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Gli USA sono a un passo da attaccare l’Iran?

OttolinaTV by OttolinaTV
18/02/2026
in Europa, I Pipponi del Marrucci, In evidenza, Medio Oriente, U.S.A.
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Gli USA sono a un passo da attaccare l’Iran? “Non credo che la gente capisca veramente quanto metallo sia volato verso est nelle ultime 24 ore”; l’analista indipendente Oliver Alexander non ha dubbi: da settimane, segue ogni singolo mezzo da guerra che si sta dirigendo verso le basi USA in Medio Oriente, e l’escalation degli ultimi giorni, sostiene, lascia poco spazio alle interpretazioni. Proprio mentre ieri si svolgevano i colloqui tra USA e Iran a Ginevra, “l’Aeronautica Militare statunitense”, scriveva, “sta semplicemente facendo troppi movimenti per stare dietro a tutto” e, se si continua di questo passo, entro la fine della giornata, sottolinea, “potremmo vedere fino a 36 F-16 riposizionarsi”, e anche qualche F-22”; e, dopo pochi minuti… “Eccoli che arrivano”, scrive Alexander: “Gli F-22 sono in movimento da Langley”. “Dico solo che non si schierano F-22 per lasciarli inattivi a lungo”; a giugno, “l’operazione Midnight Hammer è arrivata 4 giorni dopo la partenza degli F-22 dagli USA”: come sottolinea The War Zone, “Gli F-22 sono i caccia aria-aria più potenti degli Stati Uniti, ma possono anche essere utilizzati per distruggere le difese aeree nemiche e colpire altri obiettivi terrestri”.

Ed era solo l’inizio; all’alba di stamattina, Alexander torna a twittare compulsivamente: “Nelle ultime 6 ore”, scriveva verso le 8, “praticamente tutto ciò che può volare e rifornire altri velivoli è volato verso il Medio Oriente“. Si parla, in tutto, di circa 36 aerei: 22 cisterne, 13 aerei da trasporto e anche un E-3 AWACS, l’iconico Boeing con con il grande piattone sopra che contiene un radar rotante in grado di vedere a centinaia di chilometri di distanza; “E’ il più grande ponte aereo a cui abbia mai assistito” commenta War Monitor. Due ore e mezzo dopo, altri 5 aerei cisterna sono partiti dagli USA diretti verso est; “L’amministrazione Trump è più vicina a una guerra su larga scala in Medio Oriente di quanto la maggior parte degli americani pensi” sottolinea, poco dopo, il giornalista israeliano Barak Ravid su Axios: “Secondo alcune fonti”, ricorda, “un’operazione militare statunitense in Iran sarebbe probabilmente una campagna massiccia, della durata di settimane, che assomiglierebbe più a una guerra vera e propria rispetto all’operazione militare mirata del mese scorso in Venezuela”. Ravid ricorda come ieri, a Ginevra, Jared Kushner e Steve Witkoff abbiano parlato per 3 ore con il ministro degli esteri iraniano Araghchi, ma “sebbene entrambe le parti abbiano affermato che i colloqui hanno fatto progressi, le divergenze rimangono ampie, e i funzionari statunitensi non sono ottimisti sulla possibilità di colmarle”. Il vicepresidente JD Vance, intervistato da Fox News, ha dichiarato che i colloqui, da un certo punto di vista, “sono andati bene”, “ma per altri aspetti è stato molto chiaro che il Presidente ha posto alcune linee rosse che gli iraniani non sono ancora disposti a riconoscere”; e, quindi, sebbene Trump – sottolinea Vance – ovviamente voglia raggiungere un accordo, potrebbe concludere che la diplomazia ha “raggiunto la sua fine naturale”. Un consigliere di Trump avrebbe affermato che “c’è il 90% di possibilità di assistere a un’azione concreta nelle prossime settimane”; “Non ci sono prove che una svolta diplomatica sia all’orizzonte”, conclude Ravid, “ma ci sono sempre più prove che una guerra sia imminente”.

Non sarà indolore: lunedì, Teheran ha dato il via alle prime esercitazioni che prevedono la chiusura di una parte dello Stretto di Hormuz da quando Trump è tornato a minacciare un intervento lo scorso gennaio; “Controllo intelligente dello Stretto di Hormuz”, le hanno chiamate, e – come riporta The War Zone – “prevedono il lancio di missili da crociera antinave e l’impiego di droni e sottomarini dell’IRGC”. “Sebbene le specifiche tecniche rimangano classificate”, ha affermato l’agenzia di stampa ufficiale iraniana FARS News, “i droni armati utilizzati nell’esercitazione sono tra le più recenti piattaforme strategiche della Marina dell’IRGC e sono stati schierati in numero significativo”; e Teheran potrebbe non essere sola a mostrare i muscoli: “Dopo che la Guardia Rivoluzionaria ha condotto esercitazioni militari nello Stretto di Hormuz”, riporta la testata libanese Al Akhbar, “l’Iran e la Russia per domani hanno in programma esercitazioni navali nel Mar dell’Oman e nell’Oceano Indiano”.

