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I nuovi Hitler: o come compiere un massacro ergendosi a paladini dell’Umanità

admin by admin
23/10/2023
in In evidenza, Le Pillole di Ottolina, Mondo
0

Negli ultimi anni, in caso di conflitto tra l’occidente americano e i suoi nemici sono emerse due tecniche fondamentali di manipolazione mediatica: la censura qualificata e la reductio ad Hitlerum

Joe Biden: “siamo dalla parte di Israele per annientare i nemici della democrazia”.

Ci risiamo. Il copione è sempre lo stesso.

Un giorno ci svegliamo, scopriamo che dei cattivi hanno attaccato in maniera ingiustificata il mondo libero, viene dichiarata l’impossibilità di avviare trattative in quanto ad essere in gioco sono i valori dell’occidente e della democrazia, e infine assistiamo gaudenti alla distruzione totale dell’avversario.
La fase storica che stiamo vivendo è caratterizzata da una profonda crisi, forse terminale, dell’impero americano.
Ma con l’indebolirsi della presa USA sul mondo, i suoi i processi di controllo sull’informazione hanno subito un’accelerazione, e la propaganda si fa sempre più capillare e stingente.
Negli ultimi anni, in caso di conflitto tra l’occidente americano e i suoi nemici sono emerse due tecniche fondamentali di manipolazione mediatica: la prima è la censura qualificata, fondata sul controllo e sulla selezione dei flussi di opinione pubblica. La seconda è quella che con il filosofo tedesco Leo Strauss possiamo chiamare la reductio ad Hitlerum: tutti i nemici politici occidentali vengono identificati come nuovi Hitler, in modo da squalificarli ontologicamente, impedire ogni forma di diplomazia, e giustificare preventivamente ogni crimine e mezzo di distruzione che verrà perpetrato nei loro confronti. Purtroppo, chi ci rimette di più in questa guerra alla ragione e al pensiero critico siamo proprio noi europei, che assisteremo succubi e impotenti alla destabilizzazione del mondo intorno a noi e ad un un’ulteriore restrizione delle nostre libertà democratiche.

Scrive il professore di Filosofia morale Andrea Zhok: “Essendo i paesi del blocco di alleanze americano tutte liberaldemocrazie, il problema del controllo dell’opinione pubblica è centrale. Si è avviata così una fondamentale battaglia per le anime delle popolazioni occidentali, e questa battaglia ha il suo epicentro non in America, ma in Europa, dove la tradizione di una cultura critica e plurale era assai più vigorosa che negli USA”. Naturalmente, questa battaglia non avviene più attraverso i metodi di eliminazione fisica o di censura sistematica visti un secolo fa; oggi si possono infatti manipolare, censurare e filtrare selettivamente le informazioni per il tempo sufficiente a creare un certo effetto irreversibile.

Per comprendere questo processo possiamo tranquillamente guardare a quanto successo in Italia durante queste due settimane di guerra calda della lotta indipendenza palestinese. Sono state demonizzate e accusate di connivenza con il terrorismo tutte le manifestazioni pro-Palestina. La trasmissione di Fabio Fazio, punto di riferimento dei progrediti italiani, ha deciso di non ospitare più Patrick Zaki dopo che questo aveva espresso la sua pessima considerazione del governo israeliano. L’ebreo Moni Ovadia, da sempre critico contro le politiche imperialiste israeliane, è stato praticamente accusato di antisemitismo e invitato a lasciare il posto di direttore del teatro comunale di Ferrara.
Nel mentre, i manganellatori dell’informazione di Repubblica e del Corriere della Sera, hanno lanciato strali e organizzato agguati mediatici contro la povera ambasciatrice Elena Basile, rea di aver espresso semplicemente la sua opinione frutto di anni di lavoro diplomatico.

