Il Marru
Affluenza al 50%: Meloni fa il pieno; AVS e 5 Stelle al palo. Provare a intestarsi una mobilitazione popolare, evidentemente, non fa primavera: βPiazze piene, urne vuoteβ, hanno sempre perculato gli opinion maker di destra; cβhanno sempre preso. Il tentativo di prendere lβennesima scorciatoia e provare a legittimare il Campo Largo contrapponendosi a Giorgia lβamica di Bibi lo sterminatore, non sembra funzionare: per una bella fetta di chi si Γ¨ mobilitato nelle ultime settimane, in particolare i giovanissimi, molto banalmente, le elezioni e la rappresentanza istituzionale non sono la risposta; gli altri, il grosso, altrettanto banalmente se ne fregano di ogni dimensione pubblica e basta. Lβavete voluta la depoliticizzazione della societΓ ? E ora pedalate, e fate i conti col fatto che, con la vostra collaborazione, la competizione per il potere politico Γ¨ diventata una questione riservata a pochissimi; e chi sono, lo decidono poteri sovraordinati. Il PD e i suoi satelliti hanno rappresentato a lungo lβallieva preferita dei poteri forti e hanno governato decenni senza consenso; ora lβaria Γ¨ cambiata, e sono cambiati i prescelti. E non cβΓ¨ vicinanza a una qualche mobilitazione popolare in grado di cambiare sensibilmente il quadro. Chi non lavora per rovesciare le cose dalle fondamenta, semplicemente, perde tempo: il suo e il nostro. Benvenuti alla newsletter di oggi.
Gab
La newsletter di oggi potrebbe avere un titolo proverbiale: Lo strano vizio di Donald Trump di vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso. The Donald si Γ¨ affrettato a dire che sta lavorando per una pace tempestiva non a Gaza, ma in tutto il Medio Oriente (richiamando anche la Siria, come dicevamo nel Non Tg di ieri) e ha tirato fuori dal cilindro una serie di richieste indigeribili tanto per Israele, quanto per Hamas. Ecco la base dell’accordo:
1- Fine immediata del conflitto, con liberazione degli ostaggi
2- Esilio sicuro di Hamas e successivo ritiro graduale dell’IDF
3- Riapertura degli aiuti umanitari
4- Affidamento a una coalizione internazionale con mandato coloniale a Tony Blair (aka Dottor Catastrofe).
5- Piano economico speciale
Qui i dettagli, e anche qui. Trump ha anche ringraziato il mondo arabo per supportare una soluzione pacifica; difficilmente potrebbe fare altrimenti. Da The Cradle: “Il gigante dei videogiochi Electronic Arts (EA) ha confermato il 29 settembre che sarΓ resa privata in un leveraged buyout da 55 miliardi di dollari guidato dal Public Investment Fund (PIF) dell’Arabia Saudita, Silver Lake Partners e Affinity Partners, la societΓ di investimento del genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Jared Kushner“. Sotto le parole per far contenta l’opinione pubblica occidentale, scossa dalle immagini veicolate dai social, la macchina degli affari procede, pace o non pace; sionisti e filo-palestinesi di facciata si stringono amichevolmente attorno all’unica musica che sentono: il suono dei soldi.
Intanto l’Unione Europea torna alla carica contro l’Iran; iΒ tre alfieri dell’occidentalismo ad ogni costo (Regno Unito, Francia e Germania) hanno imposto nuove sanzioni a Teheran per il programma nucleare: “Queste includono un rinnovato embargo sulle armi, un divieto sull’arricchimento dell’uranio, restrizioni sulle attivitΓ dei missili balistici e ordini a tutti gli Stati di sequestrare e smaltire gli articoli proibiti”. L’Iran ha denunciato la totale infondatezza delle misure e ha richiamato gli ambasciatori delle tre capitali europee per consultazioni; anche qui, oltre lo spettacolo, si vede la lunga mano della Casa Bianca e il suo diabolico piano di destabilizzare lβintero Medio Oriente.
