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Ucraino e spia nazista: l’incredibile verità sulle origini del capo dei servizi segreti inglesi

OttolinaTV by OttolinaTV
12/10/2025
in Europa, In evidenza, Spin8ff
0

No, vabbe’… un altro nipote di un nazista! Ragazzi, ma non si era detto basta? Ora, noi non siamo mai stati particolarmente complottisti, ma che nel giro di qualche mese si scopra che l’ennesimo nipote di un nazista venga messo in una posizione di comando la cosa comincia un po’ a puzzare: Blaise Metreweli è appena diventata la prima donna della storia a guidare la più importante agenzia di intelligence britannica, l’MI6, una promozione sicuramente meritata dopo essersi distinta in brillanti operazioni in Europa e Medio Oriente; peccato, però, che grazie a un’inchiesta del Daily Mail si è appena scoperto che il nonno della Metreweli era nientepopodimeno che Constantine Dobrowoslki, un ucraino che disertò dall’Armata Rossa per collaborare con i nazisti, che si dichiarava contento di contribuire a sterminare gli ebrei e che era soprannominato il macellaio. Dicono che avesse anche dei difetti… Ora, noi non stiamo dicendo che stanno mettendo apposta dei discendenti di nazisti in posizioni di comando, ma dopo i casi di discendenti di nazisti come la Bearbock, la Freeland, Zurabishvili e perfino Merz… Ma, soprattutto, data la svolta autoritaria e la russofobia alla quale stiamo assistendo in Europa, la cosa comincia a preoccuparci.

Il 1 ottobre 2025, Blaise Metreweli è diventata ufficialmente la prima donna a ricoprire la carica di “C”, come viene da sempre chiamato il direttore dell’MI6, la più importante agenzia di intelligence britannica.
Inizialmente, sembrava che l’mi6 avesse fatto bene il suo lavoro: figlia di un importante cardiologo, la Metreweli ha studiato antropologia al Pembroke College di Cambridge e, nel 1997, ha fatto parte dell’equipaggio che aveva vinto un’importante regata di canoe; dal 1999, ad appena 22 anni, se ne erano perse le tracce e il suo nome era apparso pubblicamente solo quando aveva ricevuto ricevuto onori per i servizi alla politica estera britannica. Adesso sappiamo il motivo della sua scomparsa: aveva cominciato lavorare per i servizi, ottenendo pure importanti incarichi dirigenziali e guidando – almeno così dicono – brillanti operazioni di spionaggio e di intelligence in Est Europa e in Medio Oriente; nel giugno 2025 era nominata “Q”, ossia direttore per la Tecnologia e l’Innovazione dell’MI6, fino ad arrivare ora al vertice dell’agenzia. Un articolo del Times uscito dopo la sua nomina, spiegava come il governo inglese avesse deciso di puntare su di lei per recuperare almeno parte dell’influenza inglese in Medio Oriente e per le sue competenze nella guerra ibrida con la Russia: potrebbe essere stata la scelta giusta perché, grazie a un’inchiesta del Daily Mail, abbiamo appena scoperto che la guerra alla Russia la signora Metreweli ce l’ha letteralmente nel sangue.

Il giornale ha consultato l’ Archivio Militare tedesco di Friburgo, scoprendo un fascicolo di centinaia di pagine sul nonno materno del nuovo capo dell’Mi6 e dal quale emerge una storia degna di un thriller di spionaggio: Constantine Dobrowolski, nonno di Metreweli, è stato un ucraino disertore dell’Armata Rossa e poi diventato collaborazionista di Adolf Hitler; conosciuto come “Agente n. 30” dai comandanti della Wehrmacht e soprannominato il macellaio – credo non per la sua abilità nel fare le porzioni della rosticciana – gli archivi rivelano che Dobrowolski era diventato il capo informatore dei nazisti nella regione di Chernihiv, in Ucraina, e come i sovietici avessero messo una taglia sulla sua testa di 50.000 rubli (circa 200.000 mila euro di oggi) etichettandolo come il peggior nemico del popolo ucraino. All’interno dei file ci sono sue lettere, scritte per i superiori nazisti, firmate Heil Hitler, nelle quali Dobrowolski, tra le altre cose, si vantava con i comandanti tedeschi di prendere personalmente parte allo sterminio degli ebrei, nonché di aver ucciso centinaia di combattenti della resistenza ucraina; ci sono persino resoconti di come Dobrowolski saccheggiasse i corpi delle vittime dell’Olocausto per impossessarsi dei loro beni e di come, in privato, ridesse degli stupri fatti quotidianamente dai soldati sulle donne prigioniere.

