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Piazze piene, urne vuote: la mobilitazione proPal non smuove di una virgola il voto nelle Marche. Mattarella fugge in Kazakistan

OttoParlante - La newsletter di Ottolina (30/09/25)

OttolinaTV by OttolinaTV
30/09/2025
in Articoli, Asia, Cina, Economia, Italia, Medio Oriente, U.S.A.
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Il Marru

Affluenza al 50%: Meloni fa il pieno; AVS e 5 Stelle al palo. Provare a intestarsi una mobilitazione popolare, evidentemente, non fa primavera: β€œPiazze piene, urne vuote”, hanno sempre perculato gli opinion maker di destra; c’hanno sempre preso. Il tentativo di prendere l’ennesima scorciatoia e provare a legittimare il Campo Largo contrapponendosi a Giorgia l’amica di Bibi lo sterminatore, non sembra funzionare: per una bella fetta di chi si Γ¨ mobilitato nelle ultime settimane, in particolare i giovanissimi, molto banalmente, le elezioni e la rappresentanza istituzionale non sono la risposta; gli altri, il grosso, altrettanto banalmente se ne fregano di ogni dimensione pubblica e basta. L’avete voluta la depoliticizzazione della societΓ ? E ora pedalate, e fate i conti col fatto che, con la vostra collaborazione, la competizione per il potere politico Γ¨ diventata una questione riservata a pochissimi; e chi sono, lo decidono poteri sovraordinati. Il PD e i suoi satelliti hanno rappresentato a lungo l’allieva preferita dei poteri forti e hanno governato decenni senza consenso; ora l’aria Γ¨ cambiata, e sono cambiati i prescelti. E non c’è vicinanza a una qualche mobilitazione popolare in grado di cambiare sensibilmente il quadro. Chi non lavora per rovesciare le cose dalle fondamenta, semplicemente, perde tempo: il suo e il nostro. Benvenuti alla newsletter di oggi.

 

 

Gab

La newsletter di oggi potrebbe avere un titolo proverbiale: Lo strano vizio di Donald Trump di vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso. The Donald si Γ¨ affrettato a dire che sta lavorando per una pace tempestiva non a Gaza, ma in tutto il Medio Oriente (richiamando anche la Siria, come dicevamo nel Non Tg di ieri) e ha tirato fuori dal cilindro una serie di richieste indigeribili tanto per Israele, quanto per Hamas. Ecco la base dell’accordo:

1- Fine immediata del conflitto, con liberazione degli ostaggi
2- Esilio sicuro di Hamas e successivo ritiro graduale dell’IDF
3- Riapertura degli aiuti umanitari
4- Affidamento a una coalizione internazionale con mandato coloniale a Tony Blair (aka Dottor Catastrofe).
5- Piano economico speciale

Qui i dettagli, e anche qui. Trump ha anche ringraziato il mondo arabo per supportare una soluzione pacifica; difficilmente potrebbe fare altrimenti. Da The Cradle: “Il gigante dei videogiochi Electronic Arts (EA) ha confermato il 29 settembre che sarΓ  resa privata in un leveraged buyout da 55 miliardi di dollari guidato dal Public Investment Fund (PIF) dell’Arabia Saudita, Silver Lake Partners e Affinity Partners, la societΓ  di investimento del genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Jared Kushner“. Sotto le parole per far contenta l’opinione pubblica occidentale, scossa dalle immagini veicolate dai social, la macchina degli affari procede, pace o non pace; sionisti e filo-palestinesi di facciata si stringono amichevolmente attorno all’unica musica che sentono: il suono dei soldi.

Intanto l’Unione Europea torna alla carica contro l’Iran; iΒ tre alfieri dell’occidentalismo ad ogni costo (Regno Unito, Francia e Germania) hanno imposto nuove sanzioni a Teheran per il programma nucleare: “Queste includono un rinnovato embargo sulle armi, un divieto sull’arricchimento dell’uranio, restrizioni sulle attivitΓ  dei missili balistici e ordini a tutti gli Stati di sequestrare e smaltire gli articoli proibiti”. L’Iran ha denunciato la totale infondatezza delle misure e ha richiamato gli ambasciatori delle tre capitali europee per consultazioni; anche qui, oltre lo spettacolo, si vede la lunga mano della Casa Bianca e il suo diabolico piano di destabilizzare l’intero Medio Oriente.