Il Marru – parte 2
Continuano le polemiche sulla bozza della strategia di difesa nazionale USA, trapelata qualche settimana fa; come ricorderete, gli stralci che ad oggi ci sono arrivati, rivelati per la prima volta da Politico, segnalavano un – perlomeno – parziale ritiro dal confronto diretto con Russia e Cina per concentrarsi sulla βmadrepatriaβ e lββemisfero occidentaleβ. La settimana scorsa poi, allβimprovviso, Hegseth ha convocato βcentinaia di generali e ammiragli in Virginiaβ, βsuscitando grande preoccupazioneβ; un incontro βdel tutto insolitoβ, scriveva venerdΓ¬ scorso il Financial Times, βavvolto nel mistero e nellβintrigo, dato che gli invitati non hanno ben chiaro nemmeno lβordine del giornoβ. Il tenente generale Ben Hodges ha ricordato su X che nel 1935 i generali tedeschi furono βconvocati a unβassemblea a sorpresa a Berlinoβ, dove furono obbligati βa prestare giuramento personale al Fuhrerβ; Hegseth ha risposto sarcastico: βBella storia, generaleβ. Poche ore dopo, sempre il Washington Post ha rivelato che anche Trump aveva confermato la sua presenza, aggiungendo βnuove preoccupazioni per la sicurezza a un evento militare di grandi dimensioni e pressochΓ© senza precedenti, che ha costretto alcuni generali e ammiragli a percorrere migliaia di chilometriβ.
Ieri sera, sempre il Washington Post tornava sullβargomento: βI leader militari hanno espresso serie preoccupazioni circa la futura strategia di difesa dell’amministrazione Trump, evidenziando una divisione tra la leadership politica e quella in uniforme del Pentagonoβ. Fonti anonime allβinterno del meccanismo di elaborazione del documento sulla strategia nazionale di difesa, consultate dal Washington Post, avrebbero descritto βun crescente senso di frustrazione nei confronti di un piano che considerano miope e potenzialmente irrilevante, dato l’approccio molto personale e talvolta contraddittorio del presidente alla politica esteraβ: βPer anniβ, sottolinea il Washington Post, βla strategia del Pentagono si Γ¨ basata sull’idea che la migliore difesa nazionale risiedesse nella costruzione e nel mantenimento di solide alleanze militari all’esteroβ; βI critici di questo approccio all’interno dell’amministrazione hanno sostenuto che ha impantanato gli Stati Uniti in costose guerre in territorio straniero, invece di tutelare gli interessi interniβ. Ora Trump, invece, fa pressioni con ogni mezzo necessario sugli alleati perchΓ© si paghino da soli la loro difesa regionale, mentre gli USA si concentrano, appunto, sugli βaffari domesticiβ e sullββemisfero occidentaleβ.
Lβestablishment neocon Γ¨ letteralmente terrorizzato dal fatto che, a loro avviso, Trump, come ha scritto Thomas Wright del Brooking Institute, non sarebbe βinteressato a competere con la Cinaβ: βPer capire come il presidente stia perdendo terreno nei confronti di Pechinoβ, scrive Wright, βbasta considerare i suoi disastrosi rapporti con lβIndiaβ. Nel frattempo, la Cina anche a settembre ha registrato una lieve contrazione dellβindice PMI manifatturiero, che si Γ¨ attestato a 49.8 punti, due decimali sotto la soglia che sancisce lo spartiacque tra crescita e declino; lβEconomist, invece, torna sul rally azionario dei mercati cinesi: ricorda come, il 24 settembre del 2024, βI funzionari cinesi decisero di organizzare un rally del mercato azionario moribondo. La banca centrale tagliΓ² i tassi di interesse e i requisiti di riserva bancariaβ e, inoltre, introdusse facilitazioni per il buyback. Dopo un anno, Shanghai ha registrato una crescita di 40 punti percentuali, βMa lβobiettivo finale del governoβ, scrive lβEconomist, βnon era solo di rilanciare la borsa. Sperava che il mercato avrebbe contribuito a rilanciare anche lβeconomia. Purtroppo, lβeconomia si Γ¨ rifiutata di cogliere lβallusioneβ.