA”: chissà se, piano piano, anche lui, con ‘sto caldo, non ha cominciato a preferire il condizionatore alla pace.

Un po’ il contrario delle aziende israeliane: da quando è iniziata la fase finale dello sterminio del popolo palestinese nell’ottobre di due anni fa, il capitalismo globale ha dimostrato tutto il suo sostegno e il suo entusiasmo nei confronti del genocidio e i principali indici del mercato di Tel Aviv sono letteralmente schizzati, con il TA 125 che ha guadagnato oltre il 70%; e non era tutto merito di chi produceva le cose che uccidevano direttamente i bambini palestinesi (che, ovviamente, sono andate a ruba). Anche il settore finanziario è letteralmente esploso: due banche come Leumi e Poalim, solo nell’ultimo anno, sono più che raddoppiate di valore; Phoenix assicurazioni è quintuplicata. Insomma: sembrava quasi che per ogni bambini sventrato, ci fosse qualche membro della fanbase del grande capitale globale pronta a versare un obolo, un po’ come fate voi con le donazioni a questo canale (solo che voi, in media, siete poveri). Fino a qualche giorno fa; nell’ultima settimana, l’indice TA 125 ha perso quasi il 5%: “Le azioni israeliane calano mentre l’escalation di Gaza spaventa gli investitori”, titola sconsolato Bloomberg. “Le azioni israeliane si avviano verso una serie di cinque giorni di perdite, mentre il Paese intensifica la sua campagna militare a Gaza, spaventando gli investitori che sperano nella fine della guerra”; “Le perdite azionarie di martedì hanno interessato quasi tutti i settori del mercato, con 31 dei 35 titoli dell’indice di riferimento in calo. Teva Pharmaceutical Industries Ltd. e Mizrahi Tefahot Bank Ltd. hanno rappresentato circa il 37% della variazione dell’indice”: “Prima della recente svendita, le azioni israeliane erano state tra le migliori al mondo quest’anno”.

Certo, però, che questi capitalisti non son mai contenti, eh? Quando non fai la guerra, perché non ci sono armi da vendere; quando c’è la guerra, perché hanno paura delle conseguenze: non gli va mai bene niente! Se anche a te non ti va mai bene niente, sei stanco della solita informazione prezzolata e pensi che serva come il pane un media indipendente e autorevole, aiutaci a costruirlo: metti mi piace a questo video, condividilo, iscriviti a tutte le nostre pagine social, attiva tutte le notifiche e, soprattutto, aderisci alla campagna di sottoscrizione di Ottolina Tv GoFundMe e su PayPal per un media senza padroni, dove l’unico potere forte da fare felice sono i tuoi interessi. Gli interessi del 99%.

E chi non aderisce è Benjamin Netanhyau

Tags: Benjamin netanhyaudonald trumpgasgazagiancarlo giorgettigiorgia melonii pipponi del Marrucciil pippone del marruinflazioneisraeleMario draghipalestinasan mariopio da goldman sachssoluzione finaleusa
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Comments 2

  1. Valeria Savoca says:
    11 mesi ago

    Sono d’accordo con Gabriella, diretto e chiaro

    Rispondi
  2. gabriella says:
    11 mesi ago

    sempre molto diretto Marrucci molto bene

    Rispondi

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