 

Il Marru – parte 2

Continuano le polemiche sulla bozza della strategia di difesa nazionale USA, trapelata qualche settimana fa; come ricorderete, gli stralci che ad oggi ci sono arrivati, rivelati per la prima volta da Politico, segnalavano un – perlomeno – parziale ritiro dal confronto diretto con Russia e Cina per concentrarsi sulla β€œmadrepatria” e l’”emisfero occidentale”. La settimana scorsa poi, all’improvviso, Hegseth ha convocato β€œcentinaia di generali e ammiragli in Virginia”, β€œsuscitando grande preoccupazione”; un incontro β€œdel tutto insolito”, scriveva venerdΓ¬ scorso il Financial Times, β€œavvolto nel mistero e nell’intrigo, dato che gli invitati non hanno ben chiaro nemmeno l’ordine del giorno”. Il tenente generale Ben Hodges ha ricordato su X che nel 1935 i generali tedeschi furono β€œconvocati a un’assemblea a sorpresa a Berlino”, dove furono obbligati β€œa prestare giuramento personale al Fuhrer”; Hegseth ha risposto sarcastico: β€œBella storia, generale”. Poche ore dopo, sempre il Washington Post ha rivelato che anche Trump aveva confermato la sua presenza, aggiungendo β€œnuove preoccupazioni per la sicurezza a un evento militare di grandi dimensioni e pressochΓ© senza precedenti, che ha costretto alcuni generali e ammiragli a percorrere migliaia di chilometri”.

Ieri sera, sempre il Washington Post tornava sull’argomento: β€œI leader militari hanno espresso serie preoccupazioni circa la futura strategia di difesa dell’amministrazione Trump, evidenziando una divisione tra la leadership politica e quella in uniforme del Pentagono”. Fonti anonime all’interno del meccanismo di elaborazione del documento sulla strategia nazionale di difesa, consultate dal Washington Post, avrebbero descritto β€œun crescente senso di frustrazione nei confronti di un piano che considerano miope e potenzialmente irrilevante, dato l’approccio molto personale e talvolta contraddittorio del presidente alla politica estera”: β€œPer anni”, sottolinea il Washington Post, β€œla strategia del Pentagono si Γ¨ basata sull’idea che la migliore difesa nazionale risiedesse nella costruzione e nel mantenimento di solide alleanze militari all’estero”; β€œI critici di questo approccio all’interno dell’amministrazione hanno sostenuto che ha impantanato gli Stati Uniti in costose guerre in territorio straniero, invece di tutelare gli interessi interni”. Ora Trump, invece, fa pressioni con ogni mezzo necessario sugli alleati perchΓ© si paghino da soli la loro difesa regionale, mentre gli USA si concentrano, appunto, sugli β€œaffari domestici” e sull’”emisfero occidentale”.

