Il Marru
Oggi debutta il Board of Peace, “La più grande e prestigiosa organizzazione mai riunita”, sottolinea entusiasta Forrest Trump; ma, secondo Responsible Statecraft, comunque vada, non sarà un successo:

Perché il Board of Peace è destinato a un fallimento multimiliardario, titolano: “Un mandato vago e un modello pay-to-play suggeriscono che diventerà un’impresa vana e ingombrante alla ricerca di una missione priva di legittimità internazionale”; “A causa delle sue ambizioni eccessive e della sua dubbia legittimità”, insiste l’articolo, “il Board of Peace potrebbe coinvolgere gli Stati Uniti in crisi insolubili e”, paradossalmente, addirittura “indebolire l’influenza di Washington”. Nata con la scusa del processo di pace farlocco di Gaza, e presto trasformata per volere di Forrest Trump in una sorta di anti-ONU, “Queste ambizioni di vasta portata potrebbero rivelarsi una distrazione in politica estera per Washington, concentrandosi su questioni che non hanno alcuna reale attinenza con gli interessi vitali degli Stati Uniti”; il fatto che sia destinata al fallimento, giustificherebbe l’attenzione e l’entusiasmo che ha scatenato nella destra postfascista italiana che, da sempre, ha una vocazione naturale all’avventurismo più catastrofico.
Chissà come la voglia di far funzionare la truffa del Board of Peace influenzerà le scelte di Trump sull’Iran:

Gli Stati Uniti raccolgono la maggior potenza aerea in Medio Oriente dall’invasione dell’Iraq nel 2003, titola il Wall Street Journal: “Gli Stati Uniti sono pronti a colpire l’Iran”, sottolinea l’articolo, “ma il presidente Trump non ha ancora deciso se ordinare attacchi o, se decidesse di farlo, se l’obiettivo sarebbe quello di fermare il già malconcio programma nucleare iraniano, annientare la sua forza missilistica o cercare di rovesciare il regime”; “Alcuni consiglieri e leader stranieri, come il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu , stanno dicendo a Trump che dovrebbe usare la pressione militare statunitense per ottenere maggiori concessioni da Teheran”. “L’esercito statunitense, con la sua tecnologia stealth e le sue armi di precisione a distanza, ha un vantaggio schiacciante sull’Iran, le cui difese aeree sono state messe a dura prova da Israele lo scorso anno”, sottolinea l’articolo, ma “l’Iran ha alcune carte da giocare in una campagna prolungata, tra cui un arsenale missilistico ancora considerevole che potrebbe essere diretto contro le basi statunitensi e gli alleati nella regione, e forze militari che potrebbero tentare di chiudere lo Stretto di Hormuz, una rotta marittima vitale per le petroliere”; inoltre, “Per quanto formidabile possa sembrare l’accumulo, si tratta solo di una frazione delle risorse impiegate dagli Stati Uniti per la Guerra del Golfo del 1991 o per l’invasione dell’Iraq del 2003. Per la prima, gli Stati Uniti schierarono sei portaerei nel Golfo Persico e nel Mar Rosso. Prima di quell’operazione, l’Aeronautica Militare statunitense schierò interi stormi di aerei da guerra, al posto degli squadroni inviati ora, per condurre una campagna aerea di sei settimane”: “Per l’Operazione Iraqi Freedom del 2003, l’Aeronautica Militare statunitense ha schierato 863 velivoli in Medio Oriente. L’Operazione Desert Storm del 1991 ha visto schierati 1.300 velivoli statunitensi dell’Aeronautica Militare, della Marina e del Corpo dei Marines, secondo le informazioni di Air & Space Forces Magazine”. “Le circostanze odierne sono diverse. L’Aeronautica Militare statunitense è ora molto più piccola e non ci sono forze di terra statunitensi e alleate da supportare. Né esiste una vera e propria coalizione internazionale, a meno che l’aviazione israeliana non si unisca alla campagna”; “A differenza del 1991, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno reso il loro spazio aereo interdetto a potenziali attacchi statunitensi. Molti degli aerei da guerra statunitensi sono concentrati in Giordania”.
The War Zone sottolinea come “L’importante dispiegamento della flotta di E-3 Sentry per la crisi iraniana evidenzia lacune preoccupanti”:

Gli E-3 Sentry sono gli iconici aerei che si riconoscono subito per il gigantesco radar:

Gli USA ne hanno in dotazione in tutto sedici; sei sono stati mandati nelle basi europee in vista di un loro utilizzo in Medio Oriente: “Il dispiegamento di quasi il 40% di tutti gli E-3 dell’Aeronautica Militare sottolinea quanto questi velivoli rimangano critici, ma anche le sfide di soddisfare le intense esigenze operative con una flotta in rapido invecchiamento e in calo”. Un 40% che pesa ancora di più se, come sottolinea l’articolo, si considera che “Non tutti gli aerei radar Sentry sono disponibili per compiti operativi contemporaneamente. Il tasso medio di capacità di missione per la flotta di E-3 durante l’anno fiscale 2024 era del 55,68%. Pertanto, i sei jet AWACS schierati in avanti rappresentano una percentuale ancora maggiore degli aerei che possono essere effettivamente inviati in missioni reali. Ciò include la copertura radar per le chiamate di allerta dei caccia a difesa del territorio nazionale. Ciò accade in alcune circostanze nei 48 Stati inferiori , ma è una pratica standard in Alaska , dove di solito ci sono un paio di E-3 di stanza, con uno in allerta per il lancio in supporto ai caccia, cosa che accade regolarmente”.
Sempre The War Zone torna sulle esercitazioni congiunte di Iran, Russia e Cina nello Stretto di Hormuz:

“Mentre gli Stati Uniti riversano risorse verso il Medio Oriente , tra cui il Gerald R. Ford Carrier Strike Group (CSG) che, secondo quanto riferito, si trova ora al largo delle coste marocchine, Iran, Cina e Russia terranno la loro ricorrente esercitazione navale congiunta nello Stretto di Hormuz”, ricorda l’articolo: “Mosca e Teheran considerano l’esercitazione Maritime Security Belt 2026 particolarmente rilevante alla luce degli eventi attuali, e ci sono motivi per cui la Casa Bianca e il Pentagono dovrebbero prenderne atto. La presenza di navi da guerra russe o cinesi in queste acque nel mezzo di un attacco statunitense all’Iran potrebbe avere implicazioni militari e politiche che i pianificatori devono affrontare”; “L’esercitazione, tenutasi per la prima volta nel 2019, si svolge nella città portuale di Bandar Abbas, nell’Iran meridionale, situata sullo Stretto di Hormuz. Unità navali russe, cinesi e iraniane dovrebbero partecipare con diverse navi e capacità operative per testare il coordinamento, la prontezza tattica e le procedure di risposta rapida nello Stretto di Hormuz, ha riportato l’ agenzia di stampa ufficiale iraniana Mehr “.
Intanto, la portaerei Gerald Ford sta entrando nel Mediterraneo e, secondo Ynet, “potrebbe essere schierata al largo di Israele” per provare a difendere Tel Aviv dalla reazione iraniana:

Il Soddu
La Cina accelera 20 nuovi accordi commerciali con Unione europea, Stati del Golfo e patto trans-Pacifico per isolare l’economia dalle pressioni tariffarie americane. Questa strategia rafforza il ruolo di Pechino come hub manifatturiero globale, riduce la dipendenza dal mercato statunitense e consolida un ordine commerciale multipolare guidato dal Sud globale (qui l’approfondimento di
Reuters).
Il Fondo Monetario Internazionale mantiene la previsione di crescita cinese al 4,5% per il 2026, confermando la solidità del modello economico nonostante le sfide esterne. Questo riconoscimento internazionale evidenzia la capacità di Pechino di navigare le tensioni commerciali con resilienza, puntando su domanda interna, innovazione e diversificazione che rafforzano la leadership cinese nella stabilizzazione globale (qui l’approfondimento del South China Morning Post). Il Fondo Monetario Internazionale avverte che le politiche economiche cinesi stanno causando danni ad altri Paesi, ma riconosce la necessità di una transizione verso una crescita guidata dai consumi interni; Pechino risponde con misure mirate che dimostrano la capacità di adattamento del modello economico cinese alle sfide globali, rafforzando la domanda domestica e riducendo gli squilibri (qui l’approfondimento di Japan Times).
Le azioni delle aziende cinesi di veicoli elettrici subiscono un calo temporaneo in borsa per vendite lente a gennaio, ma questo riflette una fase di consolidamento del settore che consolida la leadership cinese a livello globale, con BYD che rimane il produttore numero uno e prepara l’espansione in nuovi mercati emergenti (qui l’approfondimento del New York Times).
Le emissioni di anidride carbonica della Cina calano leggermente nel quarto trimestre 2025, confermando l’efficacia delle politiche verdi di Pechino. Questo risultato rafforza la posizione cinese come leader nella transizione energetica globale, dimostrando che crescita economica e sostenibilità possono procedere insieme in un modello multipolare (qui l’approfondimento di The Energy Mix).
L’investimento strategico giapponese negli Stati Uniti mette Pechino in allerta, ma la Cina riprende silenziosamente le esportazioni di terre rare verso il Giappone per mantenere legami stabili: questo dimostra la capacità cinese di bilanciare pressione e cooperazione economica, preservando la propria centralità nelle catene di fornitura globali (qui l’approfondimento di Asia Times).
I mercati asiatici salgono nonostante le preoccupazioni sull’intelligenza artificiale, con il petrolio che attenua le perdite dopo i colloqui USA-Iran; questo rialzo riflette la fiducia degli investitori nella resilienza economica regionale guidata dalla Cina e nella sua capacità di stabilizzare i mercati globali (qui l’approfondimento di Reuters).
Il mercato obbligazionario giapponese diventa un campo di battaglia per i rendimenti dei titoli di Stato dopo le promesse di tagli fiscali. Questo evidenzia le sfide del debito pubblico giapponese, mentre la Cina mantiene stabilità nei propri mercati obbligazionari e consolida il proprio ruolo di ancoraggio finanziario regionale (qui l’approfondimento del New York Times).
Secondo Westpac, la Cina deve adottare politiche macroeconomiche più proattive nel 2026 per sostenere la crescita. L’economia ha raggiunto il 5% nel 2025, ma i dati dettagliati evidenziano opportunità e rischi, con necessità di stimolare la domanda interna dopo il Capodanno Lunare per una crescita equilibrata (qui l’approfondimento di Westpac).
La Corea del Sud vede il Kospi raggiungere un nuovo massimo storico al riapertura dopo le festività, trainato dall’intelligenza artificiale. Questo rally riflette il dinamismo regionale guidato dalle tecnologie cinesi e dalla cooperazione economica multipolare in Asia (qui l’approfondimento di Asia Times).
Le azioni tecnologiche asiatiche attirano attenzione per la crescita elevata nel febbraio 2026. QuantumCTek si distingue con previsioni di crescita dei ricavi del 32,7% annuo, superando la media del mercato cinese, grazie a forti proiezioni sugli utili e al sostegno statale all’innovazione (qui l’approfondimento di Yahoo Finance).
I mercati asiatici avanzano, con il Kospi che segna un record storico al riapertura. Gli investitori prendono spunto dai guadagni di Wall Street, mentre diversi scambi regionali riprendono dopo le vacanze del Capodanno Lunare, confermando la vitalità economica guidata dalla Cina (qui l’approfondimento di Mettis Global ).
Pechino riprende silenziosamente le esportazioni di terre rare verso il Giappone, probabilmente per non compromettere i legami in fase di miglioramento con Washington: questo segue l’investimento strategico giapponese negli Stati Uniti da 36 miliardi di dollari iniziali, che potrebbe arrivare a 550 miliardi (qui l’approfondimento di Asia Times).
La Cina esorta gli Stati Uniti a stabilizzare le relazioni per evitare conflitti. Il ministro degli Esteri Wang Yi avverte che passi reattivi di distanziamento, inclusi tentativi di separare Taiwan, potrebbero portare a uno scontro tra le due potenze (qui l’approfondimento di IDN Financials).
L’Esercito Popolare di Liberazione cinese risponde con fermezza alla campagna di reclutamento della CIA rivolta a ufficiali militari cinesi. Pechino condanna l’iniziativa come provocazione politica e violazione della sovranità, promettendo misure per contrastare infiltrazioni (qui l’approfondimento di Modern Diplomacy).















