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Il fotovoltaico cinese salva Cuba dal collasso?

OttolinaTV by OttolinaTV
01/05/2026
in Americhe, Cina, I Pipponi del Marrucci, In evidenza, U.S.A.
1

Il fotovoltaico cinese sta salvando Cuba dal collasso? 29 gennaio: Forrest Trump emana un ordine esecutivo che definisce Cuba una minaccia “inusuale e straordinaria”; all’inizio del mese, con l’operazione lampo in Venezuela che aveva portato 2 al rapimento di Maduro e della primera combatiente Cilia Flores, Trump aveva interrotto i rapporti di Cuba con il suo principale fornitore. Secondo molti osservatori, dopo oltre 60 anni di bloqueo, l’embargo illegale di Washington contro l’isola ribelle, potremmo essere di fronte a un uno-due in grado di mettere definitivamente in ginocchio uno dei più importanti esempi di lotta anticolonialista del pianeta. Detto, fatto: a metà marzo, il sistema elettrico nazionale collassa, lasciando senza corrente milioni di persone; da allora, i blackout sono diventati la normalità e in alcune aree durano intere giornate. La vittima più immediata è il sistema sanitario, il fiore all’occhiello del socialismo cubano: in meno di 3 mesi, sono stati rinviati poco meno di 100 mila interventi chirurgici; oltre 10 mila riguardano bambini. Il prestigioso programma nazionale di vaccinazione è stato rimandato per migliaia di neonati, mentre le condizioni igieniche e sanitarie del Paese si avviavano al collasso: oltre 1 milione di abitanti dell’isola, per l’approvvigionamento idrico, è totalmente dipendente dalle consegne delle autocisterne, che, però, sono ferme nei depositi per la mancanza di gasolio. Fermi nei depositi ci sono anche i mezzi adibiti all’igiene urbana: la monnezza si accumula ovunque; il caldo tropicale fa il resto – una devastante epidemia di dengue è dietro l’angolo.

Una boccata d’ossigeno è arrivata alla fine di marzo: l’hanno portata i russi, a bordo di una petroliera che trasportava 730 mila barili di petrolio greggio, sfidando i dictat di Re Donaldo; quando li accusano di non rispettare i valori delle democrazie occidentali, evidentemente, tutti i torti non ce li hanno. ;a un tanker di petrolio non fa primavera e, poco dopo, risiamo punto e a capo: il collasso sembrava inevitabile, ma, purtroppo per Washington e i suoi complici in questo ennesimo tentato genocidio, come sottolinea Carlos Martinez su Morning Star, “La risposta del popolo cubano a questo assedio non è stata la resa. E’ stata la trasformazione e uno degli atti di solidarietà internazionale più significativi nella storia della transizione verde globale”. Secondo la testata brasiliana Clik petroleo e gas, “La Cina ha appena realizzato una delle transizioni energetiche più rapide mai registrate al mondo, e lo ha fatto sul territorio cubano. In soli 12 mesi, il governo di Xi Jinping ha costruito 75 dei 90 parchi solari previsti per l’isola, aggiungendo oltre 1.000 megawatt di capacità alla rete elettrica cubana con finanziamenti interamente cinesi”; in questo modo, in appena un anno, il peso del solare nel mix energetico totale dell’isola è passato dal 5,8 a oltre il 20%: “La velocità del progetto”, insiste l’articolo, “è impressionante anche per i leggendari standard cinesi”, con “alcuni impianti che sono entrati in funzione in soli 35 giorni dall’arrivo delle apparecchiature”.

Il primo ministro cubano, Manuel Marrero Cruz, ha dichiarato che parte della tecnologia solare è stata pagata con nichel prodotto a Cuba; il piano prevede, in tutto, la costruzione di 92 parchi entro il 2028, con una capacità di generazione di 2.000 megawatt, equivalente all’intera capacità di generazione di energia da combustibili fossili dell’isola. Oltre ai parchi solari, la Cina ha donato a Cuba 70 tonnellate di componenti per generatori elettrici e prevede di installare 10 mila impianti fotovoltaici in case isolate e strutture sanitarie rurali; ulteriori 5 mila kit solari, ognuno composto da pannelli, inverter e batterie di accumulo, sono stati installati nei centri sanitari di 168 comuni. Anche l’energia eolica contribuirà in misura crescente: sempre grazie al supporto cinese, sono attualmente in costruzione 19 parchi eolici per un totale di 415 MW di potenza installata; secondo il Washington Post, “Ciò di cui Cuba ha bisogno ora sono i sistemi di accumulo, essenziali per immagazzinare l’energia fotovoltaica da utilizzare durante la notte, quando i deficit sono più acuti”, ma secondo il think tank britannico specializzato nel settore energetico Ember, “Le esportazioni cinesi di batterie lo scorso anno hanno raggiunto un livello record” e i progressi compiuti negli ultimi mesi per migliorare la tecnologia e renderla più semplice ed economica “sono stati incredibili”. Secondo il Financial Times, nel 2026, solo nel mese di gennaio, Cuba ha importato batterie per un valore di oltre 15 milioni di dollari; in tutto il 2024 erano stati 7,3 (meno della metà) in 12 mesi.

