Tutti si aspettavano che gli USA di Trump avrebbero in qualche modo tentato di congelare i conflitti nell’est europeo e in Medio Oriente per dedicarsi al Pacifico e al nemico principale cinese; e, invece, gli USA continuano ad armare l’Ucraina e sostengono senza se e senza ma Israele nel suo tentativo continuo di allargare il conflitto a tutta la regione: schizofrenia? Forse. O forse, molto semplicemente, ad oggi le condizioni per concentrarsi sul Pacifico non ci sono; per concentrarsi sul Pacifico, infatti, serve il sostegno incondizionato degli alleati regionali, a partire dagli IP4, i 4 Paesi del Pacifico che rappresentano il fiore all’occhiello della proiezione asiatica dell’imperialismo a guida USA, una sorta di NATO asiatica che, però, stenta a decollare. Il suo architetto si chiama Elbridge Colby, nipote di quel Colby che ha coordinato i lavori della CIA in Italia quando c’era da contrastare l’ascesa del PCI: la spregiudicatezza – dicono – è la stessa; l’efficacia, però, forse no. Colby ha tentato di convincere con le minacce Australia e Giappone a fare come gli europei e ad aumentare la spesa militare al 3,5% del Pil, ma gli è stato risposto picche; addirittura si sono rifiutati, per la prima volta, di partecipare come ospiti privilegiati al Summit NATO dell’Aja. Poi Colby ha tentato di farli esprimere su un loro eventuale intervento in caso di conflitto a Taiwan: la risposta del Giappone è stata annullare il rituale summit 2+2 con gli USA. E poi è scoppiato il bubbone dell’AUKUS, la messa in discussione della sacra alleanza tra Australia, Uk e USA che avrebbe dovuto garantire sommergibili a propulsione nucleare di ultimissima generazione a Canberra, che però gli USA non sembrano essere in grado di garantire. Dietro alla retromarcia strategica in Ucraina e Medio Oriente c’è la presa di coscienza che ormai il Pacifico per la superpotenza USA è una partita persa? Ne parliamo con il nostro Generale preferito, l’insostituibile Fabio Mini.










