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Passerella imperiale per l’inaugurazione dell’Agenzia Spaziale Africana

Taglio del nastro nella Space City del Cairo per la sede dell’African Space Agency, che diventa ufficialmente operativa. Firmati memorandum con l’Agenzia spaziale degli Emirati Arabi, ESA e Roscosmos, ma Cina e Russia non sono presenti all’evento

OttolinaTV by OttolinaTV
24/04/2025
in Africa, Articoli, Scienza e Tech
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La sede dell'Agenzia Spaziale Africana nella Space City del Cairo, in Egitto
Foto: African Space Agency

di Alessandra Caraffa

L’Africa entra da protagonista nella nuova corsa allo spazio. All’inaugurazione della sede dell’Agenzia Spaziale Africana, domenica scorsa, hanno partecipato presidenti e ministri di diversi Paesi africani, il Presidente della Commissione dell’Unione Africana ed esponenti di alcune tra le più importanti agenzie spaziali del mondo, dalla NASA alla giapponese Jaxa. Non poteva mancare la rappresentanza europea: presenti l’ESA, l’Agenzia Spaziale Francese e quella Italiana, che ha partecipato all’evento col suo direttore generale, Luca Vincenzo Maria Salamone. Curiosamente assenti l’Agenzia spaziale cinese e la russa Roscosmos, che pure avranno un ruolo centrale nello sviluppo dell’aerospazio africano. D’altronde l’inaugurazione della sede è avvenuta nell’ambito di un grande evento, ancora in corso, sponsorizzato da Viasat, dall’agenzia spaziale francese, da quella italiana e addirittura dalla Commissione Europea, che in quanto sponsor principale ci ha messo più soldi di Airbus e Huawei.

La sede dell’AfSA appena inaugurata si trova in Egitto, nella famosa Space City del Cairo, una città progettata da zero interamente dedicata alle attività spaziali la cui costruzione dovrebbe concludersi nel 2026, che ospiterà centri di ricerca, musei e un impianto di assemblaggio di satelliti, oltre che gli uffici dell’Agenzia Spaziale Africana. Qui, a 350 chilometri dall’inferno di Gaza, gli africani coltiveranno le proprie ambizioni spaziali, che come ha ricordato qualche mese fa Tidiane Ouattara, presidente dell’African Space Council che supervisiona l’AfSA, non sono più un lusso, ma una necessità. Ouattara ha espresso molto chiaramente la missione dell’Agenzia: “Dall’agricoltura alla sicurezza, dal monitoraggio del clima alla gestione delle emergenze, la sopravvivenza e la prosperità dell’Africa dipendono dalla sua abilità di sfruttare le tecnologie spaziali”, ha ricordato lo scorso febbraio durante un evento dedicato allo spazio e alla difesa. “Non andiamo nello spazio per esplorare il cosmo, né per vedere cosa succede su Marte o su Giove”, aveva affermato in un discorso di poco precedente, “vogliamo migliorare le nostre vite”.

L’industria spaziale africana è già una realtà: nel 2021 valeva quasi 20 miliardi di dollari, ed è previsto che superi i 22 entro il prossimo anno. L’inaugurazione dell’Agenzia Spaziale Africana segna un passo decisivo per il continente, che ha lanciato il suo primo satellite dal 1998 e che da allora ne ha messi in orbita altri 66, trainata dalle imprese di Egitto, Sud Africa e Nigeria. Oggi l’AfSA, che è la seconda agenzia spaziale regionale dopo l’ESA, può contare su 3 partenariati internazionali, i primi della sua storia: un programma da 100 milioni di euro con l’ESA, che si concentrerà sul monitoraggio del clima e sulla gestione delle risorse naturali, uno con l’Agenzia Spaziale degli Emirati Arabi Uniti per lo sviluppo di piccoli satelliti e uno con Roscosmos centrato sulla collaborazione nella ricerca scientifica spaziale e sulla potenziale partecipazione di astronauti africani a missioni future.

Ma l’inaugurazione del Cairo lascia trapelare una certa sottotrama: la passerella istituzionale ha visto l’esclusione di Cina e Russia, nonostante si tratti dei Paesi che, insieme alla cara vecchia Francia, hanno fatto i maggiori investimenti nell’industria aerospaziale africana. I cinesi, per esempio, possono vedere la loro bandiera nazionale ogni giorno negli stabilimenti della Space City del Cairo, a pochi passi dalla sede dell’AfSA: i satelliti “Made in Africa” lanciati nel 2023 erano infatti costruiti in Cina o assemblati in Africa con componenti cinesi (che tra l’altro arrivano con una politica “zero dazi” per scelta di Pechino). Negli ultimi anni, la Cina ha costruito una stazione di terra multi-satellite in Etiopia e una base di monitoraggio in Namibia ed è pronta a costruire il suo primo spazioporto in Gibuti. Ha lanciato diversi satelliti per i Paesi africani, tra cui Egitto e Nigeria, e i suoi satelliti forniscono dati essenziali a oltre 30 Paesi africani. Egitto, Sud Africa e Senegal, inoltre, sono tra i partner di Cina e Russia nel futuro progetto di esplorazione lunare. La Russia, dal canto suo, ha proposto lo scorso anno di costruire una base di lancio in Africa e ha firmato un importante accordo per lo sviluppo di satelliti con Burkina Faso, Mali e Niger.

I movimenti di russi e cinesi nella regione, che vanno avanti da un bel po’, hanno inevitabilmente riesumato i vecchi appetiti coloniali degli occidentali: proprio lo scorso anno, la NASA ha iniziato la costruzione della sua prima base di terra sul continente, in Sud Africa. Secondo Reuters, gli accordi di collaborazione USA-Africa si limitano attualmente a “36 sensori atmosferici delle dimensioni di una scatola da scarpe, distribuiti in 14 paesi africani” e all’arruolamento di tre Paesi (Angola, Nigeria e Ruanda) negli Accordi Artemis. L’Italia, d’altro canto, può offrire prospettive ancora più povere di sostanza. Dal palco della kermesse egiziana, il direttore dell’ASI, Luca Vincenzo Maria Salamone, ha ricordato il forte legame tra Italia e Africa nel campo spaziale, evocando la lunga storia di cooperazione avviata negli anni ’60 con la Base Luigi Broglio di Malindi, “emblema di un partenariato che ha saputo unire scienza, innovazione e diplomazia”. “Nell’ambito del Piano Mattei”, ha spiegato Salamone, “l’Agenzia Spaziale Italiana sta collaborando con 22 Paesi africani per definire una serie di iniziative congiunte nel campo della formazione e del capacity building, con l’obiettivo di promuovere competenze locali e rafforzare le capacità nazionali nel settore spaziale”. Insomma, tanta stima per i fratelli africani ma nessuna seria prospettiva di investimenti o progetti concreti, se non si considerano i liberissimi slanci dei privati.

L’Africa è quindi pronta a collaborare con tutti per conquistare il suo posto tra le stelle, allestendo passerelle istituzionali per le Agenzie spaziali occidentali che gli offrono il Piano Mattei, “formazione e capacity building” e accettando di buon grado gli enormi investimenti di Cina e Russia. L’Agenzia Spaziale Africana fa così il suo ingresso sulla scena globale con un atto di nascita eloquente e (speriamo) molto lungimirante, che sembra quasi una tenera carezza sulla testa dell’ex Impero coloniale da parte di chi ha già imparato a guardare altrove.

Tags: africaagenzia spaziale africanacinaegittoeuropanewsrussia
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