Tra guerra ai poveri e riarmo, la nuova legge di bilancio che il governo presenterà al Parlamento è una manovra all’insegna dell’austerità, che predispone l’economia nazionale a diventare, a tutti gli effetti, un’economia di guerra: la manovra è di soli 18,7 miliardi, in quanto il governo spera di rientrare dalla procedura europea per deficit eccessivo e, già dalla prossima primavera, avviare il maxi aumento verso il 5% del PIL, come vogliono Trump e la NATO; i corposi tagli ai ministeri e le misere mancette ai lavoratori dipendenti (che non coprono certo l’iper-inflazione degli scorsi anni) servono dunque per centrare il vero l’obiettivo dichiarato da Giorgia Meloni, quello di attivare – dal 2026 – la clausola di salvaguardia del patto di stabilità Ue per scomputare le spese per il riarmo e indebitare il Paese a lungo termine. Il primo passo sarà la richiesta dei prestiti Safe fino a 14 miliardi di euro, da investire in spese militari; naturalmente, nulla di sostanzioso alla casse dello Stato continuerà ad arrivare dalle banche italiane e dalle assicurazioni: nonostante i profitti straordinari fatti in questi anni, si parla di un contributo di 10 miliardi in tre anni di cui il contributo vero e proprio è solo la metà del totale. Il resto sono anticipazioni fiscali che banche e assicurazioni recupereranno soprattutto dal 2029 in poi.









