La guerra di Zelensky potrebbe essere vicina alla conclusione: il corpo a corpo tra Zelensky e Trump andato in scena venerdì (questa volta a porte a chiuse) potrebbe essere ricordato come il giorno della capitolazione finale del presidente ucraino, oramai vicinissimo a perdere il sostegno degli Stati Uniti al suo progetto di riconquista della parte orientale del Paese. Stando alla ricostruzione del Financial Times, la visita di Zelensky ha preso una piega drammatica: dopo il no ricevuto da Trump alla fornitura dei missili a lungo raggio Tomahawk, il presidente ucraino ha dovuto incassare l’imminente svolgimento di un nuovo bilaterale Trump-Putin a Budapest (al quale ora starebbe tentando di imbucarsi) e l’ordine americano di “cedere il Donbass” per arrivare ad un immediato cessato il fuoco; in sintesi, possiamo dire che l’ex comico è stato trattato come uno sconfitto a cui si cerca una via d’uscita, e il sogno suo e della sua classe dirigente di riportare Trump sulle posizioni più favorevoli all’escalation si è infranto. Non solo, perché anche la retorica del Trump ha appaltato agli europei la difesa si Kiev è stata smentita dai fatti: come dimostrano i dati del Kiel Institute, anche i gli amici europei hanno stanziato solo un totale di 3,3 miliardi di euro in aiuti militari all’Ucraina a luglio e agosto; si tratta di un calo del 57% rispetto a gennaio-giugno. Insomma: la guerra di Zelensky (ma non certo la terza guerra mondiale a pezzi, nella quale Usa e Russia rimangono nemici strategici) potrebbe davvero essere vicina alla conclusione.