Β Al di lΓ delle ripercussioni sullβeconomia e sui rischi di una bolla cinese, il rally dei mercati cinesi, in realtΓ , Γ¨ piuttosto significativo dal punto di vista geopolitico: il punto Γ¨ che una fetta consistente di quei capitali arrivano dal Medio Oriente; i famigerati petrodollari, ai quali tanto deve il superimperialismo USA. βLa Cina Γ¨ unβeconomia da 20 mila miliardi di dollari. Ci sono sicuramente opportunitΓ di alta qualitΓ al giusto prezzoβ: a dichiararlo sarebbe stato il responsabile per lβAsia del fondo da oltre 300 miliardi di Abu Dhabi; βSecondo quanto riportato, Mubadala prevede inoltre di aumentare i propri investimenti nella regione Asia-Pacifico dall’attuale 13% al 20% nel prossimo decennioβ. E la Cina pesa per circa la metΓ : βUno studio sulla gestione patrimoniale sovrana globale, pubblicato a luglio dal colosso mondiale della gestione patrimoniale Invesco, ha inoltre evidenziato che il 60% dei fondi sovrani del Medio Oriente prevede di aumentare gli investimenti in Cina nei prossimi cinque anniβ.
Lo spostamento dei flussi di capitali verso i Paesi emergenti va ben oltre lβIndia: come ricorda Jayati Ghosh su Project Syndicate, “Secondo l’ultimo World Investment Report delle Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD), gli afflussi di IDE verso Europa, Sud America e gran parte dell’Asia sono diminuiti nel 2024. Al contrario, i flussi di IDE verso l’Africa sono aumentati del 75%, raggiungendo i 97 miliardi di dollari, mentre quelli verso il Sud-est asiatico sono aumentati del 10%, raggiungendo i 225 miliardi di dollariβ.
Ale
Sergio Mattarella ha incontrato ad Astana il presidente kazako Tokayav, un incontro importante che segue il veloce stop and go nella capitale kazaka di qualche mese fa, mentre era di ritorno dal Giappone, e la visita a maggio di Giorgia Meloni. Come mai tutta questa importanza al Kazakistan, vi starete chiedendo? Semplice: perchΓ©, per il Paese dellβAsia centrale, lβItalia Γ¨ il primo partner commerciale europeo e il terzo a livello globale dopo Cina e Russia; nel 2024, lβinterscambio Γ¨ cresciuto del 25%, toccando quota 20 miliardi di dollari. Il Kazakistan ci fornisce soprattutto carbone, gas e petrolio: nel 2024, lβItalia ha importato dal Kazakistan circa 4,6 miliardi di USD (principalmente in materie prime, energia, minerali), mentre, per quanto riguarda le nostre esportazioni nel Paese asiatico, si parla di circa 1,27 miliardi di USD, soprattutto in macchinari, apparecchiature, beni industriali, moda, abbigliamento, arredamento e cosmetica. Anche alla luce delle suicide politiche energetiche degli ultimi anni (vedi gas russo), lβItalia ha bisogno di diversificare lβapprovvigionamento delle risorse energetiche, e il Kazakistan Γ¨ il Paese piΓΉ grande e strutturato dell’Asia centrale che, da anni, sta portando avanti una politica estera indipendente, spesso definita multivettoriale, benchΓ© molto legata a Russia e Cina. Nel 2024, Italia e Kazakistan hanno firmato un partenariato strategicoΒ e i Kazaki hanno appena dedicato una via a Marco Polo e aperto lβIstituto italiano di cultura: βUnβarea strategicaβ, lβha definita Mattarella; βI rapporti sono eccellenti, ma li possiamo