Sono passati 2 anni dal 7 ottobre, e, cioè, da quando un intero popolo ha voluto mandare un messaggio forte e chiaro al mondo: noi non siamo sconfitti, noi non accetteremo la nostra estinzione, noi non faremo la fine degli indiani d’America confinati nelle riserve; e se Israele e i suoi amici americani e dell’Unione europea pensavano, ormai, di avere chiuso questa ennesima pagina della loro lunga storia di occupazioni coloniali, si sbagliavano di grosso. Tante cose sono successe da quel 7 ottobre 2023: gli israeliani hanno cercato di risolvere il problema dell’esistenza dei palestinesi dando avvio con bombardamenti a tappeto alla loro personalissima versione della soluzione finale; l’Iran, Hezbollah, lo Yemen e tutto l’Asse della Resistenza hanno cercato di fare il possibile per fermare il governo genocida, mentre l’Occidente perdeva definitivamente la faccia agli occhi dei propri cittadini dando continua copertura politica, mediatica e diplomatica a Israele e rifornendola con le armi necessarie per attuare il genocidio. A schierarsi con i palestinesi, invece, ci hanno pensato i più importanti paesi del Sud globale: Sudafrica, Brasile, Cina, che invece di dare area alla bocca blaterando sul cessate il fuoco e su due popoli due Stati, hanno intrapreso azioni concrete per aiutare i palestinesi nella loro lotta per l’indipendenza nazionale.
E, allora, è forse questa una delle più importanti vittorie della resistenza palestinese: quella di aver sputtanato, in maniera forse irreversibile, le classi dirigenti occidentali agli occhi dei loro stessi cittadini, svelando tutta l’ipocrisia e il doppio standard con i quali, negli ultimi decenni, ci avevano venduto la loro feroce ricerca di potere e profitto a scapito degli altri popoli del mondo e dei nostri stessi interessi; in poco tempo, intere generazioni di occidentali, apparentemente lobotomizzate e formattate dalla controrivoluzione neoliberista, si sono riversate in piazza dando quel segnale di vitalità e reazione politica che tutti stavamo aspettando. Insomma: la guerra dei palestinesi è anche la nostra guerra, la guerra che abbiamo il dovere di combattere – per fortuna – non dall’interno di un tunnel, sperando che le nostre famiglie non saltino in aria da un momento all’altro, ma dal sicuro delle nostre case o dalle piazze del Paese. Sul campo di battaglia, la resistenza palestinese continua a combattere e si rifiuta si accettare presunti piani di pace che ne certificherebbero la scomparsa e normalizzerebbero lo status di colonia della Palestina. Non lasciamoli soli.
Buon 7 ottobre a tutti.