Già nel 1926 era stato condannato dall’Unione Sovietica a dieci anni in Siberia per agitazione anti-sovietica, antisemitismo e occultamento della sua ascendenza; di ritorno dall’esilio, nel 1937, aveva studiato ingegneria economica a Vladivostok prima di essere assegnato a Dnepropetrovsk, in Ucraina, per l’acquisto di macchinari, fino all’invasione tedesca del nell’aprile del ’41. Allo scoppio della guerra, si legge negli archivi, Dobrowolski, aveva immediatamente riferito al Commissariato di Guerra di essere inviato al fronte, per poi disertare alla prima occasione, il 4 agosto 1941; spiegandosi ai suoi nuovi comandanti tedeschi, scrisse: “Se arruolato nell’Armata Rossa, la mia inaffidabilità politica avrebbe significato che sarei stato usato solo nelle retrovie. Avevo a lungo sperato che la Germania entrasse in guerra con la Russia”. Pagato solo 81 reichsmark al mese dai nazisti (circa 250 euro oggi), un importo che lo metteva sul gradino più basso della forza lavoro tedesca, Dobrowolski non era chiaramente motivato dal denaro: era proprio una questione ideologica, di amore per la macelleria, diciamo. Inizialmente, prestò servizio con un’unità di carri armati delle SS, vantandosi in seguito con gli ufficiali nazisti: “Lì, ho supervisionato i veicoli russi catturati e ho preso parte personalmente all’azione in prima linea vicino a Kyiv e allo sterminio degli ebrei”.

Alcuni storici che hanno aiutato i giornalisti del Daily Mail nell’indagine, sostengono che potrebbe anche aver preso parte al massacro di Babyn Yar, in cui più di 30.000 ebrei furono massacrati in due giorni a Kyiv; a conclusione dell’articolo, il Daily Mail, giornale del mainstraeam di ispirazione liberaloide atlantista e russofobica, cerca quasi di scusarsi per gli esiti di questa ricerca affermando di non voler in nessun modo surrogare la propaganda russa secondo la quale l’Europa starebbe velocemente scivolando verso una nuova forma di autoritarismo militarista e preparandosi a una nuova invasione sul fronte orientale: “Naturalmente”, si legge, “la signora Metreweli non può essere giudicata per i peccati di suo nonno”, “E i russi”, continua poi, “con ogni probabilità già in possesso di questa informazione”, ora “distorceranno ogni parola per portare avanti la loro sinistra agenda”. Il primo di luglio è effettivamente uscito un articolo della Novaja Gazeta che riprende la notizia e la commenta così: “In Occidente, avere un antenato nazista non è più un fattore negativo nella biografia politica di funzionari di alto rango“, mentre la portavoce del ministero degli esteri, Maria Zakharova, ci è andata molto più pesante, sostenendo che in Europa le persone con antenati nazisti vengano ormai deliberatamente messe in posizioni di potere, e fornendo gli esempi dell’ex ministra degli esteri tedesca Annalena Baerbock, la deputata della Camera dei Comuni del Canada, Chrystia Freeland, la ex presidente della Georgia Salome Zurabishvili e, naturalmente, il cancelliere tedesco Fredrich Merz, il cui nonno, Josef Paul Sauvigny, è stato Oberscharführer nelle SA e, dal 1938, iscritto al partito nazista.

Al di là degli alberi genealogici sospetti di sempre più leader europei, la questione del possibile ritorno di regimi autoritari in stile fascista in Occidente è tornata ad essere molto seria; e non è certo solo la propaganda russa a ventilare il pericolo: basta guardare in casa nostra e ascoltare tutti più importanti analisti politici e studiosi del capitalismo. Tutti ci stanno avvertendo che l’epoca delle democrazie liberali è definitivamente finita e che i più potenti interessi economici occidentali per fronteggiare le minacce che vengono dal sud globale e tenere a bada una popolazione sempre più povera e arrabbiata, potrebbero (ma già lo stanno facendo),imprimere una nuova svolta autoritaria e utilizzare la guerra come strumento di dominio e controllo interno. In questa tragica evoluzione, una nuova legittimazione di figure legate al nazismo e del nazismo stesso in funzione anti russa è più di un semplice rischio: è già realtà. Di questa realtà, purtroppo, non leggerai nulla nei giornali del mainstream, né sentirai nulla in televisione, ma solo qui, su Ottolina Tv; e se vuoi darci la possibilità di continuare a fare il nostro lavoro quotidiano di informazione e consapevolezza politica e culturale, aderisci alla nostra campagna di sottoscrizione su GoFundMe e su PayPal.

E chi non aderisce è Constantine Dobrowolski

 

 

Tags: Blaise Metreweligran bretagnaMI6nazismononno nazistaRegno unitoservizi segretispin8ffspinoffUK
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