Week end impegnativo per il nostro amato Donnie e la sua dama da compagnia Netanyahu: sabato, gli Houthi hanno rotto gli indugi e hanno lanciato il primo attacco contro il regime etno-fascista di Tel Aviv dall’inizio dell’aggressione di USraele contro Teheran; per ora, siamo ancora sul piano degli avvertimenti – che, però, bastano a sconvolgere di nuovo i mercati. Il Brent, stamattina, è tornato a superare quota 115 dollari al barile; i mercati asiatici si sono risvegliati in Profondo Rosso, con Tokyo che ha toccato il -5%, per poi recuperare qualche spicciolo. Intanto, cresce l’opposizione sociale ai deliri imperiali israelo-statunitensi, con manifestazioni oceaniche in tutto il pianeta, compresa l’Italia, governata dai peggiori zerbini di Washington viventi, e comprese, pure negli USA, le roccaforti dell’ondata reazionaria trumpiana; alle prese con questo accerchiamento, Trump è costretto a chiudere gli occhi su Mosca che sfida apertamente Washington e rompe l’assedio contro Cuba. Per provare ad alleggerire un po’ l’accerchiamento, Trump fa trapelare qualche progresso nei negoziati, ma l’accumulazione inesorabile di forze di terra in Medio Oriente fa presagire ben altro.















