C’era una volta l’America, quel paese nato dai cowboy uccidendo indiani, schiavizzando l’Africa, portando la guerra fin nei luoghi più impervi di un continente che in principio era vergine al punto da sembrare il paradiso terrestre. Ma, come ogni paradiso, prestò arrivo il diavolo, in questo caso rappresentato dagli europei che portarono caccia industriale, malattia, polvere da sparo e distillerie e, per finire, il gioco d’azzardo; cinquecento anni di guerre indiane per condurre un gigantesco genocidio a cielo aperto, una guerra di secessione, una con il Regno Unito, un’altra con il Messico e poi minacce a tutti i vicini di casa, repressione interna di ogni dissenso (inclusi cattolici, celtici, tedeschi, irlandesi, russi, bevitori di vino e fumatori): lo stato del conformismo obbediente e dell’assenza di radici dove tutti hanno un’opportunità fino al trovarsi col culo per terra a chiedere l’elemosina. Oggi le lucine sono finite, le musichette di Mtv non bastano più e lasciano spazio al grigiore delle fabbriche abbandonante, al terrore di anziani signori armati fino ai denti e tremanti per la paura dell’uomo nero, quel grande rimosso della società statunitense, fondata su incubi, furti e rapine. Di queste paure profonde parleremo questa sera con Giuseppe Germinario, Clara Statello e Gabriele Germani.










