Secondo le ultime stime della Confederazione Nazionale dell’Artigianato, l’aggressione di USA e Israele contro l’Iran, in questi sei mesi, ci è costata 12 miliardi, più dell’intera manovra economica, una cifra scaricata in grandissima parte sulle spalle di lavoratori e piccole imprese; per i padroni del mondo, invece – la grande finanza, che detiene il grosso delle azioni di banche e colossi energetici – è andata un po’ diversamente: le due principali banche italiane, UniCredit e Intesa Sanpaolo, hanno registrato utili per 12 miliardi; di questi, 10 miliardi sono stati destinati ai dividendi per gli azionisti. Nel solo secondo trimestre del 2026, ENI ha registrato 2,3 miliardi di utili: il doppio rispetto all’anno scorso; anche ENEL ha visto crescere i dividendi di oltre il 5%. Chi sono questi investitori? Lo sapete già: BlackRock, da sola, possiede quasi l’8% di UniCredit e circa il 5% sia di Intesa Sanpaolo che di ENI ed ENEL. Ed è solo l’inizio: domani, 26 agosto, scade lo sconto di 17 centesimi sul diesel e il governo non sta riuscendo a trovare le risorse per rifinanziarlo. Sarebbe facilissimo: basterebbe prenderle da chi, con la guerra, ha guadagnato una marea di soldi; peccato che siano i datori di lavoro di chi sta al governo e, quindi, non si possono toccare. Bisogna però provare a non farla troppo sporca; ed ecco, allora, che il governo prova a giocare la solita carta magica: è tutta colpa di Bruxelles. Non hanno tutti i torti: Bruxelles potrebbe introdurre una tassa europea sugli extraprofitti; nel 2022 lo aveva già fatto, e senza neanche ricorrere al voto all’unanimità. Fu una misura straordinaria che, però, oggi è davanti alla Corte di Giustizia europea, perché le leggi europee sono costruite per tutelare profitti e rendita finanziaria. Insomma: rivolgersi a Bruxelles è, come spesso accade, una furbata per non assumersi la responsabilità di andare contro gli interessi dei propri datori di lavoro; la stessa Bruxelles, infatti, ha chiarito che i singoli Paesi possono tranquillamente introdurre tasse sugli extraprofitti senza aspettare i tempi di un processo comunitario volutamente complicato e farraginoso.









