È iniziato il G7 di Évian, una località apparentemente innocua famosa per l’acqua minerale, ma carica di memoria storica: qui, nel 1962, si firmarono gli accordi che sancirono la fine della guerra d’Algeria; qui, nel 2003, il G8 provò a ricucire l’Occidente dopo l’invasione americana dell’Iraq. Oggi, nello stesso luogo, va in scena un nuovo passaggio decisivo: non lo scontro tra Europa e Stati Uniti, ma una tensione tutta interna al blocco occidentale. Da una parte, Trump e il tentativo di salvare il capitalismo americano anche a costo di sabotare alcuni pilastri dell’ordine neoliberale globale; dall’altra, Francia e Germania che provano a ritagliarsi un nuovo spazio: riarmo, euro, BCE, mercati finanziari, ruolo della Francia nel Mediterraneo e nel contenimento della Cina. Il punto non è che l’Europa stia diventando multipolare o sovrana; al contrario: il vecchio asse franco-tedesco prova a riorganizzare il campo imperiale per impedire che lo strapotere americano trascini tutti nel baratro. E mentre al G7 si parla di sovvenzioni cinesi, intelligenza artificiale, riarmo e Sud globale, la vera domanda resta aperta: l’Europa sta provando a emanciparsi dagli Stati Uniti o soltanto a salvare il capitalismo da Trump?















