Il Marru
Ma che onore! Francesca Albanese, il simbolo più iconico di quel movimento globale che, questo autunno, ha cercato di salvare quel poco che rimane della dignità dell’Occidente invadendo le strade del mondo libberoh e democraticoh per chiedere la fine del genocidio di Gaza, è diventata ufficialmente il nemico pubblico numero uno dello Stato terrorista di Israele, e campeggia sulle prime pagine di tutti i principali organi di propaganda dello sterminio, dal Jerusalem Post

a Libero

L’occasione l’avrebbero offerta su un piatto d’argento 20 parlamentari francesi, che hanno firmato una lettera dove si richiede che Albanese venga privata di “tutti i mandati delle Nazioni Unite con effetto immediato”.
NOTA: permettetemi una piccola digressione campanilista. Proprio domani a Pisa, la mia città, ci sarà un presidio di protesta contro un evento increscioso avvenuto dalle nostre parti e che riguarda proprio Francesca Albanese; qualche settimana fa, Albanese era stata invitata da una scuola di Pontedera a partecipare a un incontro online per parlare di diritti umani nei Territori Occupati. Nell’arco di pochi giorni il governo collaborazionista italiano ha inviato i suoi ispettori, in un palese tentativo di intimidazione che fa parte di questa ondata generalizzata di repressione contro chi si oppone allo sterminio, nel tentativo di rimuovere definitivamente il tema dall’agenda politica; come spesso accade, probabilmente, non è stato il modo più intelligente per affrontare la questione: il blitz dei collaborazionisti ha scatenato un putiferio. Il 6 febbraio, sul tema si è tenuta un’assemblea sindacale oceanica che ha visto la partecipazione di oltre 1000 lavoratori. Daje, compagno Valditara, continua così! Accendilo tu questo sole che è spento”. Clicca qui per maggiori informazioni su presidio e dintorni.
La lotta contro chi si continua ad opporre allo sterminio indiscriminato dei bambini palestinesi sembra essere capace di tenere insieme le varie fazioni delle élite occidentali altrimenti in lotta tra loro, ricorrendo in modo spregiudicato all’etichetta dell’antisemitismo anche nei contesti più impensabili, come è accaduto ieri a Washington durante le audizioni del Procuratore Generale Pam Bondi per lo scandalo degli Epstein Files: prima ha cercato di buttarla in caciara citando i dati record del Dow Jones e, poi, ha accusato di antisemitismo addirittura la nipote di un ebreo sterminato in un campo di concentramento (per un rapido resoconto dell’esilarante audizione di Pam Bondi di ieri, potete dare un’occhiata qui: qui, oppure qui).
Intanto, Foreign Affairs torna su l’inesorabile processo di annessione della Cisgiordania da parte dello Stato terrorista di Israele:

Dalla visita lampo di Netanyahu alla Casa Bianca, invece, non emerge nessuno sviluppo particolare:

L’incontro tra Netanyahu e Trump alla Casa Bianca è durato tre ore, ma il suo esito è rimasto incerto: mentre Trump accennava a un accordo con l’Iran che sembrava ancora incerto, Netanyahu insisteva per condizioni impossibili o per un attacco militare, mentre continuava il rafforzamento militare americano. L’incontro è stato talmente moscio che anche lo stesso Trump e il suo staff non sono riusciti a dargli nessuna interpretazione trionfalistica, e sono usciti con questo rendiconto sostanzialmente anonimo su Truth. A parte il finale a sorpresa:

C’è davvero PACE in Medio Oriente potrebbe non valergli il tanto ambito Nobel per la pace, ma (se sono onesti) un Oscar come miglior attore protagonista non glielo leva nessuno.
Il punto è che per rafforzare la pace che Forrest Trump ha portato in Medio Oriente con la sola imposizione delle mani, a quanto pare, serve prendere ancora tempo per accumulare ancora un po’ di forza: come anticipavamo ieri, e come sottolinea The War Zone, “Un secondo Gruppo d’Attacco Portaerei sta accelerando il suo dispiegamento in Medio Oriente”, “ma non arriverà prima di qualche settimana”.