Ma più che i muscoli, a fare da deterrente a un’intervento USA potrebbe essere l’intelligence: i primi successi ottenuti dagli israeliani durante la guerra dei 12 giorni, infatti, sono attribuibili in buona parte all’operato di agenti del Mossad infiltrati, che, come sottolinea The Cradle, “sono stati in grado di neutralizzare la deterrenza prima che gli aerei entrassero nello spazio aereo conteso”. Secondo l’esperto militare cinese Yan Wei, “La penetrazione di strutture iraniane sensibili ha messo in luce debolezze strutturali”, dimostrando che “i protocolli di sicurezza di routine sono insufficienti contro operazioni di intelligence che sfruttano punti di accesso interni”; da allora, riporta The Cradle, “Pechino ha intensificato il coordinamento del controspionaggio con Teheran”: è passata “dal monitoraggio dei metodi del Mossad all’analisi delle loro implicazioni strutturali” e, a partire da gennaio 2026, “ha iniziato ad attuare una strategia complessiva per smantellare le reti di spionaggio israeliane e statunitensi in Iran”. La Cina, inoltre, continua The Cradle, “ha promosso l’integrazione del suo sistema di navigazione BeiDou come alternativa alle piattaforme GPS occidentali, riducendo l’esposizione alle interferenze del segnale e migliorando l’indipendenza di guida per i sistemi missilistici e i droni”; “Gli aggiornamenti radar hanno rafforzato le capacità di rilevamento, anche contro velivoli stealth”, e i “sistemi avanzati di difesa aerea, tra cui l’HQ-9B, hanno ulteriormente rafforzato la capacità di monitoraggio dello spazio aereo”.

Ma l’ostacolo più grosso potrebbe non essere nemmeno questo: nelle scorse settimane, vi abbiamo parlato più volte della frattura che sembra essersi creata tra le petromonarchie del Golfo, con i sauditi, da un lato, e gli emiratini, sempre più allineati con Tel Aviv – dal Sudan al Somaliland – dall’altro; in questa nuova linea di frattura del Medio Oriente, a giocare un ruolo di primo piano è la Turchia di Erdogan, che l’ex premier Naftali Bennet ha additato pubblicamente come il prossimo vero grande nemico del progetto neocoloniale sionista. “Vi avviso: la Turchia è il nuovo Iran. Erdogan è sofisticato e pericoloso e vuole circondare Israele; non possiamo chiudere di nuovo gli occhi: la Turchia sta cercando di rivoltare l’Arabia Saudita contro di noi e di stabilire un asse sunnita ostile insieme al Pakistan nucleare. Mentre alcuni alti funzionari israeliani sono sul libro paga del Qatar, il Qatar e la Turchia stanno alimentando il mostro della fratellanza islamica che sta crescendo e che, alla fine, potrebbe diventare pericoloso quanto quello creato dall’Iran”.

Insomma: non solo gli USA, in Iran, non se la caverebbero con una sveltina in stile Venezuela, ma dopo aver combattuto una lunga guerra per annichilire il famigerato regime degli Ayatollah (ammesso e non concesso che sia fattibile), sarebbero comunque punto e a capo e dovrebbero ripartire da bomba per provare a neutralizzare il nuovo asse sunnita che gli invasati di Tel Aviv, ormai, vedono come una minaccia esistenziale. E se, invece, facessero pace con la storia e si rassegnassero al fatto che, nel 2026, nel mondo non c’è più spazio per vecchi e nuovi progetti coloniali? Comunque vada, quello che è certo è che gli zerbini europei sono pronti a sostenere senza se e senza ma qualsiasi decisione prenda l’asse del male; d’altronde, come ha dichiarato Rubio a Monaco, “Facciamo parte di un’unica civiltà, la civiltà occidentale”, e la nostra alleanza dovrebbe servire a creare “un nuovo secolo occidentale” dopo che “rivoluzioni comuniste senza Dio” e “rivolte anticoloniali” hanno fatto credere a molti “che l’era del dominio dell’Occidente fosse giunta al termine”: “E’ questo il cammino intrapreso dal presidente Trump”, ed “è il cammino che vi chiediamo di percorrere insieme a noi”. La sala ha reagito con una standing ovation: l’orgoglio suprematista, e gli interessi che nasconde, sono più forti di ogni ostacolo; se vi fa ribrezzo, forse è il caso di costruire la nostra controffensiva, a partire dalla battaglia delle idee. Aiutaci a costruire un vero e proprio media autorevole, professionale, indipendente, ma di parte, quella opposta ai fascisti di merda come Rubio e quella facce di merda che l’hanno applaudito: metti mi piace a questo video, condividilo e aderisci alla campagna di sottoscrizione di Ottolina Tv su GoFundMe e su PayPal.

E chi non aderisce è un fascista di merda

Tags: donald trumpfascistii pipponi del Marrucciil pippone del marruiranisraelemarco rubioneocolonialismoregime degli ayatollahstretto di Hormuzturchiausa
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