Mentre è in corso l’ultimo atto del genocidio dei palestinesi a Gaza, Ursula von der Leyen si affaccia timidamente su X e annuncia una proposta di sanzioni contro Israele; un atto dovuto per salvare la faccia e poter consentire ai liberali di continuare a indossare il label di democratici accanto alle tante griffe appuntate sul doppiopetto, in particolare quelle dell’industria di armi. Non va tanto meglio negli USA, dove Donald Trump, di ritorno da una gita al castello di Windsor, ha annunciato che metterà fuori legge gli Antifa, designandoli come organizzazione terroristica; nel frattempo, ABC sospende un programma televisivo perché il conduttore aveva fatto una battuta irriverente sulla morte di Charlie Kirk: è una situazione divertente, se si pensa che sette mesi fa JD Vance era andato sino a Monaco per dare una lezione ai tanti leader volenterosi europei sulla libertà e sui valori democratici, valori da cui l’Europa si stava discostando. Chi si somiglia si piglia…
Sullo sfondo di questi avvenimenti si staglia il drammatico rapporto tra Trump e Netanyahu, una storia d’amore forse giunta al capolinea dopo il bombardamento del Qatar, uno dei principali partner statunitensi; intanto il genocidio a Gaza prosegue e rispunta il progetto del resort Gaza: è così che Israele vuol fare pace con la Casa Bianca? In questo quadretto distopico mancava soltanto la Polonia che, dopo essersi auto-bombardata con un missile lanciato da un F-16 per colpire un drone russo di cartapesta, chiede nuovamente a USA – o, al massimo, a Parigi – di poter schierare le proprie atomiche sul suo territorio. Cosa potrebbe andar peggio?