L’establishment neocon Γ¨ letteralmente terrorizzato dal fatto che, a loro avviso, Trump, come ha scritto Thomas Wright del Brooking Institute, non sarebbe β€œinteressato a competere con la Cina”: β€œPer capire come il presidente stia perdendo terreno nei confronti di Pechino”, scrive Wright, β€œbasta considerare i suoi disastrosi rapporti con l’India”. Nel frattempo, la Cina anche a settembre ha registrato una lieve contrazione dell’indice PMI manifatturiero, che si Γ¨ attestato a 49.8 punti, due decimali sotto la soglia che sancisce lo spartiacque tra crescita e declino; l’Economist, invece, torna sul rally azionario dei mercati cinesi: ricorda come, il 24 settembre del 2024, ”I funzionari cinesi decisero di organizzare un rally del mercato azionario moribondo. La banca centrale tagliΓ² i tassi di interesse e i requisiti di riserva bancaria” e, inoltre, introdusse facilitazioni per il buyback. Dopo un anno, Shanghai ha registrato una crescita di 40 punti percentuali, β€œMa l’obiettivo finale del governo”, scrive l’Economist, β€œnon era solo di rilanciare la borsa. Sperava che il mercato avrebbe contribuito a rilanciare anche l’economia. Purtroppo, l’economia si Γ¨ rifiutata di cogliere l’allusione”.Β  Al di lΓ  delle ripercussioni sull’economia e sui rischi di una bolla cinese, il rally dei mercati cinesi, in realtΓ , Γ¨ piuttosto significativo dal punto di vista geopolitico: il punto Γ¨ che una fetta consistente di quei capitali arrivano dal Medio Oriente; i famigerati petrodollari, ai quali tanto deve il superimperialismo USA. β€œLa Cina Γ¨ un’economia da 20 mila miliardi di dollari. Ci sono sicuramente opportunitΓ  di alta qualitΓ  al giusto prezzo”: a dichiararlo sarebbe stato il responsabile per l’Asia del fondo da oltre 300 miliardi di Abu Dhabi; β€œSecondo quanto riportato, Mubadala prevede inoltre di aumentare i propri investimenti nella regione Asia-Pacifico dall’attuale 13% al 20% nel prossimo decennio”. E la Cina pesa per circa la metΓ : β€œUno studio sulla gestione patrimoniale sovrana globale, pubblicato a luglio dal colosso mondiale della gestione patrimoniale Invesco, ha inoltre evidenziato che il 60% dei fondi sovrani del Medio Oriente prevede di aumentare gli investimenti in Cina nei prossimi cinque anni”.

Lo spostamento dei flussi di capitali verso i Paesi emergenti va ben oltre l’India: come ricorda Jayati Ghosh su Project Syndicate, “Secondo l’ultimo World Investment Report delle Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD), gli afflussi di IDE verso Europa, Sud America e gran parte dell’Asia sono diminuiti nel 2024. Al contrario, i flussi di IDE verso l’Africa sono aumentati del 75%, raggiungendo i 97 miliardi di dollari, mentre quelli verso il Sud-est asiatico sono aumentati del 10%, raggiungendo i 225 miliardi di dollari”.

 

Ale

Sergio Mattarella ha incontrato ad Astana il presidente kazako Tokayav, un incontro importante che segue il veloce stop and go nella capitale kazaka di qualche mese fa, mentre era di ritorno dal Giappone, e la visita a maggio di Giorgia Meloni. Come mai tutta questa importanza al Kazakistan, vi starete chiedendo? Semplice: perchΓ©, per il Paese dell’Asia centrale, l’Italia Γ¨ il primo partner commerciale europeo e il terzo a livello globale dopo Cina e Russia; nel 2024, l’interscambio Γ¨ cresciuto del 25%, toccando quota 20 miliardi di dollari. Il Kazakistan ci fornisce soprattutto carbone, gas e petrolio: nel 2024, l’Italia ha importato dal Kazakistan circa 4,6 miliardi di USD (principalmente in materie prime, energia, minerali), mentre, per quanto riguarda le nostre esportazioni nel Paese asiatico, si parla di circa 1,27 miliardi di USD, soprattutto in macchinari, apparecchiature, beni industriali, moda, abbigliamento, arredamento e cosmetica. Anche alla luce delle suicide politiche energetiche degli ultimi anni (vedi gas russo), l’Italia ha bisogno di diversificare l’approvvigionamento delle risorse energetiche, e il Kazakistan Γ¨ il Paese piΓΉ grande e strutturato dell’Asia centrale che, da anni, sta portando avanti una politica estera indipendente, spesso definita multivettoriale, benchΓ© molto legata a Russia e Cina. Nel 2024, Italia e Kazakistan hanno firmato un partenariato strategicoΒ e i Kazaki hanno appena dedicato una via a Marco Polo e aperto l’Istituto italiano di cultura: β€œUn’area strategica”, l’ha definita Mattarella; β€œI rapporti sono eccellenti, ma li possiamo ulteriormente accrescere”. Nel suo discorso di ieri, Mattarella ha poi anche aggiunto: β€œIl percorso della Repubblica del Kazakistan dall’indipendenza Γ¨ eloquente, a partire dalla scelta di rinunciare agli ordigni nucleari esistenti sul suo territorio e di aderire al Trattato di non proliferazione e di messa al bando degli esperimenti nucleari. Una scelta di pace e di civiltà”; parlando di transizione energetica, il capo dello Stato ha sottolineato che β€œL’Italia Γ¨ oggi il primo partner commerciale del Kazakhstan in Europa, con un ruolo di punta in alcuni comparti strategici, come quello della sicurezza energetica, sempre piΓΉ cruciale in una fase storica che ci pone davanti all’enorme sfida della transizione energetica.”

