E’ uscito il nuovo film di Steven Spielberg: la distribuzione italiana, la Universal Pictures, ha chiesto alle sale cinematografiche di eliminare qualunque altro evento, anche non cinematografico, previsto per i giorni dell’uscita e di riservare i cinema solo per il film – ovviamente, facendosi forte dei potenziali enormi incassi che Disclosure Day porterà nelle tasche degli esercenti. Ma questo evento cinematografico globale (il film è uscito infatti in tutto il mondo tra il 10 e il 12 giugno) nasconde qualcos’altro, qualcosa di molto attuale che ha a che fare con la guerra totale che forse gli Stati Uniti stanno per lanciare contro la Russia e la Cina; non è un, caso infatti, che l’anno scorso sia uscito un documentario, The Age of Disclosure, diretto e prodotto da Dan Farah che, tra l’altro, ha anche prodotto un altro film di Spielberg, Ready Player One. Ma non è finita: a maggio, l’amministrazione Trump ha lanciato l’iniziativa PURSUE (Presidential Unsealing and Reporting System for UAP Encounters), cioè sistema presidenziale di apertura e segnalazione degli incontri con gli UAP; questo provvedimento impone al Dipartimento della Guerra, al Pentagono e ad altre agenzie di rilasciare documenti governativi, foto e video a lungo classificati relativi a fenomeni anomali non identificati (UAP, che sta per Unidentified Anomalous Phenomenon), che è la nuova sigla per definire i vecchi UFO (Unidentified Flying Object), oggetti volanti non Identificati. Insomma: forse la vera rivelazione (vabbeh, rivelazione…) non riguarda gli alieni, ma il modo in cui il cinema di massa viene usato come camera d’eco per abituare l’opinione pubblica alla militarizzazione dello spazio in chiave anti-Cina e anti-Russia. E contro la Corea del Nord?











