La Disunione europea, tanto per fare qualcosa di nuovo, si spacca: la Polonia ha arrestato un cittadino ucraino, sul proprio territorio, ritenuto responsabile dell’attentato al gasdotto Nord Stream; la notizia ha subito attivato la giustizia tedesca, che ne ha chiesto l’estradizione, e da qui si è avviato il solito psicodramma in salsa bruxellese. La giustizia e, soprattutto, la politica polacca hanno lasciato intendere (nemmeno troppo per il sottile) che non è nei loro interessi procedere, cosa che ha fatto imbufalire Budapest: “E’ impensabile che un governo dell’Unione copra i terroristi”; in questi tempi di follia, l’Ungheria sembra l’unica a non aver smarrito il senno (e a non voler procedere in uno scontro finale con uno Stato vicino dotato di 6000 bombe atomiche). Il teatrino dell’imperialismo si fa farsa: in Palestina, Israele viola l’accordo (l’ennesimo), facendo dubitare sulla tenuta del cessate il fuoco, di cui a fare da garante saranno, perlopiù, i maggiori fornitori di armi di Israele – gli Stati Uniti.