Il Wall Street Journal riporta in esclusiva alcune dichiarazioni di tre fantomatici funzionari statunitensi, che avrebbero parlato a condizione di veder tutelato il loro anonimato: “Uno dei funzionari ha affermato che il Pentagono sta preparando una portaerei da schierare tra due settimane”; “La portaerei USS George HW Bush sta completando una serie di esercitazioni di addestramento al largo della Virginia e potrebbe potenzialmente accelerare tali esercitazioni, affermano i funzionari”. “Secondo un funzionario della Marina, la nave da guerra può lanciare e recuperare velivoli da attacco, da attacco elettronico e da ricognizione. Tra questi rientrano anche le versioni imbarcate del caccia stealth F-35 Lightning”.
Ieri, Trump ha ricevuto in regalo un’altra gatta da pelare:

Come riporta il Financial Times, La Camera dei rappresentanti vota per annullare i dazi sul Canada: “La Camera, controllata dai repubblicani, ha votato 219 a favore e 211 a favore della fine dell’emergenza nazionale invocata da Trump nel febbraio 2025 per imporre dazi sulle importazioni canadesi. Sei repubblicani si sono uniti ai democratici per sostenere la misura”; “È probabile che il presidente ponga il veto a qualsiasi proposta di legge anti-dazi che gli pervenga. Tuttavia, il voto di mercoledì sarà visto come un duro colpo per gli sforzi di Trump di rimodellare l’ordine commerciale globale e segnala il crescente malcontento tra i legislatori repubblicani riguardo al suo aggressivo regime tariffario in vista delle elezioni di medio termine di novembre”.
Nel frattempo sono stati pubblicati i dati sulla nuova occupazione:

Come riporta sempre il Financial Times, “L’Economia statunitense ha superato di gran lunda le aspettative creando 130.000 nuovi posti di lavoro a gennaio”: “La cifra pubblicata mercoledì dal Bureau of Labor Statistics era quasi il doppio delle 68.000 previste dagli economisti intervistati da Bloomberg e ben al di sopra dei 48.000 aggiunti il mese precedente, rivisti al ribasso”; “L’inaspettato inizio d’anno positivo ha colto di sorpresa i mercati, dopo che recenti resoconti avevano mostrato un aumento dei licenziamenti, un calo delle offerte di lavoro e un aumento delle richieste di sussidio di disoccupazione”.
Trump sta riuscendo a fare l’industria USA Great Again? Non esattamente:

Come riporta il Wall Street Journal, Il motore del mercato del lavoro americano sarebbero diventati, piuttosto, i lavori nel settore sanitario: “Quasi tutti i 130.000 nuovi posti di lavoro creati a gennaio riguardavano il settore sanitario o posizioni correlate” e, contro la retorica remigrazionista, sono settori che “dipendono sempre più dalla forza lavoro immigrata: gli Stati Uniti offrono da tempo visti speciali ai medici stranieri altamente qualificati disposti a trasferirsi nelle zone rurali dell’America, dove il bisogno di assistenza medica è elevato. Un’ondata di giovani immigrati e immigrati arrivati nell’ambito di programmi di reinsediamento ha occupato posti di lavoro infermieristici e di assistenti domiciliari, poiché la domanda per queste posizioni continuava a crescere”.
La pubblicazione dei nuovi dati sull’occupazione ha fatto fare un balzo immediato al rendimento dei titoli del debito USA decennali di quasi 10 punti base:

Il Soddu
Indicatori economici cinesi: inflazione debole e deflazione in miglioramento graduale. I dati di gennaio 2026 mostrano una CPI salita solo dello 0.2% YoY (dal 0.8% di dicembre), sotto le attese di 0.4%, con i famosi effetti dal Capodanno Lunare (spostato a febbraio 2026) che ha depresso i prezzi alimentari (-0.7% YoY, maiale -13.7%). Il core CPI rallenta a +0.8%. Il PPI deflazionario si restringe a -1.4% YoY (da -1.9%), con rialzi MoM grazie a metalli non ferrosi e oro. Persistono debolezza consumi interni, sovracapacità e dipendenza da export; gli analisti prevedono CPI annuo intorno allo 0.9%, con Pechino che ha margine per stimoli mirati (tagli tassi, supporto tech) in vista del target GDP 2026 e del piano quinquennale, puntando a riequilibrare domanda-offerta senza rischi inflattivi eccessivi (qui gli approfondimenti di Reuters, Bloomberg, South China Morning Post, CNBC, Nikkei Asia (1) e Nikkei Asia (2)).
Relazioni USA-Cina: prolungamento tregua tariffaria e summit a Pechino. La tregua tariffaria negoziata a Busan (ottobre 2025) potrebbe estendersi fino a un anno durante il summit Trump-Xi previsto a Pechino ad aprile 2026, con focus su nuovi acquisti cinesi di soia USA (oltre 12 MMT attesi) e stabilizzazione economica bilaterale; questo approccio pragmatico mira a brevi vincite economiche prima delle midterm USA, riconoscendo la Cina come troppo forte da battere in uno scontro frontale (qui gli approfondimenti di South China Morning Post (1), South China Morning Post (2), Asia Times, Bloomberg e Reuters).
Rischi geopolitici: modello di conflitto su Taiwan e impatti economici. Bloomberg stima costi globali fino a 10.6 trilioni di dollari (9.6% PIL mondiale) nel primo anno di un conflitto USA-Cina su Taiwan, con perdite Cina del -11% PIL e USA -6.6%, superando crisi Covid e 2008. Sulla filiera dei semiconduttori la situazione sarebbe devastante; il report evidenzia deterrente economico mutuo e vulnerabilità supply chain, rendendo escalation meno probabile ma il punto caldo persistente (qui gli approfondimenti di Bloomberge del South China Morning Post).
Mar Cinese Meridionale: narrativa Filippine-Cina e presenza USA nelle Filippine. Manila accentua il tema del bullismo cinese per mobilitare il supporto internazionale, mentre Pechino difende la propria sovranità e raffina la propria posizione narrativa. La nuova presenza rotazionale della US Army (con sistemi Typhon) nelle Filippine rafforza deterrente contro una possibile coercizione cinese, ma aumenta i rischi di escalation in area strategica per rotte le commerciali; queste tensioni persistono nonostante colloqui bilaterali recenti (qui gli approfondimenti del South China Morning Post (1) e South China Morning Post (2)).
Settore semiconduttori: memory chip e ostacoli regolatori. SMIC descrive l’industria in crisis mode per lo shortage globale di memory chip (DRAM/NAND), con overbooking e rimescolamento domestico; intanto le restrizioni olandesi su Nexperia/Wingtech persistono e la Cina perde definitivamente la proprietà; questo rallenta l’ascesa cinese, ma accelera autonomia interna e localizzazione (qui gli approfondimenti di Nikkei Asia e del South China Morning Post).
Opportunità cinesi da debolezza del dollaro e diversificazione globale. La politica Trump di indebolire il dollaro apre spazi per uno yuan più forte e per la diversificazione di investitori da asset USA; la Cina beneficia di un rally sui metalli preziosi e sulla volatilità globale, consolidando un export di oltre 4 trilioni $ nel 2026 grazie a brand emergenti (qui gli approfondimenti di Nikkei Asia (1), South China Morning Post e Nikkei Asia (2)).
Influenza regionale cinese: Bangladesh, CPEC, pressioni Ue. Gli USA spingono alternative di difesa in Bangladesh per contrastare l’influenza cinese; il Pakistan ha fretta di sfruttare il CPEC per sicurezza alimentare e trasferimento tech; la visione indiana sull’incontro dei leader Ue contro US, Cina e Russia (qui gli approfondimenti di Dawn (1), Dawn (2) e The Hindu).
Proiezione artica, mercato difesa Medio Oriente, reazioni europee e situazione canadese. La Polar Silk Road cinese avanza con investimenti in infrastrutture artiche; al World Defence Show Riyadh, droni cinesi competitivi, ma limitati nei jet per barriere politiche. Macron esprime timori su sottomissione felice a Cina/USA: l’ultimo europeista non lo ascolta più nessuno. Intanto, il The Hindu ci spiega perché il Canada non può sfruttare il petrolio come ha fatto la Cina con le terre rare (qui gli approfondimenti del Financial Times, del South China Morning Post, di Guancha e di The Hindu).
Ale
Lo scontro Merz-Macron al vertice sulla produttività europea di ieri qui.
La Francia chiede le dimissioni di Francesca Albanese all’ONU accusandola di aver additato il popolo israeliano come “nemico dell’umanità”; ma è falso.
La Toscana si prepara alla guerra: il porto di Livorno, benché civile, è frequentemente attraversato da armi e merci militari, per lo più provenienti dagli Stati Uniti e diretti alla base di Camp Darby.
Lo scontro di Sanchez contro i miliardari hi tech USA qui.