ulteriormente accrescereβ. Nel suo discorso di ieri, Mattarella ha poi anche aggiunto: βIl percorso della Repubblica del Kazakistan dall’indipendenza Γ¨ eloquente, a partire dalla scelta di rinunciare agli ordigni nucleari esistenti sul suo territorio e di aderire al Trattato di non proliferazione e di messa al bando degli esperimenti nucleari. Una scelta di pace e di civiltΓ β; parlando di transizione energetica, il capo dello Stato ha sottolineato che βL’Italia Γ¨ oggi il primo partner commerciale del Kazakhstan in Europa, con un ruolo di punta in alcuni comparti strategici, come quello della sicurezza energetica, sempre piΓΉ cruciale in una fase storica che ci pone davanti all’enorme sfida della transizione energetica.β
Soddu
La Cina fissa la data del plenum che definirΓ il nuovo piano quinquennale: la leadership cinese ha ufficializzato le date del quarto plenum del Partito comunista, in programma a Pechino dal 20 al 23 ottobre, durante il quale sarΓ discusso e approvato il quindicesimo piano quinquennale che guiderΓ la strategia economica e politica del Paese fino al 2030; lβannuncio Γ¨ arrivato dopo la riunione del Politburo presieduta da Xi Jinping, che ha passato in rassegna la bozza del documento destinato a essere sottoposto, una volta ratificato, al Congresso nazionale del popolo nella sessione di marzo. Il piano avrΓ il compito di raccogliere lβereditΓ dellβattuale ciclo e rilanciare la crescita in una fase segnata dalle difficoltΓ strutturali dellβeconomia interna ed internazionale: i vertici del Partito hanno ribadito che la direzione resta quella di uno sviluppo fondato sulle cosiddette nuove forze produttive di qualitΓ , formula che racchiude lβimpegno sullβinnovazione tecnologica, sullβindustria verde e sulla sostenibilitΓ , senza mai mettere in discussione il principio cardine del controllo centralizzato del Partito e dello Stato su ogni processo decisionale; Pechino si prepara dunque a un passaggio cruciale per il futuro della seconda economia del mondo, che dovrΓ affrontare contemporaneamente le sfide della transizione energetica, della crescita e della competizione internazionale.
Dritti verso il baratto. Varsavia: βΓ tempo che lβEuropa stia con Taiwanβ. Dal cuore della Polonia arriva un messaggio che Γ¨ destinato a minare le giΓ fragili relazioni tra cancellerie europee e Cina: in una conferenza a Varsavia, il ministro degli Esteri ha affermato che Γ¨ giunto il momento per lβEuropa di schierarsi apertamente a fianco di Taiwan non piΓΉ soltanto con dichiarazioni di principio, ma con azioni politiche concrete; le sue parole, quelle di chi rappresenta da mesi un governo facile a dichiarazioni atte a compiacere Trump, si inseriscono in un quadro internazionale di crescente tensione nello Stretto di Taiwan, con la Cina che intensifica le esercitazioni militari e gli Stati Uniti che moltiplicano i richiami a una difesa collettiva dellβisola. Varsavia, protagonista negli ultimi anni di un rafforzato legame con Washington e di una politica estera assertiva in chiave atlantista, diventa cosΓ¬ la cassa di risonanza di un tema che, fino a poco tempo fa, era rimasto marginale nel dibattito europeo; lβappello non riguarda solo la sicurezza regionale asiatica, ma anche la credibilitΓ del progetto europeo come attore globale, chiamato a difendere i valori democratici in un contesto di difesa dell’Occidente collettivo. Le prossime settimane diranno se altri governi raccoglieranno lβinvito o se resterΓ una voce isolata.