Come ricorda sempre Martinez su Morning Star, la Cina è coinvolta nel settore energetico cubano da molti anni: dal 2005 fornisce autobus elettrici tramite l’ex società statale Yutong; a partire dal 2018, ha cominciato a fornire turbine eoliche. Nel 2021, Cuba ha aderito ufficialmente alla Belt and Road Energy Partnership, la partnership energetica della Cina nell’ambito della Belt and Road Initiative (BRI) che mira a rafforzare la connettività negli investimenti infrastrutturali ed energetici e a promuovere la cooperazione nel settore delle energie pulite e dell’efficienza energetica tra i Paesi partecipanti, e nel 2022, insieme all’azienda di Stato cubana Minerva ha dato vita alla VEDCA, una joint venture sino-cubana per l’assemblaggio di scooter e bici elettriche a partire da componentistica cinese.

Fino ad oggi, però, la svolta cubana alla ricerca di una vera indipendenza energetica ha proceduto a singhiozzo; basta prendere l’esempio delle biomasse: secondo la vecchia strategia energetica del governo de l’Havana, avrebbero dovuto contribuire per oltre un terzo della produzione di energia elettrica da rinnovabili sfruttando gli scarti delle lavorazioni degli zuccherifici. Già nel 2015, le banche statali cinesi avevano concesso un prestito da 60 milioni di dollari per la costruzione di un impianto a biomassa che avrebbe utilizzato i residui dello zuccherificio Jesus Rabì, nella provincia settentrionale di Matanzas: il progetto era stato inizialmente proposto dalla società britannica Hava Energy e sarebbe dovuto essere il primo di 4; uno dei principali investitori iniziali, però, si è ritirato, e il progetto è rimasto fermo fino al 2017, quando, finalmente, sono intervenuti di nuovo i cinesi e lo Shanghai Electric Group, tramite una controllata, diventa gradualmente il primo azionista di Havana Energy con l’85% delle quote.

Il progetto di Matanzas viene abbandonato, ma, al suo posto, ne parte un altro più moderno e ambizioso nella provincia centrale di Ciego de Avila: 3 anni dopo, questo nuovo progetto è funzionante e collegato alla rete nazionale, ma lavora al di sotto delle sue capacità; nel frattempo, infatti, l’industria saccarifera cubana è entrata in crisi e nel 2021, delle 56 piantagioni di canna da zucchero presenti sull’isola, solo 38 partecipano al raccolto, che registra il risultato peggiore da un secolo a questa parte. Dopo anni di tentennamenti, l’attuale programma per l’elettrificazione da rinnovabili di Cuba rappresenterebbe un importante salto di qualità e la spinta non arriva solo dall’escalation dell’assedio USA: l’aggressione di USA e Israele nei confronti dell’Iran, infatti, ha scatenato quella che l’Agenzia Internazionale per l’Energia ha definito senza mezzi termini “la peggior crisi energetica della storia”; Trump vorrebbe utilizzare questa crisi per ridisegnare l’architettura energetica globale e rilanciare l’egemonia imperiale USA attraverso un maggior controllo del mercato delle fonti fossili, ma potrebbe aver scatenato un processo che va esattamente in direzione opposta. “Il modo migliore per proteggere i cittadini dalle violente convulsioni dei mercati energetici”, ha affermato il ministro turco per il clima, Murat Kurum, che presiederà quest’anno la COP31 delle Nazioni Unite, “è accelerare la transizione verso l’energia pulita”; secondo Simon Stiell, segretario esecutivo dell’agenzia ONU per il clima, “Coloro che hanno lottato per mantenere il mondo dipendente dai combustibili fossili stanno inavvertitamente accelerando il boom globale delle energie rinnovabili”.

La Cina è il leader indiscusso delle tecnologie che permettono la transizione ecologica; la partnership con Cuba è il progetto pilota per dimostrare a tutto il mondo – e, soprattutto, al Sud globale – che accelerare sulla transizione, grazie alla Cina, è possibile anche nelle condizioni più drammatiche ed è l’unico modo concreto per emanciparsi dal giogo statunitense: “Ciò che sta prendendo forma a Cuba”, scrive ancora Martinez su Morning Star, “è una dimostrazione, in termini concreti, di come deve funzionare nella pratica la cooperazione Sud-Sud”. “La Cina fornisce tecnologia, finanziamenti, competenze e formazione a un Paese sotto assedio, e lo fa senza condizionalità e senza richiedere aggiustamenti strutturali e liberalizzazioni”, e, così, dimostra concretamente “il suo impegno costante per la pace, il diritto internazionale e la prosperità globale”; di sicuro, ha tutto l’interesse a rendere i nuovi piani imperiali di Washington più complicati possibile e, forse, è proprio la contraddizione che bisognerebbe riuscire a sfruttare per fare anche i nostri interessi. Facci sapere cosa ne pensi nei commenti e se ti è piaciuto questo video e ritieni che il nostro lavoro sia utile, sappi che a renderlo possibile è il fatto che siamo totalmente indipendenti; ma per continuare ad esserlo, abbiamo bisogno anche del tuo sostegno:

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Tags: belt and roadbloqueocinacollaborazione sud-sudcolonialismocubadonald trumpenergiafotovoltaicoi pipponi del Marrucciil pippone del marruimperialismopetrolioxi jinping
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Comments 1

  1. Ricci Graziano says:
    11 ore ago

    Come sempre dopo un bel PIPPONE mi faccio una DONAZIONE . Grade MARRU salute a tutti Graziano

    Rispondi

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