 

Soddu

La Cina fissa la data del plenum che definirΓ  il nuovo piano quinquennale: la leadership cinese ha ufficializzato le date del quarto plenum del Partito comunista, in programma a Pechino dal 20 al 23 ottobre, durante il quale sarΓ  discusso e approvato il quindicesimo piano quinquennale che guiderΓ  la strategia economica e politica del Paese fino al 2030; l’annuncio Γ¨ arrivato dopo la riunione del Politburo presieduta da Xi Jinping, che ha passato in rassegna la bozza del documento destinato a essere sottoposto, una volta ratificato, al Congresso nazionale del popolo nella sessione di marzo. Il piano avrΓ  il compito di raccogliere l’ereditΓ  dell’attuale ciclo e rilanciare la crescita in una fase segnata dalle difficoltΓ  strutturali dell’economia interna ed internazionale: i vertici del Partito hanno ribadito che la direzione resta quella di uno sviluppo fondato sulle cosiddette nuove forze produttive di qualitΓ , formula che racchiude l’impegno sull’innovazione tecnologica, sull’industria verde e sulla sostenibilitΓ , senza mai mettere in discussione il principio cardine del controllo centralizzato del Partito e dello Stato su ogni processo decisionale; Pechino si prepara dunque a un passaggio cruciale per il futuro della seconda economia del mondo, che dovrΓ  affrontare contemporaneamente le sfide della transizione energetica, della crescita e della competizione internazionale.

Dritti verso il baratto. Varsavia: β€œΓˆ tempo che l’Europa stia con Taiwan”. Dal cuore della Polonia arriva un messaggio che Γ¨ destinato a minare le giΓ  fragili relazioni tra cancellerie europee e Cina: in una conferenza a Varsavia, il ministro degli Esteri ha affermato che Γ¨ giunto il momento per l’Europa di schierarsi apertamente a fianco di Taiwan non piΓΉ soltanto con dichiarazioni di principio, ma con azioni politiche concrete; le sue parole, quelle di chi rappresenta da mesi un governo facile a dichiarazioni atte a compiacere Trump, si inseriscono in un quadro internazionale di crescente tensione nello Stretto di Taiwan, con la Cina che intensifica le esercitazioni militari e gli Stati Uniti che moltiplicano i richiami a una difesa collettiva dell’isola. Varsavia, protagonista negli ultimi anni di un rafforzato legame con Washington e di una politica estera assertiva in chiave atlantista, diventa cosΓ¬ la cassa di risonanza di un tema che, fino a poco tempo fa, era rimasto marginale nel dibattito europeo; l’appello non riguarda solo la sicurezza regionale asiatica, ma anche la credibilitΓ  del progetto europeo come attore globale, chiamato a difendere i valori democratici in un contesto di difesa dell’Occidente collettivo. Le prossime settimane diranno se altri governi raccoglieranno l’invito o se resterΓ  una voce isolata.

Il Pentagono accelera: raddoppiare la produzione di missili per prepararsi alla Cina. Sembra che il polacco sappia qualche cosa che noi non sappiamo, perchΓ© intanto, negli Stati Uniti, il Dipartimento della Difesa ha lanciato un piano senza precedenti per raddoppiare la produzione di missili in vista di un possibile conflitto con la Cina; l’iniziativa, rivelata dal Wall Street Journal, riflette la crescente preoccupazione di Washington per la capacitΓ  industriale di reggere un’eventuale guerra ad alta intensitΓ  nello scenario Indo-Pacifico. L’amministrazione Trump ha messo sul tavolo miliardi di dollari di investimenti per espandere le linee produttive, assicurare la catena di approvvigionamento dei componenti critici e coinvolgere nuove aziende nel programma di riarmo: l’obiettivo Γ¨ passare da una produzione calibrata su conflitti limitati, come quelli degli ultimi vent’anni in Medio Oriente, a una base industriale in grado di sostenere un confronto con una superpotenza dotata di un vasto arsenale. La spinta verso l’aumento della capacitΓ  missilistica si inserisce nella nuova politica imperiale americana, che costruisce sulla narrazione della deterrenza guidata dalla corsa agli armamenti gran parte dei suoi presupposti; per il Pentagono si tratta di un cambio di paradigma: trasformare quello che Γ¨ rimasto dell’apparato industriale americano in una macchina capace di reggere l’urto di una guerra lunga e tecnologicamente avanzata.

