Riad ha deciso di umiliare Trump? Dopo sei mesi di guerra contro l’Iran, gli Stati Uniti sembrano costretti a fare i conti con un Medio Oriente molto meno obbediente del previsto; l’Arabia Saudita riapre il dialogo con Teheran, Washington prova a riportarla dentro il recinto offrendo la cooperazione sul nucleare civile, ma Trump aggiunge una condizione pesantissima: niente accordo senza adesione agli Accordi di Abramo e normalizzazione con Israele. La risposta saudita arriva poco dopo: Arabia Saudita, Turchia e Pakistan firmano alla Mecca un patto di mutua difesa; un’architettura nuova, autonoma, che potrebbe diventare un contrappeso regionale all’egemonia americana. E il paradosso è che Trump, invece di condannarla, la applaude: è il segno che Washington sta accettando un Medio Oriente più multipolare? O sta semplicemente cercando di controllare il multipolarismo dall’interno, evitando che diventi una vera alternativa di sistema? Ne parliamo con Marco Carnelos, già consigliere di politica estera di tre presidenti del Consiglio e inviato speciale per il Medio Oriente, ma, soprattutto, ex ambasciatore italiano in Iraq; insomma, uno che le dinamiche del Medio Oriente non le ha studiate soltanto sui libri o seguite dalle redazioni, ma le ha vissute dall’interno confrontandosi direttamente con quella rete di alleanze, rivalità, ambiguità e bizantinismi che rende la politica mediorientale sempre decisamente molto più complicata di come viene raccontata.









