“Penso che siamo molto vicini a un accordo, vedremo” ha detto Donald Trump ieri pomeriggio alla Casa Bianca, rimandando a un futuro indeterminato una possibile pace con Mosca e, di fatto, rimangiandosi l’ultimatum dato a Kiev domenica di firmare un accordo entro domani; per il momento, quindi, il sabotaggio sembra essere riuscito: come dopo Anchorage, quella rete di potere e interessi economici rappresentato da Volenterosi europei, neoconservatori USA, la cerchia di Zelensky e un bel pezzo di deep State e capitalismo occidentale, si sta dimostrando abbastanza forte da imporsi sul tavolo dei negoziati rimandando ancora la fine della guerra – almeno così sembra dalla cronaca di questi ultimi giorni. Ieri, la delegazione militare USA e quella ucraina hanno confermato ad Abu Dhabi il raggiungimento di un accordo di massima sul nuovo piano di pace in 19 punti che, però, come vi raccontavamo ieri, rimanda ad un indefinito, futuro negoziato la soluzione di tutti i nodi fondamentali, dall’entrata dell’Ucraina nella NATO alle questioni territoriali, dalla presenza di truppe straniere nel Paese all’uso degli asset russi; su questa base, il presidente ucraino, tutto ringalluzzito, ha confermato che l’Ucraina è pronta ad andare avanti con il piano e ha dichiarato di voler incontrare Trump “il prima possibile” (idealmente questa settimana) per finalizzare l’accordo.
Già, ma accordo con chi? Perché, nel frattempo, il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov ha ribadito ieri che se si discosta dalle intese che il presidente Putin ritiene di aver raggiunto con Trump in Alaska lo scorso agosto, la Russia non lo accetterà. Al di là del bon ton diplomatico, il messaggio è chiaro: la Russia ha oggi tutte le capacità di andarsi a prendere manu militari quello che questo teatrino occidentale non gli concederà sul piano diplomatico; e quindi, come scrive l’ex Generale della NATO Maurizio Boni in un lucidissimo articolo pubblicato oggi sul Fatto Quotidiano (e come ha spiegato in questa intervista), più l’impero americano in declino continua a perdersi nei propri giochi di potere interni, più aumentano le possibilità che l’operazione militare speciale ottenga quello che vuole sul campo di battaglia.