Governo e Pirelli, il nodo cinese non Γ¨ ancora sciolto. Continuiamo con l’economia, da quella delle bombe a quella delle ruote non meno politica e assertiva. Il governo italiano ha archiviato l’indagine amministrativa legata al Golden Power su Pirelli, avviata per verificare eventuali interferenze cinesi nella governance del gruppo, ma la partita Γ¨ tutt’altro che chiusa: l’inchiesta, che copriva il periodo tra giugno 2023 e ottobre 2024, non ha trovato elementi sufficienti per dimostrare che l’azionista di riferimento Cnrc, controllata da Pechino, avesse violato le regole condizionando le decisioni aziendali; Palazzo Chigi ha perΓ² chiarito che le criticitΓ  rimangono, soprattutto dopo le tensioni in consiglio di amministrazione che hanno visto i rappresentanti cinesi contestare bilanci e strategie industriali. Lo scenario Γ¨ aggravato dal contesto internazionale, con Washington che ha adottato misure restrittive contro i prodotti legati a componenti cinesi e che osserva con attenzione il peso di Sinochem nel capitale Pirelli: alla faccia del libero mercato! Il governo italiano, attraverso un comunicato, ha assicurato che proseguirΓ  il dialogo con la societΓ  e con gli azionisti per garantire una governance solida e competitiva, evitando, al tempo stesso, che interessi esteri condizionino la direzione del gruppo; il caso ha dunque tutto l’aspetto di qualche cosa di assolutamente pretestuoso, e che i cinesi abbiano fatto qualcosa di male, o meno, non ha importanza: il Golden Power Γ¨ stato attivato e gli azionisti asiatici si trovano comunque all’angolo. Fu cosΓ¬ che Pirelli, storica eccellenza nazionale, si trovΓ² al centro di un intricato intreccio tra politica industriale, relazioni internazionali e pressioni straniere.

Passerini, il genio italiano delle batterie se ne scappa in Cina. Stefano Passerini, uno dei massimi esperti mondiali di batterie, ha deciso di trasferirsi dalla Germania alla Cina per dirigere il nuovo International Institute for Electrochemical Energy Storage della Nanjing Normal University; la notizia segna un passaggio significativo nella competizione globale per la ricerca energetica, con Pechino che conquista un nome di primo piano per i suoi obiettivi di transizione verde. Passerini, 65 anni, membro dell’Accademia delle Scienze tedesca, ha spiegato di aver accettato l’incarico per la fiducia riposta nelle capacitΓ  e nelle risorse messe a disposizione dall’universitΓ  cinese; il nuovo istituto sarΓ  dotato di laboratori di avanguardia e punta a contribuire agli obiettivi di doppio carbonioΒ fissati da Pechino, ovvero il picco delle emissioni entro il 2030 e la neutralitΓ  climatica entro il 2060. La scelta di Passerini rappresenta un colpo importante per la Cina, che si assicura cosΓ¬ un punto di riferimento internazionale in un settore chiave per lo sviluppo dei veicoli elettrici e delle energie rinnovabili, mentre in Europa si riaccende il dibattito sul rischio di fuga dei cervelli verso Paesi in grado di offrire piΓΉ fondi, infrastrutture e visione strategica.

Tags: bortsacinaconvocazione generali in virginiadifesadonald trumpeconomiagazaguerraisraelekazakistanla newsletter di ottolinamedio orienteottoparlantepalestinapiano di pacesergio mattarellausa
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