Fortunatamente però, a difendere il pluralismo e la libertà di espressione ci sono sempre le istituzioni europee. Con l’inizio dei bombardamenti israeliani su Gaza, l’UE ha infatti chiesto a META di rimuovere dalle loro piattaforme tutti i contenuti ritenuti “disinformazione”, pena sanzioni fino al 6% del fatturato mondiale, e il commissario europeo Thierry Breton è intervenuto ufficialmente presso Elon Musk per sollecitare interventi di controllo e censura sulle “fake news”. Possiamo solo rabbrividire all’idea di cosa intendano i mozzi di Washington con i termini “fake news” e “disinformazione”. La reductio ad Hitlerum, invece, funziona pressappoco così: ogni volta che scoppia un conflitto, il nemico dell’occidente americano viene immediatamente bollato come nuovo Hitler, e da semplice antagonista degli interessi strategici americani si trasforma in minaccia esistenziale per la democrazia e per i valori dell’ occidentale: lo abbiamo visto con Milosevic, Saddam Hussein, Putin e adesso con Hamas, definita organizzazione terroristica e paragonata a più riprese ai nazisti.
È quanto emerge esemplarmente dall’articolo di Roger Abravanel pubblicato in questi giorni sul Corriere: “Non si tratta” scrive “di una lotta politica per liberare un Paese occupato ma di una lotta contro la civiltà occidentale e Israele è solo il primo passo di questa lotta. I terroristi non gridavano «morte a Israele», ma «morte agli ebrei» (di tutto il mondo) e il passo successivo è già in atto: portare il califfato ovunque, anche in quella Europa cristiana che però continua a finanziare Hamas-Isis, illudendosi che questi fondi arrivino alla popolazione palestinese. Gli attentati terroristici in Francia e in Belgio di questi giorni sono una prova che la guerra non è contro gli israeliani e gli ebrei, ma contro il mondo occidentale”. La lotta di indipendenza palestinese quindi, non è come pensano gli sciocchi un conflitto regionale legato ad una disputa di territori ed interessi strategici. No, è una dichiarazione di guerra totale a tutto l’occidente.
Questo spaventoso artificio retorico non è solo un modo per compattare internamente la società prospettando una sorta di nuova invasione barbarica, ma soprattutto per squalificare ontologicamente il nemico così da giustificare preventivamente tutte le atrocità che verranno commesse per sconfiggerlo.
“Dichiaro il blocco totale della Striscia” ha dichiarato infatti il ministro della Difesa israeliano Yoav Galant quando è cominciato il massacro di Gaza. “Non ci sarà elettricità, né cibo, né carburante, tutto sarà tagliato fuori. Siamo in guerra con dei subumani e agiamo di conseguenza”. Ci stanno dicendo; visto che non abbiamo a che fare con degli uomini, ma con neo-sub-umani neonazisti odiatori del bene e dell’umanità, e quindi tutto è lecito, e tutte le morti civili che faremo in questa guerra saranno giustificate, come giustificate furono durante la seconda guerra mondiale la distruzione di Dresda e le bombe atomiche americane sganciate sui civili giapponesi.
È sostanzialmente questo il ragionamento anche del giornalista del corriere Jacopo Iacoboni, che in un tweet del 10 ottobre, esprimendosi sul massacro di Gaza dimostra una straordinaria padronanza della reductio ad Hitlerum: “Era giusto colpire di fatto tutti i tedeschi, per colpa dei crimini commessi dalla cricca nazista?” Si chiede Jacoboni “Certamente no, ma nelle fasi finali della guerra questa distinzione finì per sfumare, perché bisognava distruggere i nazisti e impedire che continuassero a fare del male all’umanità”. Ma oltre alla manipolazione e all’amore per il napalm, anche l’ipocrisia dell’occidente americano non sembra conoscere limiti. In questi giorni infatti, leggiamo un po’ ovunque sia nei giornali dei suprematisti che in quelli dei progrediti, un altro argomento utilizzato in questi anni per legittimare i bombardamenti occidentali dei propri nemici: “il benessere futuro dei palestinesi di Gaza”, scrive sempre l’oplita della libertà Roger Abravanel sul Corriere, “dipende dall’annientamento di Hamas da parte di Israele e coloro ai quali esso sta a cuore debbono appoggiarlo”.
Insomma, così come nel 2003 il vero nemico degli iracheni non erano gli americani, ma Saddam Houssein, e l’America come è noto distrusse il loro paese per salvarli da se stessi, in questi giorni scopriamo che il vero nemico dei palestinesi non sono gli israeliani, ma Hamas, cioè i palestinesi stessi, e che i massacri compiuti dagli Israele sono mossi dall’amore per la popolazione di Gaza. Come diceva Gaber l’occidente americano non fa mai la guerra per prendere, ma solo per dare, perché è generoso. E se anche tu ti auguri che l’italia e l’europa possano prima o poi svegliarsi da questo sonno della ragione e ricominciare a rispettare la propria storia e i propri principi, aderisci alla campagna di sottoscrizione di Ottolinatv su pay pal e gofoundme, e aiutaci a costruire un media libero e indipendente che contrasti la propaganda.

E chi non aderisce, è Jacopo Jacoboni.

Tags: andrea zhokconflittodemocraziademorcaticagazahamashitlerisraelelibertà di espressionemanifestazionimetaNetanyahupalestinapill8linapluralismoputinreductio ad hitlerumsaddam husseinsocialstriscia di gazasub umani
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