Il popolo iraniano è sotto attacco, ma non solo occidentale, perché accanto al malcontento dei commercianti, incazzati per un’inflazione insostenibile al 50%, e a quello dei giovani per i vetusti e opprimenti costumi imposti dalla teocrazia, c’è anche una parte della borghesia del Paese che tifa apertamente il regime change sponsorizzato da Trump e Netanyahu. Perché? In alcuni casi, per una vera e propria nostalgia per i bei vecchi tempi dello Scia – e, cioè, di quando l’Ancien Regime iraniano spartiva le ricchezze prodotte dalla svendita degli asset strategici del Paese agli occidentali con una piccola classe di privilegiati a scapito del resto della popolazione; ed è proprio al supporto di questi settori della società persiana che Stati Uniti e sionisti puntano per controllare e razziare il Paese dopo l’eventuale cacciata dell’Ayatollah. L’ambasciatrice Elena Basile è appena tornata da un viaggio di 10 giorni in Iran: è entrata in contatto con questo pezzo di borghesia per cercare di capirne la visione e gli interessi e, in questa intervista, ci ha fatto un resoconto preciso, al di là della propaganda imperiale, di quali sono le forze in campo e gli interessi in gioco. “In una casa a Yasd, tra iraniani benestanti, imprenditori, professoresse, guide turistiche, ho avuto modo di conoscere la corruzione morale di uno strato sociale che, in fondo, è molto simile a quello che un tempo sosteneva lo Scià. Un medico mi ha raccontato che il settore sanitario ha difficoltà a causa delle sanzioni in medicine e strumentazioni, ma che i dottori hanno un’ottima preparazione e un malato di cancro, anche se povero, può essere operato immediatamente in ospedali pubblici. Gli ho fatto notare che questa era una grande conquista, rara nelle sanità occidentali. Gli ho spiegato di come in Italia le liste di attesa per interventi importanti si allunghino. Mi ha guardato con occhi vuoti e dopo poco, parlando di un cambio di regime offerto dall’intervento israelo-americano, è sbottato con un I love Netanyahu.