Il Pentagono accelera: raddoppiare la produzione di missili per prepararsi alla Cina. Sembra che il polacco sappia qualche cosa che noi non sappiamo, perchΓ© intanto, negli Stati Uniti, il Dipartimento della Difesa ha lanciato un piano senza precedenti per raddoppiare la produzione di missili in vista di un possibile conflitto con la Cina; lβiniziativa, rivelata dal Wall Street Journal, riflette la crescente preoccupazione di Washington per la capacitΓ industriale di reggere unβeventuale guerra ad alta intensitΓ nello scenario Indo-Pacifico. Lβamministrazione Trump ha messo sul tavolo miliardi di dollari di investimenti per espandere le linee produttive, assicurare la catena di approvvigionamento dei componenti critici e coinvolgere nuove aziende nel programma di riarmo: lβobiettivo Γ¨ passare da una produzione calibrata su conflitti limitati, come quelli degli ultimi ventβanni in Medio Oriente, a una base industriale in grado di sostenere un confronto con una superpotenza dotata di un vasto arsenale. La spinta verso lβaumento della capacitΓ missilistica si inserisce nella nuova politica imperiale americana, che costruisce sulla narrazione della deterrenza guidata dalla corsa agli armamenti gran parte dei suoi presupposti; per il Pentagono si tratta di un cambio di paradigma: trasformare quello che Γ¨ rimasto dellβapparato industriale americano in una macchina capace di reggere lβurto di una guerra lunga e tecnologicamente avanzata.
Governo e Pirelli, il nodo cinese non Γ¨ ancora sciolto. Continuiamo con l’economia, da quella delle bombe a quella delle ruote non meno politica e assertiva. Il governo italiano ha archiviato lβindagine amministrativa legata al Golden Power su Pirelli, avviata per verificare eventuali interferenze cinesi nella governance del gruppo, ma la partita Γ¨ tuttβaltro che chiusa: lβinchiesta, che copriva il periodo tra giugno 2023 e ottobre 2024, non ha trovato elementi sufficienti per dimostrare che lβazionista di riferimento Cnrc, controllata da Pechino, avesse violato le regole condizionando le decisioni aziendali; Palazzo Chigi ha perΓ² chiarito che le criticitΓ rimangono, soprattutto dopo le tensioni in consiglio di amministrazione che hanno visto i rappresentanti cinesi contestare bilanci e strategie industriali. Lo scenario Γ¨ aggravato dal contesto internazionale, con Washington che ha adottato misure restrittive contro i prodotti legati a componenti cinesi e che osserva con attenzione il peso di Sinochem nel capitale Pirelli: alla faccia del libero mercato! Il governo italiano, attraverso un comunicato, ha assicurato che proseguirΓ il dialogo con la societΓ e con gli azionisti per garantire una governance solida e competitiva, evitando, al tempo stesso, che interessi esteri condizionino la direzione del gruppo; il caso ha dunque tutto l’aspetto di qualche cosa di assolutamente pretestuoso, e che i cinesi abbiano fatto qualcosa di male, o meno, non ha importanza: il Golden Power Γ¨ stato attivato e gli azionisti asiatici si trovano comunque all’angolo. Fu cosΓ¬ che Pirelli, storica eccellenza nazionale, si trovΓ² al centro di un intricato intreccio tra politica industriale, relazioni internazionali e pressioni straniere.
Passerini, il genio italiano delle batterie se ne scappa in Cina. Stefano Passerini, uno dei massimi esperti mondiali di batterie, ha deciso di trasferirsi dalla Germania alla Cina per dirigere il nuovo International Institute for Electrochemical Energy Storage della Nanjing Normal University; la notizia segna un passaggio significativo nella competizione globale per la ricerca energetica, con Pechino che conquista un nome di primo piano per i suoi obiettivi di transizione verde. Passerini, 65 anni, membro dellβAccademia delle Scienze tedesca, ha spiegato di aver accettato lβincarico per la fiducia riposta nelle capacitΓ e nelle risorse messe a disposizione dallβuniversitΓ cinese; il nuovo istituto sarΓ dotato di laboratori di avanguardia e punta a contribuire agli obiettivi di doppio carbonioΒ fissati da Pechino, ovvero il picco delle emissioni entro il 2030 e la neutralitΓ climatica entro il 2060. La scelta di Passerini rappresenta un colpo importante per la Cina, che si assicura cosΓ¬ un punto di riferimento internazionale in un settore chiave per lo sviluppo dei veicoli elettrici e delle energie rinnovabili, mentre in Europa si riaccende il dibattito sul rischio di fuga dei cervelli verso Paesi in grado di offrire piΓΉ fondi, infrastrutture e visione strategica.















